Calabria: magica vacanza

LA VACANZA DA CONDIVIDERE


CAMPING SAN PAOLO

ISOLA DI CAPO RIZZUTO (KR)

LOC.TA’ ANASTASI
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ANIMALI: cani e animali domestici sono ammessi ma in numero limitato, è quindi richiesta la prenotazione.

Progetto San Paolo


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Essere Se Stessi

Essere Se Stessi

essereSono così stanca di portare la maschera, mio Dio, eppure di questa maschera non riesco a liberarmi. Troppo spesso di dentro sono molto diversa di come appaio fuori. Temo di non essere capita, di non essere accettata se mi dimostro debole. Temo di restare tutta sola col mio modo di vedere gli uomini e le cose. Mi fa paura la durezza di coloro che danno giudizi avventati. Tu sai che in molte cose non sono quella che il mondo crede che io sia. Se mi nascondo acquisto un poco di sicurezza, ma resto isolata. Talvolta mi chiedo se io stessa non mi giudichi in modo sbagliato. A volte recito una parte e sono io il mio stesso pubblico. Dove sono sincera? Dove recito? Spesso non lo so nemmeno io. Tu mi stai a guardare, mio Dio. Tu mi conosci. Davanti a te posso sciorinare senza riguardi tutto ciò che mi agita dentro. Da te sono capita in partenza. Sono accettata in partenza. Sono preziosa ai tuoi occhi, anche se io stessa mi giudico una nullità. Io sono un tuo pensiero. Fa’ che io impari a vedermi nello specchio del tuo volto.

(un pensiero di Anonima) http://www.ilritorno.it/es/eshtml/esv/esv2.htm

“Essere”

Più che preoccuparci di Essere qualcuno nella vita o di Essere se stessi quando non sappiamo neppure com’è essere noi stessi, vediamo di “Essere” _ punto _ perchè complicarci la vita a ragionare mentalmente su ogni aspetto o esperienza che ci accingiamo ad intraprendere. La nostra mente spesso prevale sul nostro inconscio, sul nostro sentire più profondo e quindi pensa di sapere cosa sia essere me stesso, proietta un’immagine di noi stessi, quella condizionata dalla nostra cultura, dall’educazione ricevuta, dall’esperienza vissuta.

Proviamo per un attimo ad immaginare di uscire da questo ” me stesso” e parlare con la creatura divina che è in noi; quella tanto piccola da essere dimenticata dalla nostra mente troppo ingombra di pensieri e  tanto grande da essere incondizionata ed illuminata, quella creatura che nulla ha sperimentato come la nostra mente e il nostro corpo, come il bambino appena nato e la lasciassimo esprimensi e, perchè no, decidere con la consapevolezza della sua dività, cosa accadrebbe? Sarebbe tutto più semplice e naturale. Spesso “I principali nemici di noi stessi siamo proprio Noi Stessi“.

Sonia Maggy

La Libertà di Essere Se Stessi – Bio Vacanza

Colmare i vuoti esistenziali

Annienta la sofferenza: Accetta Ciò che Accade

La libertà del cuore

La libertà del cuore – Parte II

Gli Scherzi della Mente: La vita è così…

Mamma e Papà: mai più Schiaffi

schiaffo4Schiaffi ai bimbi vietati in 23 Stati

Corriere della Sera
Alessandra Muglia
16/12/2008

Proibiti anche per i genitori, come chiede l’Onu Ma in altri 89 Paesi sono permessi a casa e a scuola “No, non ce la faremo per il 2009”. Il countdown è partito da tempo, ma Paulo Sérgio Pinheiro è costretto a prendere atto che si allontana la fine delle sculacciate ai bambini permesse per legge. Incaricato dal segretario generale dell’Onu di preparare il rapporto sulle violenze contro i minori, nel 2006 era stato lui a fissare questo termine, che sarebbe caduto in concomitanza con il ventennale della Convenzione sui diritti dell’infanzia, l’anno prossimo. Ma convincere tutti gli Stati a vietare entro il 2009 ogni forma di correzione fisica verso i più piccoli—ceffoni di mamma e papà compresi — si è rivelata un’utopia.

«Purtroppo l’obiettivo è saltato — ammette Pinheiro al telefono da Asunción, Paraguay —.

Sono stati fatti passi avanti, ma non nella misura che speravamo».
Progressi monitorati dal nuovo rapporto internazionale «Iniziativa globale»: gli Stati che proibivano a chiunque (anche ai genitori) di mettere le mani addosso ai piccoli nel 2006 erano 16 e ora sono diventati 23 (18 europei) mentre a permettere bacchettate e altri «castighi correttivi» a scuola sono rimasti 89 Paesi (106, 3 anni fa).
Si procede dunque, ma più lentamente del previsto. A rallentare la corsa ci sono anche gli Stati Uniti, che non hanno ratificato la convenzione per i diritti dell’infanzia. Ancora oggi in 21 dei 50 Stati americani gli insegnanti possono alzare le mani: di solito colpiscono (dalle 3 alle 10 volte) il fondoschiena con il paddle, la tradizionale pala di legno piatta, lunga mezzo metro. Sono gli Stati centrali della Bible belt (la «cintura della Bibbia») americana, dove la gente s’ispira al «risparmia la verga e vizierai il bambino» (Proverbi 13-24).
schiaffo2«I più colpiti sono gli afroamericani: sono il 17% degli alunni ma quasi il 40% di quelli percossi», racconta Alice Farmer di Human Right Watch, snocciolando i risultati dell’ultimo studio sulle pene corporali nelle scuole Usa. I maschi le prendono più delle femmine, i bambini di campagna più di quelli di città. Nel complesso i piccoli americani percossi a scuola sono scesi di un terzo in pochi anni: da 300mila nel 2002-2003 a 200mila di oggi. Indice che le maniere forti tra i banchi sono comunque destinate a scomparire. Non è invece in discussione il diritto dei genitori a schiaffi e sculacciate, permessi in tutti e cinquanta gli States.
Di tutt’altro segno la situazione al di qua dell’Oceano. In Europa le bacchettate a scuola sono praticamente scomparse. Tra gli ultimi a bandirle, la Gran Bretagna. Ora nel Vecchio Continente la nuova sfida per le associazioni dei diritti dell’infanzia è proibire anche i ceffoni dei genitori.

schiaffoNel 1979 la Svezia è stata il primo Paese al mondo a vietarle.

Seguirono Finlandia (1983), Norvegia (1987), Austria (1989). Gli ultimi arrivati sono Spagna, Cile e Costa Rica. In totale 23 Paesi. Gli altri Stati continuano a considerare sberle e sculacciate sistemi educativi efficaci, non classificabili come punizioni corporali.

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«Se usate per il bene del bambino e non come reazioni scomposte alla frustrazione e alla rabbia, possono evitare danni ben maggiori» sostiene Peter Inson, ex insegnante a Londra, giornalista e scrittore di libri per adolescenti. Lui rivendica l’utilità dello scappellotto per marcare limiti invalicabili quando le parole non bastano. Si pensi, ad esempio, al piccolo che si ostina a scavalcare la ringhiera del balcone o che picchia un amichetto. «Le proposte di mettere fuorilegge gli scapaccioni —spiega —sono avventate e destinate a mandare in confusione i genitori».
Ma è proprio contro questa mentalità che combatte Pinheiro: «La cosa più sconcertante è constatare che anche nei Paesi democratici si continua ad avere un atteggiamento autoritario nei confronti dei figli. Se li picchi, dicono, è per raddrizzarli, è per il loro bene. Quello che non è più lecito sulle donne e ormai nemmeno sui cani, lo resta sui bambini».
Tra i 155 Stati che ammettono il ricorso al ceffone da parte dei genitori c’è l’Italia: una sentenza della Corte di Cassazione nel 1996 ha dichiarato illegittima ogni forma di punizione corporale ma la legge non c’è ancora. «Esiste un diritto familiare che è diverso da quello pubblico — osserva Valerio Neri, direttore di Save the Children Italia —. Che un ragazzo a scuola non vada educato a scapaccioni è accettato, mentre altra cosa è quel che è ammesso tra le mura domestiche. Che lo Stato possa proibire ai genitori di punire i figli viene considerata un’indebita intrusione».
schiaffo1Incalza Pinheiro: «A volte si ha l’impressione che il rispetto dei diritti umani si fermi di fronte alla porta di casa, e questo perché i bambini sono considerati proprietà dei loro genitori: un modo di pensare trasversale a culture e livelli sociali».
La legge britannica consente sculacciate moderate, ma non punizioni che procurino lividi, ferite e gonfiori. La proposta d’introdurre il divieto assoluto di «suonarle» ai bambini invece è stata respinta un anno fa quando da un’indagine di Downing Street è emerso che per molti genitori la disciplina si è deteriorata da quando il «bastone» è stato abolito.
«Il rimpianto verso castighi e pene corporali si spiega con il fatto che si toglie uno strumento di controllo senza sostituirlo con altri. Bisogna accompagnare il divieto con un training che insegni metodi alternativi», spiega Elda Moreno, responsabile della divisione diritti dei bambini del Consiglio d’Europa, promotore di una campagna contro le
punizioni corporali anche in ambito familiare.

«Il caso della Svezia è indicativo: quando le punizioni corporali sono state vietate 30 anni fa l’80% dei genitori era contrario; oggi, dopo molti anni di supporto a famiglie e insegnanti, solo il 5% di loro le ritiene accettabili».
Anche Jo Becker di Human Right Watch insiste su questo punto: «La Svezia è un caso riuscito perché al divieto ha unito un training, in Kenya invece non è successo: a 8 anni dal divieto le punizioni corporali sono ancora in voga».
Nel mirino ci sono i governi: «Non è una questione di criminalizzare i genitori, non vogliamo mandarli in galera perché danno una sculacciata ai figli — sintetizza Pinheiro — ma chiediamo che cambi la nozione di quello che è accettabile: gli Stati non si stanno impegnando abbastanza su questo».
Núcleo de Estudos da Violência – NEV – Universidade de São Paulo – USP
http://www.nevusp.org/portugues
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Produzido em: 20 December, 2008, 21:24


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