Gli occhi: “Le finestre dell’anima”

occcI saggi dell’antichità avevano definito gli occhi come le “finestre dell’anima”, in realtà ci rivelano anche il nostro stato di salute fisica, le nostre emozioni, i nostri tratti caratteriali, la personalità e perfino i pensieri. La superficie oculare può rivelare fino a 3000 patologie e tradire le nostre emozioni ed i nostri processi mentali. Nel processo di attrazione fisica e sessuale, gli occhi svolgono una funzione di primo piano. Se qualcuno si droga ad esempio basta guardare le pupille e vedere se sono o troppo dilatate o troppo ristrette. Le persone apprendono circa il 90 per cento delle loro cognizioni attraverso l’attenta osservazione, e quindi gli occhi sono l’organo sensoriale piu importante del corpo. L’occhio ha 137.000 miliardi di ricettori.. Gli occhi contengono le immagini del corpo, della mente e rappresentano un riflesso dello spirito, con gli occhi vediamo il mondo esterno, ma se guadiamo negli occhi profondamente una persona, possiamo vedere anche il riflesso della sua anima Confucio disse “guardate negli occhi di un uomo, egli non può nascondersi”. Attraverso il nervo ottico, gli occhi sono collegati al cervello, ed è per questo che rivelano anche il nostro stato di salute sia fisica che mentale attraverso l’esame oculare ( Iridologia) si possono sia diagnosticare che prevenire le malattie. I globi oculari hanno bisogno di più zinco e di più ossigeno rispetto agli altri organi del corpo, lo stesso dicasi della vitamina C e di altre vitamine, pertanto le carenze vitaminiche che provocano il gozzo, l’itterizia,l’anemia, il diabete, l’indurimento delle arterie, ed altre patologie possono essere diagnosticate da un esame oculare. Ad esempio occhi gonfi e sporgenti, sono il sintomo di problemi alla tiroide, ipertiroidismo.

Spesso i problemi oculari dipendono da carenze alimentari, da tensioni emotive e da stress fisici.La causa principale della cataratta e del glaucoma, risiede in cattive abitudini alimentari, e per prevenirla è  utile  mangiare in modo sano e bilanciato,   dosi adeguate di antiossidanti come la vitamina A, (carota) C, (rosa canina)  E,(perle di germe di grano) LIEVITO DI BIRRA e SELENIO e ZINCO, ( si possono assumere come integrazione OLIGOELEMENTI),  piante utili sono sia il germe di grano che nel lievito di birra, e mangiare molte verdure di stagione sia crude che cotte ad ogni pasto, tutti i giorni, Spesso chi soffre di depressione o di schizofrenia o di dipendenza da alcool ha anche disturbi oculari, lo stesso dicasi per persone con disturbi paranoici, intolleranti, aggressivi, maniaci oppure troppo arrendevoli. ( ricordare sempre di consultare il proprio medico)

In una relazione, gli occhi di due persone che si guardano, rivelano se c’è una disposizione alla amicizia, alla avversione, all’indifferenza o al disgusto. Il linguaggio inconscio degli occhi non tradisce mai, perchè sono controllati anche dal sistema limbico che è un segmento cerebrale che determina i nostri sentimenti e le nostre emozioni Ad esempio in natura, il Camaleonte se diventa cieco, perde la sua capacità di mutare colore e diventa di un grigio opaco per tutta la vita. Grandi maestri della storia dell’umanità hanno riconosciuto agli occhi grande importanza per la diagnosi medica e furono Confucio, Ippocrate, Gesù, Pitagora, Aristotele, Paracelso, Leonardo Da Vinci, William Blake, Emerson. Ad esempio quando i globi oculari si infossano, vuol dire che c’è una grave malattia degenerativa.. Le sopracciglia dritte denotano una natura gentile, oppure chi fissa una persona negli occhi indica inpudenza. Sopraciglia folte e cespugliose indicano astuzia . Anche il medico arabo Avicenna o il greco Galeno nel secondo secolo dopo Cristo davano grande importanza agli occhi, lo stesso i bramini, i gesuiti, i monaci tibetani, gli indiani d’America. La scienza che studia ed analizza la salute, il carattere di una persona attraverso l’iride, si chiama Iridologia.

Le IRIDI, possono essere considerate come degli schermi in miniatura che registrano in che condizioni si trovano gli organi ed i tessuti di tutto il corpo, e va il merito ad aver assurto questa diagnostica a scienza al medico omeopata ungherese Ignatz von Peczely nel diciannovesimo secolo.

Esiste anche una scienza chiamata SCLEROLOGIA, che studia la parte bianca dell’occhio, la quale muta in base al tipo di patologia. Gli occhi possono essere brillanti oppure scintillano, oppure luccicano come stelle, oppure possono essere opachi, vacui, senza espressione, tristi, freddi, duri, dolci, accattivanti. Esiste un legame tra le patologie oculari e le patologie mentali. Le persone destrimani, tendono a volgere gli occhi verso l’alto a sinistra se vogliono ricordare visivamente qualcosa, invece li volgono verso destra se vogliono costruire mentalmente una immagine visiva, oppure guardano orizzontalmente se ricordano un suono, una canzone o una frase, oppure guardano verso destra se creano suoni grazie alla loro immaginazione. Gli occhi possono diventare gonfi ed acquosi prima di una influenza, o diventano più piccoli quando siamo affaticati e stressati, se si è stanchi si tende a stropicciarsi gli occhi. Se si è in presenza di nefrite cronica, le palpebre si gonfiano e diminuiscono progresivamente le capacità visive.

Un anello di colore giallo-biancastro alla periferia dell’iride, come una sorta di sbiadimento o offuscamento dell’iride, segnala l’idurimento delle arterie, causato da un eccesso di colesterolo o di depositi mineali sulle pareti arteriose ( in questi casi consultare sempre il proprio medico) ;   a livello alimentare questa condizione è data da eccesso di carni, formaggi, cioccolato o alimenti fritti.

I depositi di grasso,  gialli,   intorno agli occhi denotano eccesso di colesterolo. Una pressione alta viene spesso rivelata da vasi sanguigni evidenti nella sclera. Pupille di dimensioni diverse pssono preannunciare danni neurologici o circolatori.

Nella apoplessia in genere una pupilla è fortemente dilatata, se è l’occhio sinistro sarà la parte destra del cervello ad essere colpita, se è il destro sarà la parte sinistra. Se la pupilla non si contrae in presenza di troppa luce, signica che si hanno anomalie nel sistema nervoso.. Un lacuna nell’iride dell0cchio alle ore 6 denota problemi di varici

Gli occhi ci rivelano quindi i disturbi ad altri organi del corpo, occhi gialli indicano PROBLEMI DI FEGATO, occhi che si gonfiano e piangono una ALLERGIA, occhi cerchiati di scuro, che si soffre di INSONNIA,,parte inferiore dell’occhio gonfia (borse sotto gli occhi) problemi RENALI, e cosi via.

Fonte: http://www.erboristeriaedaltro.com/BELLEZZA%20OCCHI.html

Il Pianto: l’essenza dell’emozione

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Il Pianto: l’essenza dell’emozione

Il Pianto: l’essenza dell’emozione


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La ghiandola lacrimale permette agli occhi di muoversi liberamente, senza attrito, restando costantemente puliti. In essa risiede dunque, per analogia, la libertà di guardare senza pregiudizi e la capacità di rinnovare le proprie idee rispetto alla realtà che ci circonda. Sia fisicamente che mentalmente, l’uomo ha infatti bisogno di uno sguardo che non si fissi sulle solite cose, ma che sia dinamico e aperto al cambiamento. E la ghiandola lacrimale, nella sua funzione di consentire l’apertura e la chiusura degli occhi, esprime propriamente la capacità di passare da uno sguardo/atteggiamento introspettivo a uno rivolto verso l’esterno e viceversa; può dunque raccontarci qualcosa riguardo al rapporto tra l’inconscio e la coscienza.
È perciò fondamentale cogliere appieno il significato simbolico delle lacrime: esse rappresentano il distillato della vita emotivo-affettiva.

Il pianto esprime l’essenza dell’emozione che si sta vivendo: dolore, commozione, piacere, spavento. Tuttavia, anche il pianto apparentemente privo di motivazione concreta è significativo: segnala che il cervello, di tanto in tanto, ha bisogno di secernere questa essenza per “lavar via” dalla mente pensieri, emozioni, ricordi tristi, dolori… che rischierebbero di intossicarlo.

Un disturbo di questa ghiandola, quindi della lacrimazione, in genere indica:
– una difficoltà a guardare la realtà senza giudizi e modelli, come accade nella xeroftalmia, patologia che rende l’occhio più secco e i suoi movimenti più dolorosi; essa rappresenta un ostacolo nel cambiare punto di vista;
– una negazione dell’espressione di alcune forti emozioni, per esempio, la congiuntivite allergica, pur nel disagio che procura, consente alla persona un pianto che di solito viene trattenuto;
– La resistenza a liberarsi del passato, dal ricordo, dalla sofferenza: ci si è a tal punto identificati in essi, da ritenere che debbano rimanere presenze costanti della nostra vita. “Scioglierli” in lacrime… non si può.

Fonte: ” Dizionario di Psicosomatica”  Raffaele Morelli



Osho

Il Gioco delle Emozioni

Liberarsi da rabbia, paura e gelosia

Oscar mondadori

Paura, rabbia, gelosia invadono la nostra mente ogni giorno, rischiando di travolgerci, di annientare il nostro equilibrio minacciando le nostre relazioni affettive e la nostra salute. Cosa fare, dunque? Reprimere queste emozioni negative se esprimerle è così dannoso?

Osho ci indica una terza via, più fruttuosa: quella della comprensione. E per arrivare a questo importante traguardo ci ha lasciato questo testo: un libro da centellinare, tante massime su cui meditare senza fretta, parole da lasciar decantare dentro di noi, per illuminare gli angoli più nascosti della nostra psiche e risvegliare la nostra parte più compassionevole e sapiente.

Andando ben oltre la psicologia classica, il grande maestro di spiritualità ci aiuta ad acquisire strumenti in grado di generare una fonte di quiete e armonia e ci insegna a giocare con le nostre emozioni senza timori e preclusioni.

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Daniel Goleman Dalai Lama

Le Emozioni che Fanno Guarire

Conversazioni con il Dalai Lama

Oscar mondadori

Come interagiscono cervello, sistema immunitario e stati emotivi? La meditazione può produrre effetti positivi sulla salute? Quali emozioni si accompagnano a una migliore qualità della vita? In che misura le condizioni psicofisiche di un individuo traggono beneficio da una crescita dell’autostima?

In occasione degli incontri della terza Mind and Life Conference, svoltasi nel 1991 a Dharamsala, in India, alla presenza del Dalai Lama, illustri scienziati occidentali e maestri buddhisti hanno cercato di rispondere a questi e ad altri interrogativi di carattere scientifico ed etico.

Daniel Goleman ha raccolto alcuni degli interventi e dei dibattiti più significativi della conferenza.

Lo trovi su Macrolibrarsi

Coppia: Domande da non fare Mai

domandeDomande da Non fare Mai

grazie

Anche se il rapporto di coppia che si sta vivendo è armonico e sta andando tutto bene, l’insicurezza ad un certo punto, come un fantasma silezioso, si insinua in noi e ci pone dubbi e fa sorgere insicurezze tanto che, inconsciamente, cerchiamo rassicurazione nel partner con domande di cui sappiamo già la risposta. O vorremmo sapere, col rischio di non ricevere affatto la risposta che vorremmo e far nascere una profonda discussione che può portare alla crisi.
Ma quali sono queste domande?

In ordine di importanza credo che la più nefasta sia:

“mi ami?”. Il rischio non è tanto quello di sentirsi rispondere di no, ma di sentire qualcosa di diverso da un immediato, sincero e commosso SI’. Ogni altra risposta provoca crisi difficilmente sanabili. Il rimedio è ovviamente il non chiedere, se l’amato corrisponde sarà sua premura farcelo sapere, con gesti, parole, azioni, regali, pensieri, insomma a modo suo. Sta a noi captare la risposta. Ma se in noi sorge un dubbio tale da rendere necessario porre questa domanda, significa che qualcosa di strano c’è.

Quella più catastrofica in assoluto credo che sia:

“mi trovi grassa/o?”. Qualunque dei due partner si trovi a dover rispondere a questa domanda non deve, e sottolineo non deve, mai mettersi a fare critiche costruttive, non in questo momento. Ora la risposta deve essere solo rassicurante al massimo. Non cercate di svicolare o di cambiare argomento, verrà presa comunque come un “sì”.

Sullo stesso piano penso che ci siano domande del tipo:

“che cosa non ti piace di me?” o “cosa ti piace di me?”. Queste domande sono solo in cerca di risposte categoriche: “amo tutto di te” o “non c’è assolutamente niente che non va in te” o “mi piaci esattamente così come sei“. Non ci si metta mai a fare elenchi se poi non si vuole passare il mese successivo con un partner imbronciato o ipercritico per rendere la pariglia.

Se si ha proprio intenzione di rovinare un matrimonio felice la domanda giusta da porre è:

“mi hai mai tradito/a?”. Perché in caso affermativo ce ne accorgeremmo dalla risposta, e non ne saremmo molto contenti. A nulla valgono spiegazioni come “ero giù“, “tu eri distante“, “non è stato niente di importante“, “non ha significato nulla” o simili, ormai la frittata è fatta. In caso negativo feriremmo il partner che magari non ci ha mai dato motivo di sospettare nulla, e si troverebbe nell’imbarazzo la volta che deve uscire per i fatti suoi perché dentro di lui/lei si domanderà: “ma si fida di me o no?”.

Se invece si è masochisti al punto da domandare:

“com’era il/la tua ex?” non ci lamenti se poi si sta un anno a rimuginare sulla risposta che abbiamo avuto. Perché la risposta che vorremmo è: “non era niente in confronto a te”, oppure, “non l’ho mai amato/a come ora amo te”, ma ci si espone a sentire descrizioni dettagliate e magari anche lusinghiere per ore… e non so se ci farà tanto piacere.

Poi ovviamente ci sono le domande che ci vengono spontanee ai primi appuntamenti e che possono minare definitivamente una relazione sul nascere, secondo me sono:

“quante storie hai avuto?”, “cosa ti piace in una donna/un uomo?”,posso telefonarti quando non ci vediamo?”. Il rischio è evidente: ci si espone a sembrare gelosi, possessivi e invadenti e le risposte possono non essere particolarmente ben accolte.
Con questo non voglio dire che in una relazione non ci si debba domandare nulla, anche per non uccidere subito la conversazione o negarci la reciproca conoscenza, ma parallelamente bisogna anche saper leggere di più nel suo comportamente e nel nostro cuore. Abbiamo proprio proprio tutta questa necessità di sapere quante donne/uomini ha avuto il nostro fidanzato/la nostra fidanzata prima di noi? E soprattutto, perché ce l’abbiamo? Ci sentiamo gelosi, inferiori, in competizione, oppure è solo curiosità? E’ poi così importante saperlo? Se ci ha scelti evidentemente ci sarà un motivo, forse non ci trova grassi, antipatici e non siamo solo un numero nella sua collezione di conquiste. O almeno si spera. E comuqnue ci sono sempre altri segnali.
Comunicare è importante ma bisogna anche essere chiari: se è rassicurazione che vogliamo cerchiamola in altro modo.

http://noianimalimoderni.blog.espresso.repubblica.it/noi_animali_moderni/2008/11/domande-da-non.html

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40 Anni: Trovare, Ritrovare e Cambiare lavoro

40-anni140 Anni:

Trovare, Ritrovare e Cambiare lavoro

“Dopo i quarant’anni non si fa più carriera”, “Le aziende preferiscono i giovani”.
Questi pensieri diffusi rispecchiano in parte la realtà, ma non sono certo una verità assoluta. Soprattutto se chi cerca o vuole cambiare lavoro dopo “gli anta” non si lascia scoraggiare dai luoghi comuni e si impegna a fondo per valorizzare la propria esperienza.

Tuttavia cambiare lavoro a quarant’anni (e oltre) è diverso che farlo a venti, a trenta e perfino a trentacinque e richiede logiche, canali e dinamiche propri.

Che siate usciti dal mondo del lavoro da qualche tempo e desideriate rientrarvi, o che vogliate cambiare la vostra occupazione attuale, l’età non è di per se stessa un handicap.

Il vero handicap è non essere consapevoli del proprio patrimonio di esperienze e, soprattutto, non saperlo ben comunicare.

Questo testo, che è quasi un manuale, si propone dunque di assistervi in tutte le fasi della ricerca, proponendovi anche semplici esercizi, schede e tabelle per permettervi di mettere a frutto, valorizzandola, la professionalità acquisita con indicazioni operative per:

capire le potenzialità della vostra esperienza;

– monitorare il mercato e valutare le migliori possibilità;

– definire il vostro progetto professionale;

– promuovere attivamente la vostra candidatura, anche con strumenti “alternativi” (blog, sito personale, forum);

– gestire i colloqui;

– condurre la trattativa economica. Dagli esempi di curriculum e lettere di accompagnamento “senior”, alle 38 cruciali domande cui saper rispondere durante il colloquio, la promessa del libro è di condurvi passo passo, in poche settimane, all’impostazione di un nuovo progetto professionale.

Perché, se non si sottovaluta la propria storia, l’età non sarà un limite ma una grande risorsa.

40-anniAutore : Luisa Adani

Editore : Etas

Luisa Adani dopo dieci anni d’azienda nell’ambito di diverse direzioni del personale, da quindici anni si occupa di orientamento e consulenza di carriera. Svolge attività di docenza per business school e università ed è collaboratrice del Corriere della Sera. Ha pubblicato diversi testi sulle problematiche legate all’ingresso e allo sviluppo nel mondo del lavoro, tra i quali, per Etas Il curriculum vincente (2002), Il posto è tuo! (2003).

Segnalato da Cesare d’Ambrosio http://tecniche-di-vendita.blogspot.com



Luisa Adani

Il Curriculum Vincente

Per trovare, ritrovare o cambiare lavoro

Etas
Il curriculum vitae, biglietto da visita e sintesi delle esperienze di studio e di lavoro, rappresenta il primo e fondamentale scambio di informazioni con le aziende alla ricerca di personale.

Ma come essere realmente efficaci nella presentazione del proprio percorso professionale? Come rendere appetibile la propria candidatura ed evitare gli errori più comuni?

La seconda edizione aggiornata di questa fortunata guida – nata dall’esperienza sul campo di un’esperta di orientamento risponde ai dubbi e ai quesiti che si presentano al momento della stesura.

Corredato da numerosi esempi pratici, il libro spiega come:
• scrivere un curriculum efficace, voce per voce (con una checklist di autocontrollo per valutare il grado di efficacia del proprio cv);
• impostare una lettera di accompagnamento adeguata;
• scegliere e partecipare ai concorsi pubblici;
• stendere il cv per lavorare all’estero;
• compilare i questionari informativi richiesti dalle aziende;
• utilizzare il nuovo formato standard di cv dell’Unione europea;
• rispondere alle inserzioni e scriverle.

E in più tutte le risorse messe a disposizione dal web per una presentazione di sé davvero personalizzata (sito personale, blog, forum).

Un libro indispensabile per chi è alla ricerca della prima occupazione ma anche per chi vuole migliorare la propria posizione.
Lo trovi su Macrolibrarsi

Crescita Personale – Novità: condividi con noi i tuoi Articoli

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Crescita Personale – I tuoi Articoli su http://ilfilodimaggy.com

Quest’anno Ti voglio dare la possibilità di inserire i tuoi Articoli/Pensieri/Eventi/Riflessioni/Poesie su questo blog; con il tuo nome, una tua breve biografia e, se ce l’hai,  il link al tuo sito.

Come avrai capito, scrivendo un articolo su http://ilfilodimaggy.com avrai un link verso il tuo sito e tanta visibilità!

Sei libero di scrivere il tuo articolo dove vorrai, ti consiglio solamente di modificare un po’ l’articolo in modo che nessuno dei siti che lo ospitano sia penalizzato dai motori di ricerca.

scambio-link1Se hai un sito/bog, Ti chiedo solo un link sul tuo sito/blog verso http://ilfilodimaggy.com. Se non possiedi alcun sito pubblicherò comunque i tuoi articoli.

Per essere pubblicato l’articolo deve essere inerente agli argomenti trattati  (controlla le categorie dei miei Articoli) ed essere un articolo formativo! Gli articoli che sono annunci pubblicitari o solo pubblicità saranno respinti.

Questa iniziativa ci permette uno scambio di idee ed informazioni.

Ti ricordo inoltre che non è necessario che tu sia un Maestro o un Guru per condividere con noi i tuoi pensieri, le tue riflessioni o qualunque materiale tu abbia a disposizione per la crescita personale di tutti coloro che leggono.

Aspetto dunque tutti gli articoli che vorrai inviare al mio indirizzo email sg.maggy@gmail.com

Ti ringrazio per la condivisione!

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Maggy

Cerca l’Amore non un Volto

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L’errore più grande che possiamo fare è identificare in qualcuno o qualcosa la forza che ci fa vivere, Eros. Per questo soffriamo tanto quando ci lasciano. Invece, se impariamo ad affidarci, è quello il momento in cui la vita si può riaprire…..

Ognuno di noi ha un destino da seguire, un solco da percorrere, un sentiero, una via che appartiene solo a lui. Le illusioni, le sirene ci distraggono, ci fanno credere che viviamo per qualcuno o per qualcosa, per un progetto da realizzare, per ritrovare un amore perduto, per riempire la solitudine. In attesa che il progetto che ci siamo dati si realizzi, tutto ci sembra vano, inutile, arido, spento, perduto…
«Amo ancora il mio ex-marito anche se siamo separati da 10 anni. Sono stanca». È l’e-mail di Nadia, che arriva a Tutte le Mattine, la trasmissione di Maurizio Costanzo. Nadia pensa di amare ancora il suo ex, pensa di volerlo con un amore ininterrotto. La stanchezza di cui parla rivela che questa lotta per riaverlo, questo dolore che viene a trovarla spesso, questo senso di frustrazione che prova. l’hanno stremata.
Perché ci lasciano? Gli antichi non ragionavano così Pensavano che nelle cose che ci accadono ci fosse un disegno degli Dei per ritornare a casa, a Itaca, nella terra promessa. L’Odissea è il grande libro dell’Occidente e ricorda a tutti che l’evento è il viaggio, il cammino lungo il nostro sentiero, non le tappe, gli scogli in cui veniamo intrappolati. Nemmeno Calipso, la ninfa dai riccioli belli che promette a Ulisse l’eterna giovinezza, l’immortalità, riesce a fermarlo: il compito dell’eroe è andare verso il suo destino, proseguire il viaggio.
amore-3Cara Nadia, è l’amore che la chiama, Eros, non suo marito: lui è solo (oggetto, la tappa, il ricordo di ciò che non c’è più, insomma un’ombra. Se sbagliamo, se scambiamo un’immagine (quella di suo marito) a cui ci siamo attaccati, con la meta, allora la vita diventa un inferno, ci esaurisce, ci strema, ci annienta.
Non stiamo male, perché lui o lei ci hanno lasciato. No, stiamo male perché non siamo in viaggio, perché siamo arenati nella rete, perché non vediamo il mare, perché non vogliamo convincerci che l’amore non è nostro, ma una forza dell’Universo che vuole portarci a viaggiare verso la nostra Itaca.
Francesca, come Nadia è entrata in una grave forma di depressione dopo che il suo compagno l’ha abbandonata. Durante il giorno risentimenti, pensieri rabbiosi, senso di scoramento: la ferita della perdita veniva a trovarla e lei a ogni seduta mi ripeteva ossessivamente: «Senza di lui non posso più amare», come se l’amore potesse esaurirsi, come se noi potessimo comandare Eros, governarlo, o peggio ancora, incatenarlo a un viso, a un’immagine, a una persona.
amoreCambia il volto del tuo amato!
Chi ci abbandona, chi ci fa soffrire è stato capace di una grande magia: farci estrarre il desiderio, l’amore. Solo questo ha fatto! Crediamo che senza di lui o lei l’amore sia scomparso: in realtà continuando a identificarlo in ricordi, in quel volto noi commettiamo un peccato di grande superbia: vogliamo controllare l’amore, guidarlo, renderlo alla portata del nostro modo di vedere il mondo. non affidarci, farci portare da lui in viaggio.
Anziché affidare ad Amore le nostre sorti, lo vogliamo incanalare nella nostra storia, lo vogliamo solo dentro quel volto, tra le nostre abitudini, i nostri schemi che non vogliamo abbandonare.
Eros si arrabbia, non accetta di essere identificato in una persona, vuole scorrere libero, vuole farci viaggiare, volare. Ma noi non cediamo, ci intestardiamo: o lui o niente.
in quelle sedute di psicoterapia, dominate dal risentimento, dalla malinconia, dai pensieri di morte, dalla immobilità, dal senso di rinuncia a vivere, Francesca restava meravigliata quando la invitavo a chiudere gli occhi e a immaginare il suo amore perduto.
Mentre tutti intorno a lei le chiedevano di dimenticare, io le facevo rievocare il suo amore, le facevo raccontare le “notti belle’, il piacere la tenerezza, il calore che provava con il suo compagno. A ogni seduta commentavo dicendo: «Certo che lei sa amare con una grande intensità »
Diverse volte rispondeva “ora non più” e subito riempiva di improperi, di insulti, di lamenti il compagno. Ogni volta mi soffermavo sulle immagini dell’amore, fino a che le ho chiesto in una seduta di provare le stesse emozioni che mi stava raccontando, con un personaggio senza volto, sconosciuto. A volte quell’uomo senza volto veniva subito ricoperto dal viso del suo ex, ma via via l’uomo senza volto veniva sempre più accettato come tale.
Quando le riusciva, il dolore psichico si mitigava, la seduta finiva senza lamenti, senza rancori, senza ricordi dolorosi del passato. Sapevo che Eros, Amore stava nuovamente riaffacciandosi, la stava rimettendo in viaggio, verso nuovi incontri e ancor di più verso la sua Isola, che è fatta di interessi, di immagini, di fantasie che appartengono solo a lei. Così Eros l’ha guarita e l’ha rimessa in viaggio.

Riza Psicosomatica



Marco Ferrini

Dall’Eros all’Amore

Viaggio alle sorgenti della felicità

Centro Studi Bhaktivedanta
Che la necessità di dare e riceve amore sia intrinseca alla natura di ciascun essere vivente è verità ampiamente riconosciuta. Cosa si intende oggi con questi due termini, invece, implica un’analisi approfondita e attenta ai mutamenti socio-storici e culturali che abbiamo attraversato e che stiamo attraversando. Uno stimolante percorso psicologico e spirituale per tornare alla pura sorgente del sentimento affettivo.Compralo su Macrolibrarsi


John Pierrakos

Eros, Amore e Sessualità

Le forze che uniscono uomo e donna

Crisalide Edizioni

In questo libro John Pierrakos comunica le sue esperienze, accumulate in più di cinquantanni di lavoro, a proposito dell’energia umana, della coscienza e dell’espressione di queste forze sotto forma di Eros, amore e sessualità.

Eros, amore e sessualità sono le fondamenta della nostra realtà. Fluendo attraverso di noi, rappresentano la vera fonte della gioia di vivere. Quella dell’eros è un’esperienza unica, che agisce da ponte fra l’amore e la sessualità. L’eros deve essere continuamente riacceso, perché tende ad esaurirsi e a spegnersi come una meteora che si consuma attraversando l’atmosfera.

Come si può mantenere in vita l’eros? Mostrando all’altro, senza false vergogne, tutti gli aspetti di sé – i migliori ed i peggiori: solo rivelando le nostre verità più profonde, possiamo aprire il nostro animo alla persona amata ed unirci a lei.

Lo Trovi su Macrolibrarsi



Paolo Crepet

Sull’Amore

Innamoramento, gelosia, eros, abbandono, il coraggio dei sentimenti

Einaudi
Si fa presto a dire «amare». Ma quante sono le persone che possono dire di essere innamorate sul serio? E quante quelle capaci di andare oltre l’innamoramento, fino all’amore? Un libro che si legge d’un fiato, perché si parla del nostro destino. Una guida amichevole sul sentiero della maturità affettiva, che non trascura nessuna delle trappole e illusioni annidate lungo il cammino. Un prezioso «manuale di esercizi spirituali» per giovani e adulti di ogni età.

Nello stile semplice e narrativo che lo ha reso familiare a tanti lettori, nel tono rigoroso e sommesso del grande saggista, Paolo Crepet affronta quello che al di là delle apparenze è forse il vero tabù del nostro tempo. E ci porta per mano a scoprire che nel mondo dominato dall’ossessione dell’efficienza e della prestazione, la vera possibilità di cambiamento coincide proprio con il coraggio dei sentimenti. Il coraggio di abbandonarsi a essi, e insieme riuscire a governarli. E che da questo dipendono la felicità e il futuro di ognuno di noi, e forse dell’intera società.

«E se la rivoluzione partisse dall’homo cupidus (ovvero l’uomo emotivo) non più da quello laboriosus né da quello “tecnologicus”? E se fosse venuto il tempo di prendere e dare delle lezioni d’amore? Se il vero frutto di un’acquisita modernità corrispondesse con il concedersi il tempo, la voglia, il lusso d’innamorarsi?»

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Raffaele Morelli

Il Sesso è Amore

Vivere l’eros senza sensi di colpa

Mondadori

“Bisogna smettere di credere che esista un amore puro e un amore sporco, un amore divino e uno infernale, un amore sacro e uno profano. L’amore è attrazione, desiderio, piacere¿ e basta! Niente domande, né progetti, né fantasticherie di futuri matrimoni, né schemi in cui inserirlo.”

Quante domande inutili ci facciamo quando parliamo d’amore: “È la persona giusta?”, “Durerà?”, “Sto amando in modo sbagliato?”. E soprattutto: “Ma fra noi due è sesso o amore?”. Il sesso è amore, il vero amore.

Il resto sono sentimenti più superficiali, più ragionati, meno autentici: l’amore è tutto nell’evento del sesso, non c’è nient’altro da cercare o da sapere.

Dopo lo straordinario successo di Ama e non pensare, Raffaele Morelli torna ad affascinarci e provocarci con un libro intenso e rivoluzionario sul sesso.

Prendendo di petto e in contropiede la nostra morale e il nostro pensare comune, Morelli ci mette faccia a faccia con una verità potente e ineludibile: siamo davvero noi stessi soltanto quando facciamo l’amore. È attraverso il sesso infatti che si esprime la nostra anima più genuina, perché la forza divina dell’eros travolge tutte le impalcature razionali che tengono imbrigliata la nostra natura profonda.

Dunque non dobbiamo fare altro che ascoltare il desiderio che ci nasce dentro e lasciarci guidare soltanto dal piacere. Sta arrivando per aiutarci a rinascere, per far sbocciare di nuovo il fiore che è in noi.

Lo trovi su Macrolibrarsi

L’inconscio ci chiama con i disagi


L’inconscio ci chiama con i disaemergeregi


Il gioco d’azzardo ha condotto Milvia, tranquilla signora di mezza età, a sconvolgere la propria vita. Ma attraverso peripezie e dolori, la sua identità è risorta. Il “monito” interiore ha raggiunto lo scopo.

Abbiamo troppe certezze su di noi, crediamo di conoscerci, di sapere chi siamo e dove andiamo. Niente di più falso! Sentite che cosa mi racconta Milvia… «A 55 anni, quando pensavo che la mia vita fosse ormai tranquilla, ho scoperto il gioco d’azzardo. Inizialmente giocavo qualche euro alle macchinette dei bar, poi sono passata al casinò, alle slot machine, alla roulette. Nell’arco di 3-4 anni ho giocato tutti i soldi che avevo, la liquidazione di mio marito e i soldi che i miei figli mi avevano prestato, ignari di come li avrei usati e fingendo di acquistare un appartamento in campagna. Non so cosa mi sia successo, ma era più forte di me. Più mi dicevo di smetterla e più giocavo». Nella lettera Milvia mi dice che da alcuni anni, prima di cominciare col gioco, provava un senso di scontentezza, di tristezza senza motivo. «Non mi accontentavo della vita che facevo, magari avrei voluto innamorarmi. Spesso mi dicevo: che vita è questa? Poi cacciavo via i brutti pensieri. Mi ripetevo: sei una nonna, hai tutto, come puoi essere scontenta? Sa qual è il punto, caro dottor Morelli: quando giocavo io mi sentivo un’altra e anche se perdevo ero soddisfatta».

Ogni giorno ci giochiamo tutto.

Milvia ha dovuto confessare al marito e ai figli i debiti che aveva contratto, l’ipoteca che aveva acceso sulla casa del mare. «Per fortuna ci voleva anche la firma di mio marito per avere il mutuo sulla casa dove abitavamo». Quando è venuta da me non aveva più una lira, e col marito c’era stata una rottura definitiva: «Sarebbe stato meglio se avessi avuto un amante – mi diceva – piuttosto del vizio del gioco. Hai rovinato la mia vecchiaia, la mia tranquillità, che razza di donna sei? Ho vissuto 35 anni con un’estranea, con una donna che non conosco». Ad ogni seduta, io facevo sdraiare Milvia e la invitavo a immaginare un vento che spazzava via tutte le cose della sua vita. E così volavano via i mobili, gli album dei ricordi, i figli grandi, persino i nipotini. Restava sempre, in ogni “immaginata”, una pianta sconosciuta, piena di bacche rosse. Tutto volava via: gli oggetti, le persone, gli affetti, ma la sua pianta era perennemente fissa al terreno, coi suoi magnifici frutti rossi.

Un sogno rivelatore

La “sua pianta” era disinteressata a quello che lei aveva fatto, al gioco, all’essere rimasta con poco o nulla. Un giorno mi racconta un sogno: «Mi sono trovata a camminare per la città, completamente nuda, senza vestiti. Cercavo di coprirmi ma non trovavo nulla. A un certo punto nel sonno mi è sembrato di chiedermi se non mi ero giocata anche i vestiti». Il sogno è chiaro: Milvia è nuda, senza abiti, senza maschere. Forse avrebbe dovuto ascoltare per tempo quei sentimenti di tristezza, di scontentezza che accompagnano la sua esistenza. Non lo ha fatto. Ma qualcosa dentro di lei non voleva che lei facesse la vecchia pensionata, la nonna. Ed ecco arrivare il demone del gioco che ha rimesso tutto in discussione, ha appunto rimesso tutto in “gioco”. Fai posto alle forze oscure. Quando perdeva, Milvia era soddisfatta: i “personaggi artificiali” che recitava con gli altri erano svaniti. I suoi demoni le ricordavano che tutto è in gioco, che la nostra vita è sempre in gioco… Che, come dice il proverbio, non si può mai stare completamente tranquilli. La vita cambia radicalmente quando si impara che quello che conosco di me, quello che so di me, quello che mi passa per la mente non mi riguarda, non sono IO.

Quando irrompe un brutto pensiero, o un sentimento sgradevole, o un disagio io ho imparato l’arte di fare loro posto, di non ostacolarli, di non giudicarli. Le “forze oscure” che mi assalgono vogliono qualcosa da me: vogliono irrompere, vogliono trovare posto, non mi vogliono lasciare in pace. Magari mi vorrei godere la mia vita tranquilla, magari sono soddisfatto di come vivo, di quello che ho raggiunto, ma loro no, loro hanno altri progetti per me. Qualcuno dentro di me, qualcosa di nascosto e di sepolto mille piani sotto i miei ragionamenti, mi sta mandando un messaggio. Dobbiamo smetterla di chiamare disagi quelli che sono solo messaggi che l’anima ci sta inviando per farci aprire gli occhi, per farci vedere quello che le nostre certezze ci impediscono di conoscere. Milvia ha aperto gli occhi… Oggi non gioca più, ma non perché si è domata: semplicemente perché il vento l’ha portata a coltivare altri interessi, altri desideri, altre amicizie. Insomma, quell’autenticità che il demone del gioco cercava per lei.

Dott. Raffaele Morelli

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Luigi Cancrini

Schiavo delle Mie Brame

Storie di dipendenza da droghe, gioco d’azzardo, ossessioni di potere

Frassinelli

Il libro spiega, attraverso una serie di storie narrate, che il motivo della tossicodipendenza va cercato in un preesistente sviluppo della personalità radicato nel vissuto dell’infanzia, all’interno di uno specifico sistema familiare. I vissuti raccontati hanno il potere descrittivo di farci riconoscere i sintomi e la forza, o debolezza, della possibile terapia risolutrice.

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Ann Gadd

Le Cattive Abitudini che non Riusciamo a Perdere

Quando il nostro comportamento diventa la spia del nostro disagio interiore

Armenia

Perdere le chiavi, rimandare gli impegni, mangiare le unghie, russare, arrivare sempre in ritardo, fumare venti sigarette al giorno… sono solo alcuni dei comportamenti comuni a molte persone. Talvolta però gli individui in questione nemmeno si accorgono di avere queste «brutte» abitudini, che danno sicuramente un sollievo temporaneo dall’ansia, ma che a lungo andare possono risultare irritanti o dannose.

Il libro offre delle spiegazioni sul perché ci comportiamo in un determinato modo e illustra come liberarsi degli atteggiamenti compulsivi e reiterati. Spesso, infatti, un comportamento inconscio è una manifestazione fisica di uno stato emotivo di disagio psichico, una dimostrazione che si è spezzato il nostro equilibrio interiore e che sussistono dei problemi. Analizzando un’abitudine possiamo capire perché ci stiamo precludendo la possibilità di essere delle persone sane e felici.

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