La libertà del cuore – Parte II

La libertà del cuore (Ajahn Sumedho)

– Parte II

Aprirsi al Dhamma


Il Buddha diede risalto all’indagine sulle illusioni di cui siamo preda tramite l’esame della natura stessa del desiderio, della sofferenza e della cessazione del desiderio. Esaminando il desiderio, vediamo che non è altro che un movimento. Non è una persona, né un assoluto; sorge e scompare: questo è il movimento del desiderio. Se non lasciamo che il desiderio cessi, un desiderio ne condizionerà un secondo che, a sua volta, ne condizionerà un terzo e il processo andrà avanti all’infinito. Il termine buddhista ‘attenzione’ (in Pali: sati) significa ‘riflettere, portare alla coscienza, portare alla mente le cose così come sono’. Per essere attenti, bisogna concentrare gli sforzi sul momento presente, a meno che non vi sia un pericolo immediato verso il quale l’istinto di conservazione vi rende attenti. Nelle situazioni normali, dovete esercitare un certo sforzo per osservare, in modo imparziale, come sono le cose. Impariamo a osservare senza giudizio, a non proiettare qualcosa sul momento, che poi cercheremo di giustificare o di difendere. Quando attenzione e saggezza cooperano, c’è la capacità di prendere nota e di essere ricettivi.
Diventiamo sensibili alle cose come sono; in breve, al Dhamma.
Perciò, ‘Dhamma’ è un termine che abbraccia tutto. Significa ‘le cose così come sono realmente, senza alcun pregiudizio’. Significa ‘la legge naturale’. Quando contempliamo il Dhamma, non partiamo da un’idea preconcetta. Se ne dessimo una definizione precisa, cominceremmo a cercare qualcosa, non vi pare? Non è quella la via. La via dell’attenzione consiste nell’aprire la mente al come è: qui e ora.
Spesso si ignorano tempo e luogo. Possiamo essere qui e desiderare di essere altrove. Il tempo è ora, ma raramente siamo col momento presente; gran parte della vita è occupata dai ricordi del passato o dalle aspettative e dalle paure per il futuro. Facciamo progetti per il futuro e pensiamo al passato, ma non prendiamo neppure nota del vero Dhamma del qui e dell’ora – così com’è adesso. Pensando al passato e al futuro siamo preda della forza del desiderio e attratti verso qualcos’altro. Riflettere in tal modo sulla condizione umana aiuta a capire perché il mondo è così com’è.

L’intenso desiderio del cuore

Vediamo come nella vita moderna la gente cerchi di rendere giusta ogni cosa o di impedire terribili ingiustizie. È una nobile causa. È apprezzabile. Ma non è sufficiente. Finisce che cerchiamo di pulire la casa e di mettere a posto ogni cosa. Ma non appena ne abbiamo pulito una parte, l’altra comincia di nuovo a sporcarsi. È come cercare di pulire Londra con uno spazzolino. Non si può. Non troverete mai la perfezione nelle strutture sociali che dovrebbero assicurare la giustizia, l’uguaglianza e la clemenza, perché vi si intrufola l’imperfezione.
La società diventerà ben ordinata, equa e giusta quando sarà libero il cuore della gente. Finché sarà preda dei desideri, delle richieste, delle illusioni e dell’ignoranza, il meglio che si possa fare è avere leggi che creino determinate norme. Se qualcuno non si attiene alle norme, finirà in prigione. È il meglio che si possa fare. Non avremo mai vera uguaglianza o giustizia o clemenza nel regno sensoriale, perché esse provengono dal cuore. Non scaturiscono dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, dalla lingua o dal corpo; è solo nel cuore che le cose sono eque, che ci sono clemenza, giustizia e uguaglianza.
Cosa intendiamo per cuore? La parola può essere usata per indicare un organo del corpo, o può riferirsi alla nostra natura emotiva. Di solito si riferisce ai sentimenti. Per esempio, se siamo delusi, diciamo che ‘ci hanno spezzato il cuore’. Poi, c’è la parola ‘mente’ che si riferisce a qualcosa di meno emotivo. La mente ha a che fare col processo intellettivo, con la capacità di razionalizzare e di pensare; quando, però, parliamo della capacità di sentire e di reagire con amore, usiamo la parola ‘cuore’, non la parola ‘mente’. Tutti anelano alla libertà, in un modo o nell’altro. Speriamo che arrivi qualcuno a esaudire i nostri desideri e a renderci felici, come Cenerentola in attesa del principe azzurro. Forse siamo in attesa del Messia, o di Maitreya se siamo buddhisti, o del primo ministro, del presidente giusto che metterà il paese sulla buona strada. C’è il desiderio intenso di qualche forza esterna, di qualcosa al di fuori di noi, che ancora non si è presentata.
Di solito, quel genere di aspirazione viene esaudita, in ogni cultura, dalla sua religione, dall’aspirazione spirituale verso qualcosa di supremo. L’aspetto sensoriale dell’umanità non riesce mai a soddisfarci veramente; ecco perché esiste la religione: per soddisfare quel bisogno dell’aspirazione umana. Mira al divino, o a ciò che c’è di elevato, a qualcosa verso cui dobbiamo innalzarci. Quando qualcosa vi ispira, lo spirito sale in alto, non sprofonda verso il basso. Quando sprofonda, si colma di angoscia, di disperazione, di vanità o depressione; è quel che chiamiamo ‘andare all’inferno’. Vi si spezza il cuore, lo spirito affonda e voi non coltivate aspirazioni, non puntate a qualcosa di elevato.
La nascita e la coscienza sensoriale rafforzano il senso di separatezza. La coscienza sensoriale è una coscienza che opera separazioni e discriminazioni che ci fanno sempre sentire alienati dalle cose. Sul piano sensoriale c’è sempre una sensazione di separazione e di conflitto.
Possiamo aspirare alle cose mondane, alla ricchezza e alla fama, ma non sono sufficienti. Pur aspirando a una posizione mondana, nel momento in cui la contempliamo, ci rendiamo conto che non è effettivamente ciò che vogliamo. Proviamo naturalmente l’aspirazione a elevarci. È il desiderio intenso dell’unione o non separazione. In termini buddhisti, è l’aspirazione al Dhamma, alla verità. Quando abbiamo un’aspirazione simile, ci eleviamo invece di lasciarci intrappolare dall’attaccamento ai sensi.


Bibliografia consigliata…



Daniele Graffagnino

Il Desiderio più Grande: Vivere Liberi

Vita Nuova Editrice
Il desiderio più grande: vivere liberi” è un libro aperto rivolto a te, che vuoi trasformare i tuoi stati d’animo in momenti meravigliosi, abbandonando negatività interiori, sentimenti ed emozioni che spesso sono la causa del tuo malessere e delle tue frustrazioni. Imparare a pensare in modo libero, è la strada che ci conduce all’amore per noi stessi, che ci rende presenti in ogni situazione e condizione.

Liberi dalla rabbia, dalla gelosia, dall’invidia, dalla tristezza, dalla depressione, dalle paure.

Metti l’amore al primo posto, riversa nell’amore tutta la tua energia, apri il cuore e sentiti libero di vivere in pienezza.



Yongey Mingyur Rinpoche

Budda, la Mente e la Scienza della Felicità

Prefazione di Daniel Goleman

Sperling & Kupfer Editori

Da migliaia di anni i buddisti ricorrono alla meditazione per raggiungere la pace interiore. Yongey Mingyur – che gode dell’invidiabile titolo di “uomo più felice del mondo” e la cui attività cerebrale durante la meditazione è stata analizzata negli Usa – affronta in questo libro, intrecciando spiritualità, neuroscienza e fisica quantistica, l’argomento della felicità in modo molto oggettivo: tanto da mostrare al lettore come grazie a un training sistematico sia possibile stimolare le aree del cervello associate alla felicità e alla compassione, aumentando le nostre potenzialità e trasformando la nostra mente, il nostro corpo, la nostra vita.



Sandra Heber Percy

Il Risveglio della Coscienza

L’India segreta dei Maestri Realizzati

Laris Editrice

Con questa autobiografia di un percorso spirituale, una storia di vita vissuta che comincia il giorno in cui, Sandra, a quarantadue anni abbandona una Toscana che l’ha allevata e impregnata della sua cultura, per poi coraggiosamente affrontare l’India con anni ed anni di solitudine, immersa in un cammino che è andato ben oltre ogni religione e gradualmente anche ogni concetto.

Sandra ha così saputo riassumere i suoi diciotto anni di ricerca, senza fare di questo libro un testo di concetti, bensì di riflessioni ed esperienze a contatto con i Maestri, infatti, non scrive per indicare una strada né diffondere insegnamenti per raggiungere l’illuminazione, ma racconta come la sua vita è stata forgiata attraverso anni ed anni vissuti sotto l’ala protettiva di grandi Maestri realizzati, di Avatar (incarnazioni divine) ed con il raro incontro di un Avadootha.

I Maestri, incastri misteriosi del puzzle Divino, hanno la missione di essere di esempio nell’integrare ogni insegnamento ricevuto in precedenza. Essi sono paragonabili a ricetrasmittenti o piramidi cristalline della forza di tremila kilowatt d’energia Cosmica, e a Sandra, la mano del destino ha fatto incontrare i più puri che il nostro secolo abbia mai conosciuto.

Con delizioso e sottile umorismo, l’autrice racconta con grande sincerità i test simili ad acidi ‘corrosivi’ a cui è stata sottoposta dai Maestri e come spesso un loro sorriso celasse ulteriori lezioni, ed incomprensibili ed imprevisti cambiamenti di rotta. Vivendo a fianco di questi grandi illuminati con una visione a trecentosessanta gradi, l’autrice mi ha spesso detto ridendo di aver subito un lavaggio in lavatrice a cento gradi.

Ora è ancora nella fase della centrifuga dove ogni traccia di ego, ogni goccia d’illusione viene strizzata e prosciugata e paragona la ricerca spirituale alle matrioske russe di legno: aprendo la bambola ne troviamo un’altra più piccola e un’altra ancor più piccola e un’altra ancora… finché non ci si arrende e non si cerca più niente.

L’analisi interiore è un susseguirsi di espansione, sollievo e armonia sempre più profonda. Il valzer Divino è caratterizzato da ritmi accelerati da cui spesso non si riesce neppure a prendere fiato e si ha bisogno di una sosta tra le sfide e i vari test. Offre però anche soluzioni ed intuizioni che il tempo rivela come Perfezione del disegno della Coscienza.

Poiché la vita è come un fiume che scorre senza sapere dove andrà a sfociare. Alcuni di noi sono fiumi in piena che scendono tumultuosi e qualche volta si trovano a cambiare completamente ogni percorso per ritornare ancor più velocemente alla Sorgente. Cercare di capire con la mente non serve a molto, è con il cuore che si può percepire ogni verità vivendo appieno l’avventura della vita.

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