“Zen to Done – Organizzati la vita!”


Cari amici

Oggi Leo Babauta, uno dei migliori blogger “zen” è sbarcato in Italia con uno dei suoi ottimi lavori!

Ci hanno pensato gli amici di I Feel Good a tradurre il suo ottimo ebook

“Zen to Done – Organizzati la vita!”

Leo ti guida alla scoperta dei principi che ti permettono di GESTIRE IL TEMPO
al meglio, dando la giusta priorità alle cose importanti e portando a termine
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lo reputo un autore straordinario, ho scaricato l’Ebook
e sto mettendo in pratica i suoi preziosi consigli con ottimi risultati !

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e soprattutto entusiasmante riuscire a mettere in pratica i consigli di Leo Babauta.

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consigli pratici originali, oltre alla sezione esclusiva “Vitagenda
con tutti i segreti di un’Agenda Planner favolosa per organizzare
i tuoi spazi di lavoro e di piacere senza dover rinunciare a nulla.

A questo punto non mi resta che augurarti Buona Lettura e a presto!

Sonia Maggy

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Come farsi apprezzare dagli altri

COME FARSI APPREZZARE DAGLI ALTRI

Immaginate di poter assistere, senza essere visti, ad una seduta di psicoterapia e di poter ascoltare quello che un paziente dice al suo psicoterapeuta. Siete curiosi, vero?

Probabilmente, una delle conversazioni che ascoltereste con maggior frequenza riguarderebbe l’insoddisfazione per i propri rapporti con gli altri. A questo proposito, una delle ” lamentele” più ricorrenti potrebbe suonare più o meno così: ” Io  do moltissimo e faccio tanto per gli altri, ma in cambio ottengo poco o niente”.

La sensazione di sentirsi poco amati ed apprezzati è purtroppo molto comune e riguarda ogni tipo di relazione sia essa di carattere sentimentale, piuttosto che amicale, familiare, lavorativo, ecc?  Fortunatamente, è sempre possibile imparare a farsi apprezzare e costruire con gli altri  delle relazioni più soddisfacenti.


Dare e ricevere: un problema universale

In una ricerca di psicologia sociale fu chiesto a un numero cospicuo di coppie sposate di fare un bilancio di quello che davano e ricevevano nel loro rapporto sia dal punto di vista pratico che da quello affettivo. Inoltre, ciascuno dei partner doveva indicare chi fosse il più generoso della coppia. Il risultato fu sorprendente: sia il marito che la moglie percepivano se stessi come la persona che dà di più nel rapporto.
Da un certo punto di vista, questo risultato non sorprende : fa parte della natura umana considerarsi migliori di quello che si è ,e reputarsi più generosi e più disponibili di quanto non si sia in realtà.

Ma questo studio mette in luce un punto importante: in molti rapporti si creano delle dinamiche psicologiche per cui si tende a non riconoscere e quindi a non apprezzare quello che l’altro fa per noi.

Perché do tanto e ricevo in cambio così poco?
Ogni individuo ha il suo modo particolare di rapportarsi agli altri e di esprimere il proprio affetto.
Per fare un esempio banale ma efficace, alcune persone preferiscono dimostrare il loro amore con i fatti, prendendosi cura del partner dal punto di vista  pratico e materiale. Anche quando amano profondamente, queste persone fanno fatica a dire ” ti amo” e sono parchi di abbracci e coccole, ma non fanno mai mancare il loro sostegno al partner. Per loro una camicia perfettamente stirata o riparare un rubinetto che perde sono l’equivalente di un appassionata dichiarazione d’amore.
Altre persone, invece, sono espansive ed affettuose e per sentirsi amate hanno bisogno di dialogo, abbracci e tenerezze.

Se come spesso succede, una persona che esprime il suo affetto in modo pragmatico si sposa con un partner più emotivo e passionale, è facile che, con il tempo, ciascuno dei due finisca per sentirsi poco amato e poco apprezzato. Sempre per proseguire con l’esempio, supponiamo che il tipo pratico sia il marito e il tipo più affettivo sia la moglie. In questo caso, il marito farà di tutto (dal suo punto di vista) per far funzionare il rapporto: si impegnerà sul lavoro, aiuterà nei lavori domestici, non le farà mancare niente di materiale e non capirà come mai la moglie sia sempre così scontenta. Inoltre, si lamenterà del disordine che regna in casa e del fatto che sua moglie sia così fredda a letto.

Dal canto suo, la moglie potrebbe soffrire per i troppi impegni lavorativi del marito, per la mancanza di dialogo e di tenerezza e potrebbe sentirsi trascurata e poco amata, nonostante la sicurezza finanziaria ed emotiva che il marito le offre. Nei confronti della loro vita sessuale, la moglie potrebbe lamentarsi perché il marito che la ignora completamente durante il giorno, la cerca solo quando vuole fare l’amore.

In realtà, ciascuno dei membri della coppia dà e riceve molto, ma dal momento che quello che riceve è diverso da quello che desidererebbe, ha la sensazione di non ricevere niente. Nessuno dei due, infatti, si sforza di capire che cosa è importante per l’altro e di soddisfare i suoi bisogni. Ovviamente queste dinamiche non si verificano solo nel rapporto di coppia ma in tutti i tipi di relazione umana. Tuttavia, è possibile migliorare qualsiasi relazione sviluppando la capacità di mettersi nei panni dell’altro.

Il segreto per farsi apprezzare.

Provereste gratitudine se qualcuno vi facesse un regalo costosissimo ma che voi reputate orribile ed inutile? O preferireste invece un regalo molto più economico, una piccola cosa, che però desiderate veramente? Nelle relazioni con gli altri funziona lo stesso principio: perché quello che diamo sia veramente gradito deve rispondere ai bisogni dell’altro.

Le persone tendono a dare nella relazione quello che loro desidererebbero dagli altri, ma questo non sempre coincide con quello di cui gli altri hanno bisogno.
Tuttavia, se non si sviluppa la capacità di mettersi nei panni dell’altra persona, si rischia di dare tantissimo e di non essere apprezzati. Un esempio classico di questo meccanismo psicologico potrebbe essere quello di un ipotetica  madre che vive in funzione del  figlio. Questa mamma al figlio dà tutto (affetto, consigli, attenzioni, regali ecc) tranne l’unica cosa che lui vorrebbe veramente, e cioè che la madre fosse meno presente nella sua vita e rispettasse di più i suoi spazi e il suo bisogno di autonomia.
Paradossalmente questa madre riceverebbe di più nel rapporto con il figlio imparando a dare di meno.

Dedicato a chi dà troppo
Alcune persone danno tantissimo nei rapporti con gli altri ma in cambio ricevono veramente poco.
In genere questo tipo di persona ha un grandissimo bisogno d’amore ed è disposto a fare di tutto per accattivarsi le simpatie dell’altro sia che si tratti di un amico, di un potenziale partner, di un parente ecc. Queste persone quando tengono a qualcuno lo sommergono di manifestazioni d’affetto, attenzioni, regali e piaceri. In ufficio sono quelli che fanno anche il lavoro degli altri e si sobbarcano tutti i lavori più ingrati, in tutte le situazioni della vita considerano le esigenze degli altri più importanti delle proprie.

Ma tanta generosità può avere un risvolto negativo: questi individui, a livello inconscio, si ritengono immeritevoli d’amore e danno per “comprare” la benevolenza degli altri. La loro disponibilità verso il prossimo nasce più dall’insicurezza che da un reale interesse verso l’altro: dal momento che disperano di essere amati per quello che sono, si accontentano di essere utili, anzi indispensabili. Il dare compulsivo nasconde in realtà una forte richiesta di attenzione e di amore. Gli altri lo avvertono inconsciamente e provano  disagio perché si sentono in debito e obbligati a ricambiare e a dare più di quanto non farebbero normalmente.

Come ricevere di più nei rapporti con gli altri
Alcuni consigli per stabilire con gli altri delle relazioni più soddisfacenti.

1) Date per il piacere di farlo
Alcune persone hanno nei confronti degli altri un atteggiamento “da contabile”, tendono, cioè, a fare una specie di “bilancio mentale” di quello che danno e ricevono nelle loro relazioni. Fanno volentieri dei piccoli favori, ma in cambio si aspettano che il beneficiario delle loro attenzioni restituisca loro  il favore con la massima solerzia, e se questo non avviene, si sentono delusi e poco apprezzati. Per esempio, ci rimangono male se un’amica non ricambia a breve l’invito a pranzo e se un collega, a cui hanno dato un passaggio, non si sdebita offrendo qualcosa da bere.
Paradossalmente, è proprio la paura di non ricevere abbastanza nei rapporti con gli altri che impedisce a queste persone di ricevere di più, mentre un atteggiamento più generoso e rilassato nei confronti del prossimo garantirebbe loro quell’ apprezzamento e quell’ affetto che desiderano ardentemente.

2) Imparate ad apprezzare quello che ricevete

La maggior parte delle persone, quando ha la sensazione di non ricevere abbastanza da un rapporto, tende a diventare critica nei confronti dell’altra persona e a concentrare l’attenzione su quello che l’altro non riesce a fare o a dare, sottovalutando invece gli aspetti positivi della relazione. Ma, sottolineare in continuazione l’egoismo o la pigrizia del partner, del figlio, del collega, non spingerà l’ altro a dare di più, ma a dare sempre di meno. Infatti, l’altra persona, sentendosi criticata e messa in discussione, smetterà di fare anche quel poco che fa. Per invertire questo circolo vizioso, occorre invertire la rotta e iniziare ad apprezzare quello che riceviamo per quanto inferiore alle nostra aspettative possa essere. Infatti, mostrando di notare e di apprezzare quello che l’altra persona fa per noi, la motiveremo da dare di più.

3) Esplicitate le vostre aspettative
Ogni persona ha il suo modo peculiare di percepire la realtà, anche e soprattutto per quanto riguarda il rapporto con gli altri. Molte incomprensioni nascono da una divergenza di aspettative che non è mai stata esplicitata. Non date per scontato che gli altri capiscano quello che volete, anche se si tratta di una cosa ovvia: spesso quello che è evidente per una persona, può non esserlo per un’altra.

Dottoressa Anna Zanon

http://www.buonerelazioni.it/

http://www.studenti.it/psicologo/

Opposti O Simili?

OPPOSTI O SIMILI?

Cosa determina una buona relazione di coppia?


Una legge della fisica dice che cariche elettriche eguali si respingono
mentre quelle contrarie si attraggono. Questo principio è stato esteso alla
relazione di coppia affermando che una persona si sente attratta da un’altra
persona se entrambi hanno caratteristiche opposte cioè se si differenziano nel
pensare, nei sentimenti, dell’agire, ecc.
Questa tesi sembra sia stata recentemente supportata dalla biologia. Alcuni
ricercatori hanno concentrato la loro attenzione su un gruppo particolare di
geni, quello denominato Complesso Maggiore di Istocompatibilità (MHC), già
considerato capace di influenzare l’attrazione sessuale. Hanno analizzato l’MHC
di 48 coppie per evidenziare se le sue variazioni avessero effetti anche sulla
stabilità dei rapporti. Si è così riscontrato che i partner con MHC opposti
tendono ad avere rapporti più stabili e duraturi di quelli con MHC simili. In
particolare le donne sembrano essere concretamente influenzate da queste
variazioni. Esse, infatti, quando incontrano un uomo con un patrimonio genetico
simile tendono ad essere meno attive sessualmente e più propense al tradimento.
Gli uomini, al contrario, non sembrano rispondere in modo significativo alle
variazioni dell’ MHC. Questo risultato sembra, quindi, fondare biologicamente
la teoria dell’attrazione tra opposti.

Sinceramente, con tutto il rispetto per la scienza, questa tesi così tanto
pretestuosa e così poco romantica, non mi affascina molto!

Un antico proverbio al contrario dice: “ogni simile ama il suo simile”.
Pertanto la saggezza popolare sostiene che per una unione stabile e duratura i
due partner devono avere delle cose in comune, cioè una visione simile del
mondo e delle affinità per quanto riguarda i sentimenti, il modo di pensare e
di agire. Lo stesso principio vale anche per le virtù, per la personalità, per
il profilo morale, per gli interessi comuni, per la stima, per il rispetto
reciproco. Si afferma che una buona e sincera relazione di coppia è costruita
sulla fiducia reciproca, sull’onestà, affetto e amore sinceri e reciproci,
sulla libertà personale e su una sana e giusta capacità di immedesimarsi nell’
altro o nell’altra. Altrettanto importanti sono ritenuti gli spazi che ognuno
dei partner deve ritagliarsi per se stesso perché anche all’interno di una
coppia deve esserci la libertà senza che si manifestino sfiducia, gelosia,
sospetto e paura, che possono limitare o impedire la libertà. Infine, non meno
importante è la visione della vita sessuale per evitare che sia ridotta ad una
abituale routine che con l’andare del tempo spegne l’erotismo facendolo
diventare anche ripugnante e disgustoso. Una sana relazione sessuale include il
tener conto dei propri desideri e di quelli del partner senza scadere in
pratiche che degenerino in forme di avversione che feriscano l’altro. Da
considerare che la sfera sessuale non è più importante della relazione stessa
per cui oltre al rapporto fisico è necessario curare quello sentimentale perché
una relazione fatta di solo sesso non permette alcuna forma di congiunzione.
Un tale concetto di similitudine, che si fonda sulla reciprocità e la parità
di diritti, sullo scambio continuo di stima e rispetto e sulla sincerità dei
sentimenti è, a parer mio, molto più desiderabile e auspicabile di un mero
fattore genetico!

Nel mondo d’oggi diversi altri fattori sembrano avere un ruolo determinante
nell’attrazione tra due individui di sesso opposto: l’aspetto fisico, la
professione, la posizione sociale, il salario, il patrimonio e altri fattori
mondani e materiali. Presupposti, questi, che portano a considerare una
relazione un semplice calcolo basato sul vantaggio, sul profitto e di
conseguenza diventa una relazione di interessi che conduce al nulla e che
infine terminerà.

Si può concludere dicendo che in una relazione nessuno dei due partner è
disposto a dare sempre e a non ricevere mai nulla. Nella coppia il dare e
ricevere deve essere sempre un fattore di equilibrio!

Gianni D’Aguanno

Diritto delle Nuove Tecnologie

Safer Internet Day 2009:

Commissione avvia campagna contro cyber-bullismo

La Commissione europea ha lanciato, nell’ambito del Safer Internet Day 2009, una campagna europea contro il cyber-bullismo, incluso un breve video dedicato agli adolescenti. Le vittime di questo fenomeno devono essere capaci di reagire rapidamente e non essere più condizionati dal clic di un bottone.
Per cyber-bullismo si intende la continua molestia verbale o psicologica eseguita da un individuo o gruppo di individui. Può prendere molte forme: derisione, insulti, minacce, pettegolezzo, commenti eccellenti, sgradevoli o calunnia. Purtroppo i servizi on-line ed interattivi (l’e-mail, chat rooms, instant messaging) nonché i cellulari hanno dato ai prepotenti nuove opportunità e modi per abusare delle loro vittime.
La Commissione Europea, a seguito di una consultazione pubblica condotta nel luglio 2008 sui social network, ha riscontrato che il cyber-bullismo ormai è diventato uno dei maggiori pericoli che i giovani possono incontrare on-line. Ovviamente la grande diffusione dei social network avutasi negli ultimi tempi ha contribuito a peggiorare ulteriormente il fenomeno. La stessa Commissione ritiene che un’azione comunitaria sia necessaria perché i social network connettono fra di loro utenti di tutto il mondo, per cui singole misure nazionali non potrebbero affrontare da sole il problema.
Il video realizzato per la Commissione Europea è disponibile in tutte le lingue dell’UE più in norvegese e islandese. Sarà diffuso quest’anno in tutta Europa e dal 10 febbraio è già on line. Una versione più lunga del video sarà disponibile anche sulle piattaforme più popolari di Internet come Arto, Skyrock, Piczo, Habbo Hotel, Myspace UK, YouTube, Dailymotion, BeboIE.
Il video può essere visto a questo indirizzo: http://ec.europa.eu/avservices/video/video_prod_en.cfm?type=detail&prodid=8520&src=1 ed offrirà agli adolescenti tutte le informazioni e strumenti per combattere i rischi on line.
Con Safer Internet Day 2009, i 17 maggiori social network europei (Arto, Bebo, Dailymotion, Facebook, Giovani.it, Google/YouTube, Hyves, Microsoft Europa, Myspace, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Skyrock, StudiVZ, Albergo di Sulake/Habbo, Yahoo!Europe, e Zap.lu.) hanno firmato un accordo per superare e risolvere insieme questi problemi. La stessa Commissione europea vigilerà sulla realizzazione di questo accordo che riconosce 7 principi fondamentali:
1. necessità di una comunicazione sicura;
2. adeguatezza dei servizi all’età del pubblico;
3. maggiore tutela della privacy degli utenti;
4. utilizzo più semplice ed immediato delle piattaforme on line;
5. previsione di un sistema che recepisca immediatamente segnalazioni di contenuto o condotta illegale;
6. previsione di una specifica abilitazione degli utenti;
7. necessità di controlli per accertare eventuali violazioni.

avv. Michele Iaselli

avv. Michele Iaselli
Esperto in informatica giuridica,
diritto delle nuove tecnologie,
codice della pubblica amministrazione digitale, privacy.

Sul Cyberbullismo

Cyberbullismo

Per un uso corretto e responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione

Il termine è nuovo. Il cyberbullismo, o bullismo informatico, fenomeno emerso dai fatti di cronaca, sta ad indicare atti di bullismo e molestia effettuati tramite mezzi elettronici.

Basta un cellulare, magari qualche foto o un video imbarazzante o solo delle informazioni distorte, ed ecco che la trappola del cyberbullismo è pronta.

L’aggressione informatica, anche se è portata avanti da una persona o da un gruppo, non si esaurisce tra questi ma tramite la rete raggiunge il gruppo più ampio avendo così ripercussioni sia nella vita scolastica sia all’interno del gruppo classe.

Si diventa cyberbulli per lo stesso motivo: per il desiderio di intimidire e dominare. Chi ne diventa vittima sperimenta una condizione di profonda sofferenza, le cui conseguenze possono manifestarsi anche molto tempo dopo la fine dei soprusi.

L’innovativo modello “Stop al bullismo”, il primo in assoluto che si applica al nuovo fenomeno del cyberbullismo, si basa sulla convinzione che il bullismo non sia un problema di singoli studenti, ma il risultato di un’interazione sociale, in cui gli adulti-educatori e gli spettatori svolgono un ruolo essenziale nel mantenere o modificare l’interazione.

Per questa ragione il modello di intervento qui proposto avanza un’articolata proposta di lavoro che coinvolge l’intera comunità scolastica e richiede una continuità dell’impegno.

La prevenzione e il contrasto del bullismo nella scuola per risultare efficaci non si possono esaurire con l’intervento di un esperto esterno, ma devono stimolare l’attivazione di processi educativi di cambiamento per l’intera comunità scolastica.

Sul Diritto delle Nuove Tecnologie

Guide per genitori ed educatori

Facebook

Nuova Bufera su Facebook

Ha destato scalpore la notizia lanciata dal blog americano “The Consumerist” circa il cambiamento di alcune condizioni contrattuali inerenti i servizi del social network da approvare al momento dell’iscrizione, che riguardano un aspetto molto importante e cioè la proprietà dei contenuti pubblicati dagli utenti.
Difatti oltre alle note questioni riguardanti la permanenza all’interno dei database delle informazioni contenute nell’account anche dopo la cancellazione, sembrerebbe che ora gli utenti, rischino di lasciare a Facebook quanto meno il possesso di tutti i contenuti creati, anche dopo l’abbandono del servizio. Video, fotografie e testi aggiunti sulla propria pagina diventerebbero, con l’approvazione delle nuove condizioni di uso, di proprietà di Facebook, che ne potrebbe addirittura esercitare i diritti. Non solo quindi una questione di privacy, ma anche di diritto d’autore, di copyright, di immagine e quindi di riservatezza intesa in senso ampio.
L’intera questione è sorta a seguito della cancellazione da parte del social network di due righe all’interno della sezione “Licenze” delle Condizioni di uso. Difatti attualmente chi si iscrive concede a Facebook il diritto di “usare, pubblicare, trasmettere, catalogare, conservare, ritoccare, modificare, revisionare, montare, tradurre, estrapolare, adattare, creare lavori derivati e distribuire, ogni contenuto dell’utente postato su o in relazione con il servizio di Facebook”. Non esiste più quella frase “L’utente può rimuovere dal sito il proprio contenuto in qualsiasi momento”, che cautelava tutti gli utenti facendo decadere l’ampia licenza concessa a Facebook.
Preoccupato dal grande clamore suscitato da questa modifica il fondatore e proprietario di Facebook Mark Zuckerberg è intervenuto ufficialmente sul blog del social network chiarendo che gli utenti rimarranno comunque gli assoluti padroni delle loro informazioni e che tale modifica ha avuto solo la finalità di chiarire che i dati immessi dagli utenti devono essere condivisi con gli altri laddove esistano le condizioni stabilite dal social network. Di conseguenza continuerebbero ad esistere nel database di Facebook quanto meno le copie dei dati che sono state generate automaticamente dal network ai fini della condivisione.
In realtà il problema sta proprio non tanto nella filosofia del social network, ma nel concreto funzionamento di un sistema che poi è tipico del web 2.0. Del resto è stato scientificamente dimostrato che una foto immessa in rete anche al di fuori di Facebook comunque rimane intrappolata nella ragnatela del web ed è impossibile cancellarla.
Quindi, le conclusioni da trarre sono le solite: visto che è il principio stesso della condivisione delle informazioni a rendere le stesse ingestibili da parte del titolare per inevitabili problemi tecnici, o si contesta l’intera filosofia di base o si regolamenta il fenomeno rispettandone però i principi fondamentali.
In altri termini un conto è l’aspetto giuridico che va comunque sempre e comunque chiarito nei suoi giusti termini ed un conto è quello tecnico difficilmente gestibile.
Gli stessi Garanti europei nella “risoluzione sulla tutela della privacy nei servizi di social network” affrontano tali problematiche dimenticando però che spesso esistono degli ostacoli di natura tecnica che rendono difficile la regolamentazione di alcuni aspetti.

Avv. Michele Iaselli