Io, Lei e …

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Io, Lei e … don Paolo Spoladore

Locale all’aperto, ieri sera. Si è appena tenuto un piccolo concerto e la gente se n’è andata via da un po’. Altre persone sistemano il palco, smontano gli strumenti. Un po’ di vento rimane dopo l’accenno di bufera di dieci minuti prima.
Io e I. siamo seduti su un tavolino che il cameriere ogni dieci minuti passa per controllare.
Non ci vediamo da sei mesi.
I. è una credente controversa; una sorta di hippy del terzo millennio tutta fede e sesso; insegnante di catechismo e un appartamento da rivista ikea fatto di tendine, incensi, candele, disegni ai muri, tavolo in vimini, letto giapponese orientato a nord (e quindi messo di traverso lungo la stanza!); una passione per gli aborigeni australiani e per i bambini a cui insegna.

“Domani mi toccherà andare dal medico per questo mal di gola… E come sempre mi toccherà prendere gli antibiotici… fastidiosi!”
“Ma va! Non andarci! Gli antibiotici sono come l’acqua con lo zucchero… non servono a niente!”
“…Scusa?”
“E’ vero… hanno fatto degli esperimenti. Davano ad un gruppo di persone degli antibiotici e ad un altro gruppo dell’acqua con lo zucchero facendo loro credere che fossero antibiotici. Hanno scoperto che anche quelli a cui hanno dato acqua e zucchero sono guariti!”
“Si, beh, è l’effeto-placebo… ma dove l’hai letto?”
“Non l’ho letto… me l’hanno detto… ma cambiamo discorso dai, forse era meglio se stavo zitta! Oddio adesso comincerai a riempirmi di parole e non smetterai più come tuo solito!”
“No, dico solo che questo non cambia il fatto che gli antibiotici o le medicine in genere servano! Ma adesso dimmi chi ti ha detto ste cose! Chi è stato?”
“Ma no, niente… ho seguito un corso ma ancora tanto tempo fa… vabbè basta sennò non finisci più!”
“Sei entrata a far parte di Hari Krishna? Oddio… testimone di Geova?”
“Ma no, ho fatto un corso che teneva Don Paolo Spoladore, quello delle canzoni… e niente ci insegnava assieme ad un medico che si può fare a meno delle medicine perché ti ammali solo perché hai dell’energia negativa dentro di te… per esempio il tuo mal di gola significa che non riesci a dire qualcosa che invece sai bene… e il mio raffreddore di qualche settimana fa era dovuto alla mia indecisione per il lavoro che mi avevano offerto…”
“Spero tu stia scherzando… voglio dire: è brutto da dire, sai? È antistorico! Va contro il progresso, la medicina, la scienza! Insomma: già in Italia c’è tanta diffidenza nei confronti della scienza in più c’è sto imbecille che vi racconta ste cagate??? Ma vuoi dirmi che se uno si ammala è per colpa sua?”
“Beh… si, perché tutto parte dall’energia che hai. Se l’energia è positiva si trasforma in pensiero positivo che a sua volta si trasforma in azione positiva. Se invece la tua energia è negativa, tutto il processo ti porta a fare delle azioni negative, come per esempio ammalarti. Che ne so: io potrei benissimo correre nuda sotto la neve perché se sto bene con me stessa non mi ammalerò, mentre se lo fai tu, che per esempio non stai bene con te stesso, nelle stesse condizioni ambientali ti ammali!”
“Sono inorridito! Ma questo comunque non vale nel caso di malattie che non dipendono da te… per esempio uno che si ammala di aids ha diverse infezioni… una infezione, che ne so, all’alluce, c’è perché lui ha l’aids e non perché infezione all’alluce significa qualcosa! Sbaglio?”
“Eh si, perché l’aids se la sarà presa comunque no? E se se l’è presa vuol dire che in quel momento il suo sistema immunitario non lavorava bene… e se non lavorava bene vuol dire che non stava bene psicologicamente!”
“E ste minchiate te le ha dette sto prete?”
“Ma guarda che lui ha fatto tanti master per conoscere come lavorano i pubblicitari per plagiarti la mente… è andato fino in America, ha speso tanti soldi, e ora ce lo insegna in modo che noi non possiamo essere plagiati!”
“Ovviamente però non hai visto attestati di nessun tipo!”
“…”

Cambio di scena. Interno di automobile ferma sotto casa sua. Siamo illuminati dalla luce molto fioca della mia macchina. Mi chiedo se è possibile rimanere educati e non risponderle male dopo tutto ciò che ho provato e che comunque continuo a provare per lei. Mi chiedo se ci può essere posto anche per lei tra i miei amici così tanto radical e politicizzati. Fintanto che il discorso non scivola, appunto, sulla politica.

“Ma io comunque non tento di cambiare le idee a te… tu puoi pensare comunque come vuoi… io sto bene con me stessa se credo a queste cose ma non le vengo ad imporre a te…!”
“E’ brutto ugualmente da pensare… E’ brutto per te che ci credi, e oserei dire anche un po’ pretenzioso… dire che è colpa mia se mi prendo un tumore non è proprio carino. E “carino” per usare un eufemismo… questa è la dimostrazione del fatto che tutte le credenze e le fedi, anche quelle politiche, tentano comunque di plagiarti la coscienza. Tu, anche se non credi alla politica, capirai bene che tutta la questione è una lotta continua tra credi e pensieri differenti. Quindi, al diavolo il tuo perbenismo quando dici che “tanto non tenti di cambiare le mie idee” perché in fondo lo facciamo tutti. Anche io, in questo momento con te, sto cercando di farti cambiare idea.”
“No! Io so che sto bene così e basta… e comunque la politica è solo uno dei tanti metodi che usano per addormentarti. Io non la seguo e non vado mai a votare perché tanto fanno comunque quello che vogliono”
“A me non sembra proprio di essere addormentato!”
“Perché te ne accorgi solo quando ti svegli!”
Rimango basito. In fondo con quest’ultima frase aveva anche ragione! Ricordava tutto il sentire tipicamente orwelliano dei miei primi pensieri sulle cose del mondo: un concentrato di anticonformismo puro. Affascinante!
Però sbagliava, c….o! E quindi non dovevo lasciargliela vinta! Assumo una faccia arrabbiata e:
“E comunque la politica è importante. Tutta la vita è politica. E’ inutile dire: tanto fanno sempre come vogliono perché allora ci si arrende e non c’è cosa peggiore di questa! Bisogna tentare di fare tutto il possibile per cercare di cambiare le cose e le persone, se credi in quello che pensi. Bastano anche le piccole cose, come per esempio io che sto qui a dirti di lasciar perdere sto prete di merda che ti sta intortando! Non fosse altro per puro interesse personale perché metti caso, per assurdo proprio, che al potere vadano persone a cui stanno in culo la gente come te e ti vogliono sterminare… ti ammazzano e poi? Non era meglio pensarci prima magari parlando con altra gente e dicendo loro le tue ragioni… insomma: magari non servirà a niente ma almeno potrai dire di averci provato! C…..o, i profeti che cosa facevano??? Non facevano ste cose?”
“I profeti portavano soltanto la loro testimonianza…Non tentavano di cambiare le persone.”
“…Sicura?”
“Si, perché non si possono cambiare le persone, gli altri. Solo noi possiamo cambiare, solo io posso cambiare.”

Ho deciso che si, resta un posto anche per lei.

da consorziomanzetti.blogspot.com

psicosomatica-olistica

I perché nascosti della malattia psicosomatica –

Come guarire ed essere felici.

MEDICINA ALTERNATIVA: Ampia selezione di libri

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Osho

I Silenzi dell’Anima

Commenti a “Il Profeta” di Kahlil Gibran

Edizioni del CignoI Silenzi dell’Anima è un prezioso intervento di Osho che porta in primo piano quella dimensione di verità, in tutte le sue sfumature: dimensione che, di fatto, è la vita quotidiana di ogni mistico, ed è anche il luogo in cui l’uomo, vivendo nella sua totalità e naturalezza, affiora in ciò che realmente è… da sogno o volo dell’anima, sfere in cui opera la poesia, si passa dunque, con questi commenti, alla fattiva realizzazione di una potenzialità che tutti portiamo dentro di noi, nascendo, e che è nostra responsabilità rendere manifesta.

Osho commenta i primi capitoli dell’opera di Gibran, introducendo il profeta Almustafa, il suo viaggio e la sua prossima dipartita, e l’eco che questa sua partenza ha sul popolo di Orfalese. Nonché il conseguente e improvviso bisogno di sentire da lui quali valori e significati sono nascosti nei gesti e nelle esperienze che accompagnano la nostra vita di uomini: amore, relazione, unione, figli; generosità e lavoro; mangiare, bere e vestirsi; la gioia e il dolore. Nei primi anni di questo secolo il poeta libanese Kahlil Gibran creò l’opera che pare riunire, più di ogni altra, le generazioni del Ventesimo secolo in una comunione trasversale di intenti e di aspirazioni, una comprensione che trascende razze e nazioni su quei valori che ci fanno “esseri umani”… cose che si agitano perennemente nel cuore degli uomini.

Ma poiché Gibran era un poeta, e non un mistico, né tantomeno un Maestro, la comprensione più intima di quanto egli tratteggiò nei suoi versi è sempre rimasta sullo sfondo, lasciata all’intuizione non verbale dei cuori più sensibili. Cosa spesso difficile, sicuramente non priva di possibili incomprensioni e di malintesi, e soprattutto sovrastata sempre dal filtro della mente e delle sue proiezioni. Un lavoro labile, spesso vittima dell’immaginazione, dove le intuizioni restano bagliori improvvisi che la vita quotidiana spesso attutisce e dissolve.
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Reimar Banis

Medicina Energetica Spirituale

Il tema della spiritualità nel metodo dell’energetica psicosomatica

Macro Edizioni

L’energetica psicosomatica (PSE) si sta sempre più rivelando un metodo capace di sciogliere i conflitti che ci accompagnano da molte vite, consentendoci di progredire nel nostro cammino evolutivo.

L’eliminazione dei conflitti non solo ci libera da vari disturbi fisici, ma ci mette anche in condizione di non proiettare più sugli altri le cause del nostro malessere, contribuendo a creare un mondo basato sulla convivenza pacifica.

Nel suo secondo volume dedicato all’argomento il padre della PSE, medico e naturopata di fama mondiale, approfondisce il discorso spirituale che sta alla base del suo metodo.

Dopo una panoramica sull’energia vitale e le pratiche per incrementarla, Banis descrive il percorso che l’ha portato a concepire l’energetica psicosomatica, toccando temi come lo sciamanismo, l’esorcismo e la psicanalisi, illustrando terapie come i fiori di Bach, la psicoterapia corporea e l’omeopatia, da cui ha preso spunto per le sue ricerche.

Sempre attraverso uno stile semplice e chiaro, l’autore affronta anche il legame fra il conflitto centrale e il tipo di carattere, dedicando un’ampia parte del libro al karma, alla reincarnazione e al ruolo della fede nella vita delle persone.

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Evoluzione: L’obbligo si oppone al cambiamento

continua da Amare è un Obbligo? – Parte I

dovereL’obbligo si oppone al cambiamento

Non solo: il “devo sempre e comunque” è un grande ostacolo al cambiamento.
A questo proposito i saggi di tutte le tradizioni hanno sempre sottolineato la necessità di uscire dai ruoli obbligati. Anche se di fatto siamo spinti in questa direzione fin da piccoli, avere un modello fisso su cui plasmarci fa resistenza alla forza trasmutativa che appartiene intimamente all’uomo, come a tutti gli esseri viventi.
Di fatto, ognuno di noi si modifica, istante per istante, mentre l’obbligo permane, granitico, non sapendosi sincronizzare con il processo di mutamento in atto. L’obbligo invecchia ma resta uguale a se stesso, e se noi gli conce¬diamo di monopolizzarci la vita finiamo per cadere nella sua stessa trappola.

L’obbligo ci candida al sacrificio e alla rinuncia

Altra conseguenza pericolosa di una condotta all’insegna dell’obbligo a tutti i costi, la candidatura certa al sacrificio e alla rinuncia.
Se il dovere si fissa nella nostra mente come l’unico im-perativo categorico, senza rendercene conto cominciamo a giudicare egoisti tutti gli atti volti a soddisfare in primis le nostre reali inclinazioni.
E per vincere il disagio che il senso di colpa ci procura, ci obblighiamo a dimenticarci di nuovo di noi, rinun-ciando o sacrificandoci oltre misura.
Questi atti di abnegazione, se da un lato mortificano la nostra vera natura, dall’altro rafforzano il nostro ego. Attenzione quindi: il soggetto che lamenta di avere troppi obblighi cui far fronte, spesso è quello che si sente “indispensabile” (in famiglia, sul lavoro, così come nelle amicizie) e in questo suo ruolo appaga il proprio bisogno di autoaffermazione.
Anche se si duole per il carico di oneri, anche se vagheggia il tempo in cui, finalmente, potrà essere libero da tutto e tutti, in realtà sta abbarbicato al proprio dovere, perché il ruolo che sta incarnando gli garantisce un certo potere sugli altri.
Questo è il caso, per esempio, delle mamme-chiocce e casalinghe perfette che in questo modo controllano i figli, del capo che si ammazza di lavoro e non delega, della vittima che si sacrifica per gli altri e conosce solo il linguaggio del lamento.
E l’elenco potrebbe continuare.

liberta-essere-se-stessiL’unico vero obbligo è realizzare se stessi


Il danno più grave di un modo di essere improntato sull’obbligo è comunque quello di perdere di vista l’unico dovere che noi in realtà abbiamo nella vita: realizzare la nostra essenza.
Non siamo qui per sviluppare attaccamenti a cose o persone, progetti o desideri, tanto più se sono proiezioni che gli altri fanno su di noi.
Neppure per sentirci bravi, buoni o migliori.
Ci è soltanto chiesto di espletare la nostra reale funzione. Se nel “ciò che si deve” non mettiamo al primo posto questo comandamento, stiamo giocando male le nostre carte. Per accorgercene, facciamo attenzione a tutte le volte in cui ci sentiamo vittime delle cose che facciamo: se sono frequenti, qualcosa non va.
Stiamo anche particolarmente attenti a certe “strane” stanchezze che non hanno una vera ragione d’essere, ma che ci rendono apatici, svogliati, senza sorriso: anche questo potrebbe essere un sintomo da non trascurare

LA TECNICA
Non obbligarti ad amare sempre


Sentírsi in obbligo è l’atteggiamento che distrugge la spontaneità dell’amore, trasforma il piacere in dovere e ci carica di sensi di inadeguatezza quando non riusciamo ad adempierlo.
Fai invece con te stesso questa considerazione: «lo non amo incessantemente» e ripetitelo più volte al giorno. Osserva poi come ti comporti coi tuoi cari: figli, marito, genitori, amici… Non li ami tutto il tempo, ma a tratti.
Li ami quando percepisci l’amore che hai per loro.
•    volte però ti sono indifferenti.
•    volte addirittura disturbano.
Osserva questo tuo atteggiamento senza trarne conclusione alcuna.
Le persone che si autoimpongono di amare sempre si fanno del male e rendono scadente l’amore, lo fanno diventare un dovere e sono preda dei sensi di colpa. Accade come ai fidanzati che si telefonano di continuo: con il tempo si legheranno all’abitudine, al possesso, non alla persona.
Invece, devi cogliere l’essenza dell’amore: questo ti potrà causare una momentanea sensazione di vuoto, di freddezza.
Abbi cura anche della tua freddezza: è un tuo stato, fa parte di te.
Con questa tecnica conosci l’amore che viene dal vuoto, l’amore disinteressato.

i SI e i NO    degli Obblighi

La vita ci insegna che, fuori di noi, esistono davvero poche ragioni per cui valga la pena di essere felici. Crearci falsi obblighi non rientra certo fra queste.

SI

•    Rompi la catena dell’obbligo abituale / L’economia esistenziale di ciascuno di noi è punteggiata da “obblighi” diventati talmente abituali da rappresentare una consuetudine ormai acquisita.
Se anche tu hai degli “obblighi” quotidiani o settimanali cui non transigi, rompi la catena, sottraendoti a uno di essi. Ti accorgerai che, non adempiendolo, ti darai l’opportunità di liberarti di un’abitudine che ormai ha fatto il suo tempo.


NO

• Mi sento a posto / Osserva nell’arco della giornata le volte in cui, compiuta un’azione dici a te stesso che “ti senti a posto”.
Nella maggioranza dei casi, ti renderai conto di come la frase che ti ripeti sottolinea l’adempimento a un obbligo. Smetti allora di dirtelo e focalizza l’attenzione sulla risonanza che quel gesto ha dentro di te.
Se muoverà uno stato di rinuncia o di sacrificio, sappi che “sentirti a posto” nasconde in realtà un disagio che non vuoi vedere.

Da “Il Diario della Felicità”

di Raffaele Morelli.



Osho

Liberi di Essere – Edizione Cartonata

Mondadori

“Esprimiti in tutti i modi possibili, senza paura. Non c’è nulla da temere, né esiste qualcuno che ti punirà o ti premierà. Se esprimi il tuo essere nella sua forma più autentica, nel suo flusso naturale, sarai immediatamente ricompensato. […] La religione può essere condensata in una sola frase: libertà totale di essere se stessi.” “Non farai mai nulla per senso del dovere, per senso di responsabilità o perché qualcuno si aspetta che tu lo faccia. […] Io insegno una sola responsabilità: quella verso se stessi. Tutte le altre seguiranno da sole, senza che tu debba fare alcuno sforzo. E quando le cose accadono senza sforzo, possiedono un’incredibile bellezza.”

Il tema della libertà sembra esaltare al massimo la carica rivoluzionaria del pensiero di Osho, il mistico indiano che con i suoi insegnamenti controcorrente ha conquistato milioni di seguaci in tutto il mondo. La vera libertà, sostiene in questo nuovo libro, si ottiene solo mettendo in discussione tutte le nostre credenze, i nostri pregiudizi, il nostro dato per scontato. E pagina dopo pagina sfida il lettore a sgombrare la mente da tutte le idee imposte o acquisite e a trovare e percorrere il proprio sentiero individuale verso la libertà.

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Vera Peiffer

Le Trappole del Dovere

Come affrontare la viuta liberi da condizionamenti sensi di colpa piccoli ricatti quotidiani…

Armenia

Come affrontare la vita liberi dai condizionamenti sensi di colpa piccoli ricatti quotidiani.. E vivere feliici. Giorno per giorno il senso del dovere mette a dura prova la nostra capacità di sopportazione. Come uscirne? Questo libro ci insegna come sviluppare l’autostima ad avere consapevolezza dei nostri pregi e a scoprire ciò che veramente desideriamo.

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Amare è un Obbligo? – Parte I

amore-e-obbligo-11Amare è un Obbligo?

Con il termine “Obbligo” s’intende comunemente l’azione che ci sentiamo di dover compiere nel rispetto di norme imposte dall’educazione, dalla cultura di appartenenza, dalla religione, dai valori di riferimento.

Espletarlo soddisfa il nostro Super-Io, restituendoci un’immagine di correttezza e conformità alla regola; non adempierlo ci espone ai sensi di colpa e alla disistima.

amore-e-obbligo-21Sentirci “a posto” ma Infelici

Trasformare la nostra vita in una sequenza di obblighi è il modo più sicuro per condannarci all’infelicità.

L’obbligo è infatti la cartina tornasole della nostra irregimentazione a regole che ci imponiamo e che nel profondo percepiamo come coercitive, se non addirittura punitive.

Entrare nella “psicologia dell’obbligo” traduce in costrizione ogni nostro atto. Per obbligo lavoriamo, ci comportiamo in un certo modo, diciamo alcune cose e ne tacciamo altre.

Per obbligo arriviamo ad imporci di divertirci, riposarci o andare in vacanza. Persino voler bene e fare l’amore, in una mentalità tutta improntata sul dovere, possono tramutarsi in obbligo!

L’obbligo vincola la nostra coscienza a dettami forzati. La conseguenza più evidente di questa operazione è che finiremo per sentirci “a posto” con noi stessi solo quando rispetteremo la norma.

E all’opposto, “sbagliati” quando non la seguiremo.

Effetto collaterale di tale atteggiamento esistenziale è la perdita di contatto con la nostra interiorità; più siamo infarciti di obblighi, più dimostriamo di essere di “di testa”, in balia di credenze e convenzioni assorbite dall’esterno, che via via ci allontanano dai nostri desideri, dalle necessità profonde, dalla nostra vera natura.

Rischiamo quindi di diventare esecutori perfetti di “ciò che si deve” ma di essere sempre più infelici e frustrati.

“Non si ama per obbligo

non esiste nessuna regola di comportamento

o di cosiddetto buon senso

che possa  imporre

di mantenere vivo un rapporto

che non crea benessere.”

continua con

L’obbligo si oppone al cambiamento

L’obbligo ci candida al sacrificio e alla rinuncia

L’unico vero obbligo è realizzare se stessi

LA TECNICA:
Non obbligarti ad amare sempre

i SI e i NO  degli Obblighi

Da “Il Diario della Felicità”

di Raffaele Morelli.



Domenico Gioffrè

Il Dolore Superfluo

Da ridurre, da controllare, da curare – Prefazione di Umberto Veronesi

Erickson

Il libro affronta il tema dolore da diverse prospettive, con il contributo di prestigiose figure della cultura italiana quali: S. Argentieri, G. Filoramo, A. Guerci, S. Natoli, G. Ravasi, S. Garattini, F. Mandelli e V. Ventafridda.

Possiamo pensare ad una vita senza dolore? Non è possibile e non dovremmo neppure augurarcelo. La nostra stessa sopravvivenza, in assenza del «segnale» dolore, sarebbe messa in serio pericolo.

Ma quando il dolore ha esaurito il suo «messaggio» esso deve essere lenito sia nelle patologie acute che in quelle croniche senza guarigione possibile. In questo modo è possibile restituire una dignitosa qualità della vita a chi quotidianamente affronta la dura prova dell’esperienza di malattia.

In Europa siamo agli ultimi posti nell’impiego di farmaci oppiacei. Il dolore non è un prezzo da pagare sempre e comunque alla malattia. Eppure, ignoranza, pregiudizi e rassegnazione hanno impedito di concepire la lotta contro la sofferenza fisica come un obbligo terapeutico nelle strutture sanitarie e a casa del malato.

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Anna Oliverio Ferraris

La Ricerca dell’Identità

Come nasce, come cresce, come cambia l’idea di sé

Giunti Edizioni

La modernità ha liberato l’individuo dalle antiche catene di casta, di stato e di classe, ma ha anche creato un nuovo obbligo verso se stessi, quello di costruirsi un’identità. E questo significa anche affrontare dei paradossi: si è unici ma ci si specchia negli altri; si è autonomi ma si ricerca la stabilità dell’Io nei riconoscimenti e nelle conferme altrui; si rivendica la propria autentità pur recitando ruoli diversi e a volte si indossano, a scopo difensivo, dei falsi Sé.

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Osho

Osho – Amore e Odio – DVD

Infinito Records Edizioni

Videodiscorso: tre tracce – inglese – sottotitoli in italiano – doppiato in italiano.

Amore e odio…verso un amore che non ha opposti.

“Quando in te nascono odio, rabbia, passione, compassione, qualunque cosa, sii consapevole e fai che ogni cosa nasca dalla consapevolezza. Il miracolo è che la consapevolezza, senza che tu debba dire o fare alcunché, trasforma quanto di sgradevole c’è in te in qualcosa di stupendo. La consapevolezza è una forza trasformatrice.” OSHO

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Danzability: ballerini professionisti e diversamente abili

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Parlano gli artisti di Danzability: ballerini professionisti e diversamente abili

Le note di Nyman della colonna sonora del film Lezioni di piano accompagnano “Scambio di ruoli”, la danza a due di Rita e Selika. Una danza con la carrozzina per disabili. Anni e anni di scuola accademica, di lavoro in compagnie italiane e straniere hanno dato a Rita una tecnica sicura con cui il corpo può scolpirsi facilmente in volteggi ed estensioni. Per Selika, costretta alla sedia a rotelle, ogni movimento, piccolo o grande che sia, diventa “il gesto”.4

E dentro c’è tutto: voglia di vivere, di danzare, giocare, comunicare chi sei. C’è tutta la forza e l’intensità di chi ha solo quell’attimo unico per uscire allo scoperto. L’emozione investe Rita. Allora può librarsi leggera, può lasciarsi trasportare, può giocare insieme a Selika e la sedia a rotelle diventa uno strumento con cui, divertite, si scambiano i ruoli.

Così si percepisce che la danza è innanzitutto uno stato interiore, uno stato libero dell’essere. E si perde il conto di chi da e chi riceve. Lo spettatore si lascia cogliere da questo “unicum” che è spettacolo, ma anche comunicazione vera da essere umano a essere umano. «Sembra un paradosso, ma lavorare con i diversamente abili, ha restituito alla mia danza e alla mia vita la curiosità di bambina, il gioco, l’emozione. Può sembrare incredibile, ma è solo in questa esperienza che mi sono accettata pienamente.

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Ciò che ho fatto prima è stato come una preparazione per potere incontrare loro.

E trovare loro è incontrare la poesia». Si confessa così Rita Croce, una vita dedicata alla danza e che solo negli ultimi anni la vede educatrice del Centro servizi Santi Pietro e Matteo e insegnante di danza dei diversamente abili nel progetto Danzability. Danzability nasce nel 2004 da una collaborazione tra “Let’s Dance”, il Comune di Reggio Emilia e la cooperativa “Piccolo principe” attraverso i laboratori “Extra time”. Ma loro hanno altre ambizioni.

Così nel 2006 il progetto si evolve in un corso stabile, reso possibile dalla collaborazione del “Let’s Dance” con il Santi Pietro e Matteo. «Non volevamo che fosse solo un’opportunità per gli ospiti – spiega Vittoria Sassi, coordinatrice dell’Ente – ma intendevamo produrre spettacoli veri e propri, per trasmettere il patrimonio artistico ed espressivo dei partecipanti. Essi possono diventare così ambasciatori delle diversità, attraverso quel linguaggio universale che è la danza». I ballerini sono una decina e hanno difficoltà diverse, presenti alla nascita o sopraggiunte.

La maggior parte di loro risiede nella comunità dell’Ente, altri vengono accompagnati dai familiari. Nelle lezioni settimanali non c’è un canovaccio definito. Sì, ci sono le linee guida di Rita e la sua voce autorevole quando non c’è disciplina, ma lo spettacolo nasce e si costruisce rispetto al loro modo di muoversi, di esprimersi. Per Carmela la danza è rilassante, ma anche «ti mette voglia di fare all’amore».

Il ballo è “molto bello” per Fabio, che danza un finto tango su musiche di Mozart e che ha imparato a tenere ben eretta e fiera la testa; ballare è un piacere per Anastasia; Chiara e Alice si spingono oltre: la musica e la danza le fanno “impazzire”. «La musica entra dal cuore e io la rappresento da lì», dichiara Alice. Mary, che accompagna il marito Fabrizio, lo vede trasformato, da quando partecipa al gruppo. «Ma c’è una cosa che mi fa molto male – confessa Mary, fiera ed affettuosa di fianco al marito – devo combattere tutti i giorni con lo sguardo della gente.5

Se questi spettacoli venissero visti con occhi diversi, forse il mondo sarebbe migliore». Anche Simona, atelierista dell’Ente, può apprezzare come la musica e la danza trasformi i ragazzi e come l’esperienza riesca a fare superare loro ostacoli e paure. «San Tommaso diceva che la bellezza è lo splendore del vero; una frase così appropriata per queste persone!», sostiene Matteo, che collabora con Rita. Davide è un volontario, ex
allievo di Rita; viene da Bologna ogni settimana «perché mi sono innamorato di questa esperienza e per i rapporti che si sono costruiti con questi ragazzi, che mi hanno aiutato ad avere rispetto dei miei sentimenti e ad esprimere me stesso; loro infatti hanno questa libertà incredibile».

Il gruppo Danzability ha tenuto spettacoli alla Cavallerizza e nelle piazze reggiane del Restate; è stato chiamato in provincia, ma anche a Mantova e Firenze. A Bologna si è classificato primo nel campionato nazionale su sedia a rotelle. Ma vuole andare oltre: vuole partecipare a due concorsi di danza di teatro, ma non per disabili. «Vorremmo essere inseriti in un circuito di assoluta normalità. Il nostro sogno è diventare una compagnia a tutti gli effetti, ed anche essere pagati.

E andare al Valli, che è il simbolo della danza. Questi ragazzi sono da considerarsi artisti a tutti gli effetti, perché sanno comunicare emozioni e i nostri spettacoli hanno sempre una valenza culturale», sostiene Rita. «Dobbiamo liberarci del pietismo – continua – ma c’è invece molto rispetto e dignità nel riconoscere le diverse abilità». «Il progetto si sta autofinanziando – conclude Lia Gallinari, vice presidente del Let’s Dance . ma per raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi, abbiamo bisogno di offrire più possibilità a questi ragazzi. E anche per poterne accogliere altri. Per questa ragione stiamo firmando un protocollo d’intesa con l’Istituto, la cooperativa Piccolo principe e il Cip (Comitato italiano paralimpico).

Intorno a loro devono esserci più professionisti, ma anche più volontari, non necessariamente danzatori. Importante è la passione, le competenze si possono costruire in laboratorio».
Per contatti: Vittoria
telefono 0522 533150

La danza è la vita

è in carrozzina e può comunicare solo attraverso il computer
Ed è così che ha risposto alle nostre domande

Selika, cosa è per te la danza?
È la vita.
Ovvero?
La vita è mangiare, dormire, respirare, gioire, piangere, arrabbiarsi, amare, odiare; tutto questo è vita e quindi è danza.
Da quanto tempo danzi?
Da sempre. Come ti ho detto, la vita è una danza, a volte bella, allegra, a volte malinconica, triste. Ma forse volevi sapere da quanto tempo mi è permesso di esternare chi sono, cosa vivo. Da pochi anni, quattro esattamente.
Hai conosciuto qui i tuoi amici?
Non ci sono amici nella danza, come nella vita, ma ci sono compagni di avventura, compagni con i quali condividi certe esperienze in quel determinato momento.
Come ti senti quando balli?
Mi sento viva; forse è l’unico momento in cui, anche chi mi circonda, riesce a capire chi
sono veramente.
Da dove ti vengono i gesti?
Dalla vita quindi, e dalla musica; i miei gesti forse non sono aggraziati, ma sono veri, sentiti.
Continuerai questa esperienza?
Certo, difficilmente mi stanco di qualche cosa, anche perché vorrebbe dire stancarsi di vivere. Io sono condizionata dalla volontà di altre persone e, fino a quando non si stancheranno di accompagnarmi, vorrò ballare; voglio vivere.
Cosa pensi di trasmettere con la danza?
Insieme alla mia insegnante ho creato una coreografia che per me è molto bella e dentro c’è il senso che la vita, bella o brutta che sia, vale comunque la pena di viverla appieno.
“Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà”, è il mio motto. Questo è quello che provo e che voglio trasmettere quando ballo.




Justin Howse
Shirley HancockMedicina della Danza

Patologie e Traumi – Cause, prevenzione e terapie

Gremese Editore

Lo trovi su Macrolibrarsi


Elena Cerruto

Metodologia e pratica della Danza Terapeutica

Danzamovimentoterapia tra oriente e occidente

Franco Angeli Editore

Lo trovi su Macrolibrarsi


Maria Elisabetta Gazzola

Puoi Danzare la tua Vita

Centro di benessere psicofisico

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Flavia De Marco – Nurya

La più Antica delle Danze e il suo Potere Curativo

Danza del ventre

Lampi di Stampa

Lo trovi su Macrolibrarsi


Lidia Gambirasio

Danzando s’Impara

Colore, poesia e fiaba attraverso la danzamovimentoterapia

Erickson

Lo trovi su Macrolibrarsi


Apid – Ass. Prof. Italiana Danzamovimentoterapia

DanzaMovimentoTerapia

Modelli e pratiche nell’esperienza italiana

Magi Edizioni Scientifiche
Lo trovi su Macrolibrarsi


Chiara Corte

Yoga e Danza

Editoriale Delfino

Lo trovi su Macrollibrarsi


Joan Chodorow

Danzaterapia e Psicologia del Profondo

L’uso psicoterapeutico del movimento espressivo e rituale

Red Edizioni

Lo trovi su Macrolibrarsi


Joana Morange

Danza Terapia

L’armonia del corpo attraverso il movimento

Punto d’Incontro
Lo trovi su Macrolibrarsi

Annienta la sofferenza: Accetta Ciò che Accade

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Annienta la sofferenza – Accetta Ciò che Accade

Tanto tempo fa, mentre ero nel giardino del mio immenso palazzo imperiale a passeggiare, si scatenò un tremendo terremoto. Il palazzo si distrusse,
seppellendoci sotto la mia famiglia, i servi, i soldati. Io mi salvai
proprio perché ero nel giardino.

La capitale era distrutta… forse tutta la Cina era distrutta.

Ero al colmo della disperazione. Non sapendo cosa fare mi recai alla grotta
di un vecchio Saggio, famoso nella regione e mi lamentai con lui “tutto è
distrutto, non serve più a nulla vivere”.

Ma il Saggio mi redarguì.

“Ognuno deve accettare ciò che gli accade. Non puoi lamentarti e restare qui
a far niente”.

“Perché mi è capitato questo… Perché la mia famiglia è scomparsa?”. Gli
chiesi allora.

“Sei vivo o no. E’ questo ciò che conta “, rispose il vecchio Saggio.

“Sono vivo, dissi, ma a che scopo? Ogni cosa è distrutta, tutti sono morti”.

“Quante inutili domande, rispose il Saggio, accetta la situazione in cui ti
trovi. Non puoi vivere né nel passato, né nel futuro. Ma solo nel presente.
Non importa perché sei ancora vivo, importa che sei vivo e quindi devi
agire, hai qualcosa da fare… sei l’imperatore della Cina. Devi dare
l’esempio”.

“Che cosa” chiesi al Saggio, “che cosa dovrei fare?”.

“Qualsiasi cosa, ricostruisci il palazzo, la città, usa le mani e il
cervello.

Usa l’energia di coloro che sono attorno a te. Guidali. E’ questo il tuo
compito.

Non aver paura, smetti di guardarti indietro. Il passato, i tuoi cari, non
possono tornare.

Non vi è nulla di meglio dell’istante presente. Perché puoi vivere solo ora,
solo nel presente…”.

“Ma da dove cominciare?” chiesi, mentre cominciavo a sentire nuovamente un
grande senso di responsabilità.

“Abbandona la paura, la tristezza, le emozioni” disse il Saggio.

Esse fanno parte dell’evoluzione dell’uomo, ma fino a che resti preda delle
emozioni, non puoi essere ciò che sei. Sei bloccato”.

E così detto il Saggio mi congedò, e tornò alle sue occupazioni.
Io tornai in città ripensando a quelle parole. Cominciai a pulire le strade
dalle macerie, a curare i feriti. Fui riconosciuto e la gente mi aiutava con
grande lena.

“Se il nostro imperatore lavora con noi – dicevano – non tutto è perduto”.

Come imperatore ero d’esempio a tutti. In breve la città tornò a vivere. Ma
io continuavo a farmi domande “Ho fatto tutto quello che ci si aspettava da
me” gli chiesi “ma sarà sufficiente?”.

“Era quello che dovevi fare” rispose il Saggio. “Ma smetti di pensare e
agisci. Ciò che conta è agire, solo fare conta, perché non è pensando che
aiuterai il tuo popolo, o comprenderai te stesso. Come ti guardano i tuoi
sudditi ora?” mi chiese il Saggio.

“Bene mi seguono, ma temo che mi aiutino per paura”, risposi.

“Non è paura” disse il Saggio. “E’ il rispetto. Questa gente ti rispetta per
ciò che stai facendo. Perché lavori con loro, in mezzo a loro. Non perché
sei l’imperatore. Usa questo rispetto. Non ritirarti nel tuo palazzo. Perché
il rispetto permette l’evoluzione. Permette di evolvere verso la conoscenza,
senza bisogno di parole, prendendo coscienza del proprio sé”.

E fu così che anch’io, l’imperatore della Cina, attraverso la terribile
tragedia del terremoto e della distruzione, feci un grande passo sulla
strada della mia evoluzione. Conquistai la stima e il rispetto della mia
gente, che prima mi temeva soltanto.

Ma, soprattutto, capii che conta più fare, agire, di mille parole.

Attraverso l’accettazione della prova, anche la più dura, si arriva al
superamento della stessa ed ogni uomo, anche il più potente, sale un gradino
sulla scala della sua evoluzione.

(di Huang-Ti e Mo-Tzu)

(da lista Sadhana – Yahoo )



Cheri Huber

Non Lasciarti Cadere: Buttati!

L’accettazione è la strada che porta alla vera libertà

Oscar mondadori

La maggior parte delle persone crede che la piena accettazione della vita significhi rinunciare, chiudere i cuori e le menti, non interessarsi più delle ingiustizie e delle difficoltà che vediamo nel mondo. Niente potrebbe essere più falso: non bisogna infatti confondere l’accettazione con la rassegnazione. La seconda non porta ad alcuna attività, la prima, al contrario, ci spinge a rimboccarci le maniche e provare ad aggiustare le cose.

In queste pagine la nota insegnante zen Cheri Huber spiega con il consueto stile immediato e illuminante cosa sia davvero l’accettazione, cuore del suo insegnamento e del messaggio buddhista, spronando il lettore ad aprirsi a una comprensione nuova, più profonda e compassionevole, lontana dai pregiudizi.

E ci indica la via per iniziare a liberarci dal dolore poiché, come dice lei stessa, “senza accettazione ogni sforzo di risvegliarsi e di mettere fine alla sofferenza poggia su un terreno vacillante”.

Lo trovi su Macrolibrarsi



Lise Bourbeau

Amore: il Potere dell’Accettazione

Amrita

Quotidianamente viviamo in situazioni conflittuali che producono insoddisfazione e, alla lunga, problemi di salute. Lise Bourbeau ci racconta, qui, un caso emblematico, in cui non sarà difficile riconoscersi almeno in parte: entriamo nel suo studio insieme ai componenti di una famiglia che ha i problemi di molte altre, governata da schemi relazionali nei quali serpeggia qualche malinteso, qualche timore, e una quantità di condizionamenti provenienti dal passato di ciascuno.

L’arma terapeutica di Lise è potentissima, e la vediamo in azione in modo così chiaro che in seguito ogni lettore potrà servirsene: si tratta della dinamica dell’ACCETTAZIONE, ben diversa dalla supina sottomissione, dalla rassegnazione o dall’abdicare alle proprie risorse e responsabilità.

È in realtà un metodo per “leggere” diversamente gli eventi difficili della nostra vita, quali la malattia, la morte (nostra e altrui), la vecchiaia, la perdita, le scelte dei nostri cari, il nostro aspetto fisico, i nostri punti deboli… scoprendo quanto numerose ed impensabili siano le sfaccettature dell’Amore.

È una chiave potente e universale per risolvere le difficoltà della vita. Lise Bourbeau è autrice di numerosi bestsellers, fra cui Ascolta il tuo corpo e Le 5 ferite, entrambi editi in Italia da Amrita. È l’anima della più famosa scuola di crescita personale del Canada francofono, che da alcuni anni tiene, anche in Italia, conferenze e seminari.

Compralo su Macrolibrarsi

La forza dell’abbraccio: un gesto che può cambiare la vita

abbraccio2

La forza dell’Abbraccio –

un gesto che può cambiare la vita


Intervista


Oggi questo fenomeno è presente in tutta Italia, qual è la città più “abbracciosa”?
A livello mondiale l’Italia come si colloca e si posiziona?

Diciamo che in Italia Milano e Roma sono in prima fila, mentre nel mondo l’Italia è il Paese che ha realizzato più video, seguita da Spagna, Brasile e gli altri paesi latini.

A livello individuale che idea c’è nell’abbracciare? E a livello di energia universale?
A livello individuale posso dire che attraverso l’abbraccio avviene l’unione fisica ma anche energetica fra due persone. In un attimo cadono le maschere che quotidianamente indossiamo tutti per lasciare spazio ad uno scambio umano e immediato. A livello universale si crea una dimensione di assoluta fratellanza dell’intera umanità in cui non ci sono più distinzioni di alcun genere, né culturali, né sociali, né politiche, perché viene rotto per un attimo ogni confine e tutti diventano davvero uguali seppur unici.

Ti è capitato di abbracciare persone “deboli”, come anziani, malati, emarginati? Se si cosa ritieni di aver dato e ricevuto?
La persone così dette deboli sono quelle da cui ho tratto maggior forza e talvolta mi hanno trasmesso una grande consapevolezza di ciò che stavano andando a ricevere e donare.

L’abbraccio è un semplice gesto. In che cosa consiste la sua forza? Si può dire che può guarire?
Nell’abbraccio c’è il gesto del perdono, un perdono che viene rivolto prima a se stessi e che consente di lasciarsi andare, di rivedere le proprie certezze, oltrepassare le proprie barriere mentali che ci impediscono di entrare in contatto profondo con chi abbiamo di fronte. Quando accettiamo di rompere i nostri schemi e ci apriamo fiduciosi alla vita e all’umanità, ecco che si innesca in noi un processo di guarigione per la nostra anima, perché entriamo nella dimensione dell’unità, liberandoci dalla gabbia mentale della separazione.

Il tuo modo di relazionarti alle persone care oltre che agli sconosciuti è cambiato dopo l’esperienza degli abbracci?
L’esperienza degli abbracci per me è stata davvero importante e attraverso di essa ho rafforzato il rapporto con mia madre, che non vedo spesso perché vive in un’altra regione. Sono riuscito a coinvolgerla dapprima facendole vedere i video e successivamente invitandola a fare insieme l’esperienza. Devo dire che è stato un momento di condivisione straordinaria che ci ha riavvicinati moltissimo… da allora ogni volta che ci incontriamo io e la mia mammina come prima cosa ci salutiamo con un forte e caloroso abbraccio… Fantastico no?

Perché le persone dovrebbero diventare degli abbracciatori?
Vivere questa incredibile esperienza mi ha permesso di rafforzare una mia convinzione, e cioè che l’apertura del Cuore di una persona, cioe’ la sua capacità di dare e ricevere amore non dipende dalla sua cultura, dal suo livello sociale, dall’etnia, dalla sua appartenenza politica o religiosa, ma va al di la anche dal fatto che abbiano frequentato o meno corsi o seminari per sviluppare il proprio potenziale umano, o che sia riuscito a sviluppare una propria coscienza ecologista, quanto sia grande il suo Cuore va al di là di tutto questo, anzi dico di più: i Cuori più grandi, tra quelli che ho abbracciato, li ho sentiti proprio nelle persone più semplici: le meno acculturate, e soprattutto le meno intellettuali, gli “ultimi” di questa nostra società, come i bambini ad esempio, sono loro quelli che mi hanno insegnato e trasmesso più di tutti, per sempre resterà vivo in me il ricordo di un bambino di 8/9 anni che, con un gesto deciso quasi brusco, si è staccato dalla forte stretta della mano della madre, che alla nostra visione aveva accelerato il passo, per venirmi incontro a braccia aperte…

Daniela Milano – http://www.lifegate.it

Ricordiamo dunque


DOMENICA 8 NOVEMBRE 2009

Giornata Del “DONO ABBRACCI”

nelle piazze di tutta Italia


abbracciami cogli ogni occasione per donare un abbraccio

Se vedi qualcuno giù… dagli una tua zampa…

Spesso facciamo finta di non aver bisogno di nessuno…

invece la verità è che TUTTI hanno bisogno di un gesto di conforto prima o poi…

Partecipa anche tu e invita i tuoi amici !!!


“L’abbraccio è uno dei gesti più salutari che ci possano essere ma li usiamo cosi poco”

In occasione della giornata dell’abbraccio che ha avuto il suo esordio informale nel 2002 in occasione dei terremotati del molise, ti invitiamo a scendere in piazza e offrire a qualcuno un abbraccio, se puoi con un cartello o foglio di carta con scritto DONO ABBRACCI

Tutti i libri sul potere dell’Abbraccio

Consiglio:


Martha G. Welch

 

L’Abbraccio che Guarisce

La tecnica corporea dell’holding per eliminare capricci, gelosie, accessi d’ira dei bambini

Red Edizioni

 

L’autrice ha declinato in L’Abbraccio che Guarisce la tecnica dell’holding per risolvere situazioni familiari problematiche ma non gravi, quali i capricci, le gelosie tra fratelli, gli accessi d’ira dei bambini.

L’holding è un metodo riconosciuto in tutto il mondo per la cura di gravi disturbi psichici, come per esempio l’autismo. Consiste nell’abbracciare il piccolo, con tenerezza e fermezza, secondo tempi e modalità precisi.

Lo trovi su Macrolibrarsi


Kathleen KeatingLa Terapia dell’Abbraccio
Gribaudi Edizioni

 

Questo piccolo libro è un vero concentrato di tenerezza: presenta il tema dell’abbracciarsi in maniera divertente con la simpatia che ci trasmettono gli orsi per illustrare la terapia dell’abbraccio. Spunti divertenti, e allo stesso tempo nuovi e originali, ci mostrano tutti gli aspetti del dare e ricevere tenerezza, affetto, amore, comprensione, perché l’abbraccio regala benessere a se stessi e agli altri ed è la risposta naturale ai nostri sentimenti. È un invito per tutti, da scambiarsi tra amici, innamorati, colleghi, in famiglia e da regalare e regalarsi in ogni occasione.

Lo trovi su Macrolibrarsi


Betty J. EadieAbbracciata dalla Luce – Nuova Edizione“La pù profonda e straordinaria esperienza oltre la vita”
Sperling

 

A trentun anni, a causa delle complicazioni insorte dopo un intervento chirurgico, Betty Eadie entra per alcune ore in uno stato di morte apparente, per poi tornare miracolosamente alla vita.

Un’esperienza sconvolgente, che dopo alcuni anni di silenzio ha deciso di raccontare in questo libro, nella convinzione di portare un messaggio di speranza e fiducia agli uomini. Betty Eadie sa toccare il nostro cuore, descrivendo ciò che ha visto e udito, e le meravigliose sensazioni sperimentate.

Il suo spirito, come riferisce, abbandonò il corpo, lasciò la stanza dell’ospedale e si inoltrò in un tunnel in fondo al quale splendeva una luce abbagliante. Era la luce di Gesù Cristo che volle condurla nell’aldilà, un regno di quiete dove tutti sono felici, ma dove lei non poteva fermarsi perché non si era ancora compiuto il suo destino.

Era necessario che tornasse sulla terra e offrisse al prossimo parole di conforto. Un grande best-seller, un invito ad affrontare i rapporti con gli altri e con Dio in una prospettiva diversa e positiva.

Lo trovi su Macrolibrarsi

Cambiare pensiero: da Conversazioni con Dio di Neale Donald Walsch

Nuove Rivelazioni

Nuove Rivelazioni

Cambiare pensiero

Il che mi porta a farti un’altra domanda. Perché non dai appunto una sistemata a questo mondo, invece di lasciarlo andare all’inferno?

Perché non lo fai tu?

Perché non ne ho il potere.

Sciocchezze. Hai il potere e la capacità di mettere fine alla fame nel mondo in questo stesso momento, di curare subito le malattie. Che cosa ne pensi se ti ripeto che la vostra stessa classe medica non fa conoscere le cure, si rifiuta di approvare la medicina e le terapie alternative perché rappresentano una minaccia alla stessa struttura sanitaria? Che cosa ne pensi se ti dico ancora che i governi del mondo non vogliono la fine della fame nel mondo? Mi crederesti?

Ho qualche difficoltà a questo riguardo. So che si tratta del punto di vista populista, ma non riesco a credere che in effetti corrisponda al vero. Nessun medico sarebbe disposto a negare una cura. Nessun governante vorrebbe vedere il suo popolo morire.

Nessun dottore preso individualmente, questo è vero. Nessun particolare uomo di governo, giusto. Ma la professione medica e l’attività politica si sono istituzionalizzate, e sono le istituzioni che si battono contro queste cose, talvolta in maniera molto subdola, talaltra senza nemmeno volerlo, ma ineluttabilmente, perché per queste istituzioni è una questione di soprawivenza.

Per esempio, ti ho già detto che i dottori in occidente negano l’efficacia terapeutica della medicina orientale perché ammettere che talune modalità alternative alle loro riescano a ottenere anche soltanto qualche risultato nelle guarigioni significherebbe lacerare il tessuto stesso dell’istituzione così come si è tradizionalmente strutturata.

Non si tratta di una forma di malevolenza, ma è un’azione molto insidiosa. La medicina ufficiale non fa una cosa del genere per cattiveria, lo fa perché è spaventata.

“Tutte le aggressioni sono una richiesta di aiuto”. L’ho letto in A Course in Miracles.

Lo so. Ce l’ho messo io.

Hai dvvero una risposta per tutto.

Il che mi ricorda che abbiamo appena cominciato con le tue domande. Stavamo discutendo del modo in cui tu avresti potuto mettere sulla buona strada la tua vita. Del modo per farla “decollare”. Stavo parlando del processo della creazione.

Sì, e io continuo a interromperti.

Giusto, ma facciamo ora un passo indietro, per non perdere il filo di qualcosa che è molto importante.

La vita è una creazione, non una scoperta.

Non vivi per scoprire che cosa ti porta di nuovo ogni giorno, bensì per crearlo. Crei la tua realtà minuto per minuto, con ogni probabilità senza saperlo.

Ecco qui il motivo per cui ciò è così, e come funziona.

1. Ti ho creato a immagine e somiglianza di Dio.

2. Dio è il creatore.

3. Sei tre esseri in uno. Puoi definire questi tre aspetti dell’essere in qualunque modo tu voglia: Padre, Figlio e Spirito Santo; spirito, mente e corpo; super-io, io e inconscio eccetera.

4. La creazione è un processo che procede da queste tre parti del tuo essere. Messo in altri termini, tu crei a tre livelli. I mezzi della creazione sono: il pensiero, la parola e le azioni.

5. Tutta la creazione incomincia dal pensiero (“Procede dal Padre”). Tutta la creazione poi continua con la parola (“Chiedi e ti sarà dato, parla e per te sarà fatto”). Tutta la creazione si compie nell’azione (“E il Verbo si incarnò e rimase tra noi”).

6. Quello che pensi, ma in seguito non esprimi mai in parole, viene creato su un certo livello. Quello che pensi ed esprimi in parole viene creato su un altro livello. Quello che pensi, esprimi e fai, diventa manifesto nella tua realtà.

7. Pensare, esprimere, e fare qualcosa in cui non si creda totalmente è impossibile. Perciò il processo della creazione deve includere la fede, ossia la consapevolezza. Questa è la fede assoluta. Questo va al di là della speranza. Questo è avere coscienza di una certezza. (“Grazie alla tua fede sarai guarito”.) Perciò la parte attiva della creazione include sempre la consapevolezza. Si tratta di una chiarezza a livello viscerale, una totale certezza, una completa accettazione di qualcosa come una realtà.

8. Questo luogo di autentica conoscenza è un luogo di intensa e incredibile gratitudine. Sì tratta di un ‘anticipata riconoscenza. E questa, forse, è la più importante chiave per la creazione: essere grati in anticipo, e a causa della creazione. Dare la cosa per scontata in partenza, non solo è giustificato, ma incoraggiato. Costituisce il chiaro indice di una profonda conoscenza. Tutti i Maestri sanno in precedenza che l’azione si è compiuta.

9. Celebra e godi di tutto quello che crei, che hai creato. Respingere una qualsiasi parte di esso è respingere una parte dite stesso. Qualunque cosa si presenti adesso come una parte della tua creazione, possiediia, reclamala, benedicila, siine grato. Cerca di non condannarla “Dio la maledica ” perché condannarla vuoi dire condannare te stesso.

10. Se esiste qualche aspetto della creazione che trovi insoddisfacente, benedicilo e limitati a cambiario. Fai una nuova scelta. Chiedi una nuova realtà. Pensa un pensiero nuovo. Pronuncia una nuova parola. Fai qualcosa di nuovo. Fallo in maniera magnifica e il resto dei mondo ti seguirà. Chiedi che lo faccia. Pretendilo. Di’: “Sono la Vita e la Via, seguitemi”. Questo è il modo di manifestare la volontà di Dio “così in Cielo come in Terra”.

Se fosse tanto semplice, se questi dieci iniziative sono tutto quello di cui abbiamo bisogno, perché le cose non funzionano in tal modo per molti di noi?

Funzionano così, per tutti voi. Alcuni di voi agiscono in maniera consapevole, e altri senza rendersene conto, senza nemmeno sapere quello che fanno. Taluni di voi procedono del tutto vigili, e altri sono sonnambuli. Eppure tutti state creando la vostra realtà -creandola, non scoprendola – ricorrendo al potere che vi ho conferito, e al procedimento che vi ho appena descritto. Quindi, tu mi hai domandato quando la tua vita avrebbe “preso quota”, e io ti ho dato la risposta. Otterrai che la tua vita “decolli” innanzitutto diventando ben certo di quello che ne pensi. Pensa a quello che vorresti essere, a quello che vorresti fare e avere. Pensaci spesso finché non ti sarai chiarito appieno le idee. Poi, quando avrai raggiunto tale risultato, non pensare ad altro. Non immaginare nessun’altra possibilità.

Scaccia tutti i pensieri negativi dalle tue costruzioni mentali. Sbarazzati di ogni pessimismo. Abbandona qualunque dubbio. Respingi la paura. Disciplina la tua mente perché si attenga strettamente al pensiero creativo originale.

Quando i tuoi pensieri saranno limpidi e incrollabili esprimili come verità. Pronunciali ad alta voce. Serviti della grande autorevolezza che suscita il potere creativo: Io sono. Dichiara il fatto che tu esisti agli altri. “Io sono” è la dichiarazione creativa più forte in tutto l’universo. Qualunque cosa tu dica, dopo le parole “Io SONO” mette in moto queste esperienze, le suscita, le porta a te.

Non esiste altra via della quale l’universo abbia nozione circa il proprio funzionamento. Non esiste altra strada da prendere di cui esso sia a conoscenza. L’universo risponde alle parole “Io sono” come risponderebbe il genio della lampada.

Tu dici: “Abbandona qualunque dubbio, respingi la paura, sbarazzati di ogni pessimismo”, come se dicessi: “Prendi una fetta di pane”. Ma queste cose è più facile dirle che farle. “Scaccia tutti i pensieri negativi dalle tue costruzioni mentali”, potrebbe benissimo leggersi come, “Scala il monte Everest, prima di colazione”. Si tratta piuttosto di un ordine ancora più impegnativo.

Imbrigliare i tuoi pensieri, esercitando il controllo su di essi, non è così difficile come potrebbe sembrare. (Né, quanto a questo, lo è lo scalare il monte Everest.) È tutta una questione di disciplina. E tutta una questione di volontà.

Il primo passo è quello di imparare a controllare i tuoi pensieri; a pensare a quello a cui stai pensando. Quando ti sorprendi a pensare pensieri negativi – pensieri che negano la tua più alta idea circa una cosa – ricomincia a pensare! Voglio che tu lo faccia alla lettera. Se pensi di essere in un periodo di depressione, in una situazione spiacevole, e che niente di buono ne può derivare, pensa di nuovo. Se pensi che il mondo sia un luogo deplorevole, pieno di eventi negativi, ricomincia a pensare. Se pensi che la tua vita stia andando a catafascio, e hai l’impressione di non riuscire più a rimetterne insieme i pezzi, ricomincia a pensare.

Ti puoi addestrare a farlo. “Rifletti su come sei riuscito bene ad addestrare te stesso a non farlo!”

Grazie. Non mi hanno mai prospettato questo procedimento con tanta chiarezza. Vorrei che fosse facile a farsi come a dirsi, ma ora se non altro ho capito con chiarezza, credo.

Bene, se hai bisogno di un ripasso, abbiamo a disposizione numerose vite.

da Conversazioni con Dio
di Neale Donald Walsch (Sperling e K.)

-Tutti i libri dello stesso autore qui

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Neale Donald Walsch

Ritrovare la Luce

Un percorso di rinascita spirituale


Rinascere, creare un nuovo se stesso e trovare lo scopo della vita: questo è l’obiettivo di ciascuno di noi. Walsch ci guida per mano in un viaggio spirituale senza precedenti.

L’autore di Conversazioni con Dio ci accompagna lungo un percorso di rinnovamento spirituale che ci condurrà ad abbracciare il vero scopo della vita: Ri-Creare la consapevolezza di noi stessi. In questo libro Walsch ci prende pe mano e ci guida verso la svolta della nostra esistenza: seguendo i principi con una serie di semplici esercizi, diventeremo ben presto in grado di tradurre nella pratica le rivelazioni riguardo il processo di trasformazione di noi stessi in “portatori di luce”.

Lo trovi sul sito MACROLIBRARSI … clicca qui



Neale Donald Walsch

Esercizi di vita

La pratica quotidiana della saggezza

“La più grande ironia della vita è che tutto ciò che vogliamo, l’abbiamo già.” Ecco una delle verità per cui Walsch è tanto famoso – e tanto provocatorio. In questo libro risponde con la consueta ironia e serenità a domande fondamentali sulla ricchezza, sull’amore, sul lavoro: le dimensioni della vita dove il desiderio di quello che non si possiede domina l’animo con forza, tenendolo in scacco. Walsch trasforma i problemi in avventure: senza appoggiarsi a risposte miracolose, ma modificando il punto di vista dei suoi lettori-interlocutori e mostrando loro le sconosciute ricchezze interiori di cui non fanno uso. Frutto di alcuni seminari che Neale Donald Walsch ha tenuto in diverse parti del mondo ai suoi numerosissimi lettori, questo libro ha il ritmo di una vera e propria conversazione con un amico, ai cui buoni consigli si ritorna spesso.

Lo trovi sul sito MACROLIBRARSI … clicca qui

Altri articoli sul Pensiero:

Invito: L’ANELLO MANCANTE DEL SEGRETO – SEMINARIO CON ROY MARTINA 7 Dic.

imagesMessaggio personale da Maggy …


Un avviso importante …

io e Andrea , il responsabile del sito www.solonewage.it che ci allieta con i meravigliosi pensieri della sua newsletter quotidiana e spesso divulga gli articoli proposti in questo blog, saremo a Verona il 7 Dicembre per il seminario di Roy Martina.

Ci farebbe molto piacere incontrarti, conoscerti di persona e magari condividere con te pareri
e consigli sui contenuti che ti proponiamo ogni giorno.

Ti ricordo che mancano ancora pochi giorni per usufruire dell’offerta che Macrolibrarsi
ci riserva sul sito di 120€ anzichè 160€ (tempo fino al 18/11/08)
se ti interessa questo è il link alla pagina … Clicca qui

Per qualsiasi chiarimento o altro puoi chiamare direttamente
a questo numero (Andrea 340 8747430) dalle 17.30 in poi.

In alternativa puoi scriverci ai soliti indirizzi di sempre
andrea@solonewage.it oppure a Maggy al sg.maggy@gmail.com

Ci auguriamo di conoscerti presto.
Un caro abbraccio
Maggy & Andrea

roy_martina_verona6 L’ANELLO MANCANTE DEL SEGRETO – SEMINARIO CON ROY MARTINA

Prendi l’abitudine di creare salute, felicità e ricchezza in modo semplice!

Prezzo € 160,00 (PROMOZIONE vedi sotto)

Prenotalo su Macrolibrarsi

PROMOZIONE!!!

Se ti iscrivi entro il 18/11/2008 paghi 120,00 € invece di 160,00

L’ANELLO MANCANTE DEL SEGRETO

Prendi l’abitudine di creare salute, felicità e ricchezza in modo semplice!
Incontro con il Dottor Roy Martina

7 dicembre 2008
Teatro Nuovo di Verona, ore 10 – 18

La nuda e cruda verità che ti ostini a non voler conoscere:

* Perché non hai ancora realizzato i tuoi sogni?
* Perché in determinate aree della tua vita ostacoli te stesso?
* Sei sicuro che invecchierai in modo sano e non diventerai debole e malato?
* Perché pensi che sia impossibile far avverare i tuoi sogni?
* Cosa sai realmente della prevenzione delle malattie?

Se sei onesto con te stesso, riconoscerai che c’è qualcosa che non sai e che devi assolutamente conoscere. Non pensi che sia giunto il momento di imparare da un Maestro che fa dell’apprendimento un gioco facile e divertente?

Partecipa al seminario di uno dei medici di maggior successo in Europa!

La persona in grado di darti le risposte a queste domande è il Dottor Roy Martina: il suo nuovo libro L’anello mancante del Segreto spiega esattamente cosa fare per creare la vita che desideri.
In più di 14 paesi, sono oltre 1000 le persone che hanno avuto modo di ascoltare gli insegnamenti del dottor Roy Martina.

Un giorno che cambierà il tuo modo di pensare e la tua vita per sempre.

In questo seminario di un giorno scoprirai delle tecniche specifiche per riprogrammare la mente, cambiare il tuo modo di pensare e finalizzarlo al successo e al controllo della tua vita. Imparerai come influenzare le persone, le circostanze e il tuo futuro in modo quasi magico.

Come puoi applicare il Segreto in modo costante nelle tua vita quotidiana?

* E se potessi bloccare i tuoi pensieri negativi?
* Cos’è che sbagli quando non riesci ad avere successo?
* Cos’è il karma?
* È giusto chiedere tutto ciò che vuoi?

Il Dottor Roy Martina risponde a queste domande pratiche e impegnative. Nel corso della giornata imparerai in modo pratico come allenarti e usare il Segreto automaticamente e senza pensarci in modo cosciente.

I pensieri, i sentimenti e le convinzioni diventano realtà.

La Legge dell’attrazione è una lama a doppio taglio. Tutte le persone, senza alcuna eccezione, creano la propria realtà attraverso ciò che pensano e ciò che sentono. La verità di base è che tu, inconsciamente, attrai nella tua vita persone, circostanze ed eventi che non desideri.
Pertanto, il primo passo è comprendere in che modo i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti e le tue emozioni possono ostacolare la tua realtà soggettiva, la tua felicità e la tua salute. Solo allora potrai focalizzarti su come ottenere ciò che realmente vuoi in modo funzionale.

Il dottor Roy Martina è un vero pioniere della medicina in Europa.

Roy Martina ha appreso il segreto della Legge dell’attrazione quando era molto giovane. Per più di 30 anni ha lavorato con successo su questo modello concettuale in qualità di medico, preparatore e motivatore di atleti, persone comuni, impiegati e manager. Ha insegnato a molte persone, tra cui diversi pazienti affetti da malattie croniche, come applicare la Legge dell’attrazione in tutte le aree della loro vita. È stato per 7 anni campione imbattuto di arti marziali a livello europeo e ha scritto più di 50 libri su salute, motivazione, spiritualità e successo.

Cosa imparerai in questa giornata

* Come ottenere i massimi risultati tramite la Legge dell’attrazione.
* Come convincerti, sia a livello conscio che subconscio, di meritare salute, vitalità, felicità e successo.
* Come cambiare l’immagine subconscia di te affinché rispecchi ciò che desideri a livello conscio.
* Come fare per sapere quando agire e quando no.
* Come fare a sconfiggere i tuoi comportamenti subconsci autodistruttivi.
* Quali sono i modi migliori per visualizzare i tuoi obiettivi per realizzarli più rapidamente.
* Quanto è importante la catena del successo (rimanere focalizzati su ciò che è importante per la vita, per la salute e per la felicità).

Vuoi saperne di più? C’è L’anello mancante del Segreto, in uscita per BIS Edizioni. Questo libro rivoluzionario del Dottor Roy Martina ti permette di apprendere le tecniche di allenamento per ottenere il massimo dalla Legge dell’attrazione. Impara a vivere il Segreto.

I perché nascosti della malattia psicosomatica : Come guarire ed essere felici.

I perché nascosti della malattia psicosomatica –

psicosomatica-olisticaCome guarire ed essere felici.

Disagio psicologico. Quando la malattia diventa un rifugio

Una piccola premessa: propongo questo articolo per rispondere ad un messaggio che ho ricevuto da una cara ragazza, che per convenzione chiameremo Debora, che scrive: “Mi sono rotta una caviglia… ho la gamba ingessata. C’è un messaggio da capire o sono le solite stronzate senza senso che mi capitano?

Se tu stai sempre male..
Certe persone, anche in giovane età, si trovano a lottare contro una cattiva salute. Non hanno nessuna malattia seria, solo tanti piccoli fastidiosi disturbi che influenzano la loro vita e le loro relazioni con gli altri. Queste persone sembrano perseguitate dalla sfortuna: ne hanno sempre una! Disturbi come stanchezza cronica, vertigini, tachicardia, gastriti, coliti, cefalee, vaginiti, cistiti, dolori muscolari, cervicale, sindrome premestruale, ciclo irregolare, bruxismo e continui raffreddori ed influenze (e l’elenco potrebbe continuare a lungo!) sono tristemente familiari per queste persone così cagionevoli.

Purtroppo, chi soffre di questi acciacchi non si sente compreso né dal medico curante che spesso liquida i loro mali come “stress” né dai loro familiari che li trattano da ipocondriaci.

Ti sei riconosciuto in questa descrizione? Sappiamo che non ti senti bene e che non è giusto che la tua sofferenza venga banalizzata o minimizzata, ma , quando questi disturbi persistono, possono essere la “spia” di una profonda sofferenza psicologica.

Gli stretti legame fra corpo e mente.
Giustamente, chi soffre di un continuo malessere, si arrabbia quando i suoi disturbi vengono attribuiti allo stress. Chi soffre di una serie di disturbi psicosomatici non è un malato immaginario, è una persona che sta male davvero, anche se i suoi disturbi sono causati “solo” dallo stress. Le ultime scoperte scientifiche hanno evidenziato come corpo e mente siano strettamente collegati. Quando siamo ansiosi e spaventati, nel nostro corpo avvengono una serie di reazione biochimiche e ormonali: il nostro metabolismo accelera, il nostro battito cardiaco aumenta, la pressione sale, salgono i livelli di trigliceridi e di colesterolo nel sangue mentre diminuiscono gli ormoni sessuali. Le emozioni negative influiscono anche sul sistema immunitario che diventa meno resistente alle malattie e alle infezioni.

Purtroppo se lo stato di stress si prolunga nel tempo, ci si può ammalare seriamente.

Certo, non si può assolutamente affermare che tutte le malattie abbiano un origine psicosomatica : tuttavia le persone infelici o ansiose tendono ad ammalarsi di più e a riprendersi più lentamente dalle malattie rispetto alle persone serene.

Il caso di “Cerotto”.
Una mia paziente è soprannominata dagli amici “Cerotto” per la sua tendenza alle malattie e agli incidenti. La povera ragazza, a nemmeno 30 anni, ha collezionato un numero impressionante di malattie, distorsioni, contusioni e piccole fratture. Parlare con lei è come ascoltare un bollettino medico: ogni settimana ha un malessere diverso. Occorre dire che non c’è da parte sua alcuna simulazione né decisione cosciente. Anzi, “Cerotto” sta pagando un prezzo altissimo per i suoi meccanismi inconsci :non c’ niente di divertente nel rompersi un dito o nell’avere una distorsione alla caviglia!

In genere, le sue malattie o i suoi incidenti seguono uno schema ricorrente: “Cerotto” si ammala quando deve affrontare delle responsabilità che non si sente pronta ad assumere o quando vuole evitare un conflitto con una persona per lei importante. La prima frattura, per esempio, si è verificata quando la ragazza stava andando al suo primo colloquio di lavoro: è scivolata e si è rotta un dito. Questo le ha permesso di evitare il colloquio e il lavoro. Ma quando è riuscita a trovare un lavoro, è stata costretta a rinunciarvi perché ha sviluppato una forma di “otite bollosa” , refrattaria a qualsiasi trattamento medico, che è scomparsa quando ha deciso di lasciare il lavoro. Tutti i suoi successivi tentativi di inserirsi nel mondo del lavoro sono falliti per cause mediche : lo stress dell’ ambiente lavorativo la faceva ammalare e di conseguenza, la ragazza veniva licenziata per le sue numerose assenze. In campo sentimentale, la situazione non è migliore : a partire dall’adolescenza, “Cerotto” è sempre stata fidanzata ma quando la relazione diventava seria, si ammalava o aveva un incidente. Questo le permetteva di rimandare una decisione impegnativa come il matrimonio o la convivenza e testare inconsciamente la disponibilità del partner a prendersi cura di lei.

Insomma, le malattie nella sua vita avevano la funzione molto importante, sebbene inconscia, di evitare le responsabilità della vita adulta , preservando allo stesso tempo la propria autostima ed evitando il conflitto con gli altri.

Occorre sottolineare, ancora una volta, che si tratta di meccanismi assolutamente inconsapevoli, se la ragazza fosse infatti cosciente delle sue paure e dei suoi reali desideri, troverebbe un modo più efficace e, soprattutto meno doloroso, per affrontare i suoi problemi.

Malattia e desideri regressivi.
Di fronte alle difficoltà della vita, tutti noi almeno una volta abbiamo desiderato scappare su un isola tropicale oppure ritornare in un periodo della nostra vita più spensierato e con meno responsabilità. A volte, quando siamo particolarmente scontenti, visto che non possiamo scappare o ritornare bambini, ci ammaliamo.

Naturalmente non sto sostenendo che tutte le malattie siano frutto di desideri regressivi! Ma, a volte, la malattia psicosomatica può essere l’espressione di un inconscio desiderio di fuggire da una vita stressante e insoddisfacente.

Naturalmente la malattia psicosomatica può avere molti significati che non è possibile esaminare in questa sede, per cui mi limiterò a parlare soltanto di uno dei molti significati possibili del disagio psicosomatico: quello della regressione.

Quando ci ammaliamo, possiamo permetterci di essere deboli e di far sì che altre persone ci accudiscano e si occupino di noi. Spesso, chi è ammalato, riceve per via delle sue sofferenze una attenzione e una comprensione da parte delle persone che lo circondano, che da sano non riceverebbe. Inoltre, la malattia può consentirci di prendere una pausa da una quotidianità vissuta come troppo logorante e frustrante e/o può evitarci di assumere delle responsabilità, salvaguardando allo stesso tempo la nostra autostima.

Per esempio, la ragazza citata nel paragrafo precedente, essendo sempre malata o incidentata era giustificata agli occhi degli altri e di se stessa se non si metteva alla prova nella vita.

Ma evitando le responsabilità, evitava anche di confrontarsi con i propri limiti ed evitava anche il rischio di fallire.

I perché nascosti della malattia psicosomatica
Molti malati psicosomatici sono cresciuti in ambienti familiari freddi e distratti e non si sono mai sentiti veramente amati e considerati dai loro genitori. Soltanto quando erano malati, riuscivano ad ottenere da parte delle figure genitoriali affetto e attenzioni. Il messaggio inconscio che hanno ricavato dalle loro esperienze infantili è che il dolore è il prezzo dell’amore e che solo se soffrono possono essere amati.

Non solo: alcuni malati psicosomatici sono molto arrabbiati e risentiti per le deprivazioni affettive subite, e si aspettano inconsciamente dalla vita e dagli altri una specie di “risarcimento” per la mancanza d’amore della loro infanzia. Di conseguenza, nelle relazioni affettive cercano nel partner il genitore amorevole che non hanno mai avuto. Si aspettano dall’ altro una devozione totale e un amore incondizionato che per primi non riescono a dare.

Ma dal momento che le loro aspettative sono eccessive, difficilmente si sentono soddisfatti dei loro rapporti con gli altri.

La scarsa autostima è un tratto caratteristico del malato psicosomatico regressivo : quest’ultimo ha spesso di sé un immagine negativa : si percepisce come una persona debole, inferiore agli altri, incapace di cavarsela da solo nella vita.

Alcuni malati psicosomatici convinti di non riuscire ad interessare gli altri per le loro qualità, scelgono inconsciamente di diventare ” speciali” nelle loro debolezze. E il ruolo di “malato cronico”, di ” quello o quella a cui va sempre tutto male” può diventare un modo per essere finalmente visti dagli altri, per avere una propria identità, per trovare il proprio posto in famiglia o nella società.

Come guarire ed essere felici.
Guarire da uno stato di malessere cronico è possibile ma richiede un notevole lavoro su se stessi. Per stare meglio è importante cambiare l’immagine di sé , concentrandosi sulle proprie risorse (invece che sulle pecche fisiche e caratteriali) e lavorare sulla capacità di autoaffermazione e sull’assertività.

In questo paragrafo, daremo al riguardo qualche sintetica indicazione che spero, potrà essere utile:

1. Pratica regolarmente uno sport
Chi soffre di frequenti disturbi psicosomatici non ha un buon rapporto con il proprio corpo, che spesso percepisce come debole e malato. Avere una buona forma fisica può cambiare la percezione corporea, e di conseguenza, farti entrare in contatto con la tua forza interiore.

Lo sport è utile perché ti aiuta a sviluppare l’autodisciplina, una qualità carente in molti malati psicosomatici. Se è possibile scegli uno sport che permetta di scaricare l’aggressività come le arti marziali o il kick-boxing, ecc … Queste attività sportive ti faranno sentire più forte fisicamente e quindi, anche mentalmente.

2. Aumenta la tua soglia di tolleranza allo stress.
In genere, il malato psicosomatico di tipo regressivo ha una bassa soglia di tolleranza allo stress : di fronte alle difficoltà fugge oppure si ammala. Per diventare più forti , è importante sviluppare una buona dose di autodisciplina. Quindi è necessario imparare a fare le cose e rispettare tutti gli impegni anche quando non ci si sente al massimo della forma fisica o psicologica.

3. Sviluppa l’assertività nelle relazioni con gli altri.
Solitamente chi soffre di disturbi psicosomatici ricorrenti ha delle grosse difficoltà ad essere assertivo : l’aggressività viene rivolta verso se stessi e verso il proprio corpo. In altre parole, il malato psicosomatico si serve inconsciamente della malattia per comunicare agli altri le proprie esigenze e i propri desideri. Un esempio di questo meccanismo è quello della casalinga che si sente sfruttata e non appoggiata dai familiari e che sviluppa un improvvisa allergia ai detersivi, “costringendo” così marito e figli ad aiutarla nelle pulizie di casa. Chi soffre di frequenti disturbi psicosomatici spesso deve imparare a riconoscere e ad esprimere in modo assertivo le proprie esigenze.

4. Non appoggiarti troppo agli altri.
Chi non si è sentito amato da piccolo, come molti malati psicosomatici, tende inconsciamente a cercare nel partner il genitore amorevole che non ha mai avuto. Oppure nel migliore dei casi, chi sta sempre male, tende a pretendere dal partner un trattamento speciale a causa della sua salute delicata. E’ superfluo aggiungere che queste dinamiche psicologiche difficilmente danno luogo a rapporti felici e appaganti ! Chi soffre di continui disturbi psicosomatici dovrebbe cercare di ridurre le sue aspettative, cercando di instaurare con il partner un rapporto il più possibile partitario e gioioso.

5. Pensa a tutto quello che hai ricevuto dalla vita
A volte, chi ha avuto molte malattie è risentito con la vita perchè sente di aver avuto più problemi e difficoltà della media della gente e , in alcuni casi, può essersi formato un immagine di sé negativa come quella di una persona sfortunata, con molte pecche fisiche e caratteriali. Ma quando si è troppo focalizzati su quello che non si ha avuto nel passato, si diventa incapaci di apprezzare quello che si ha nel presente. E quando ci si concentra troppo sulle limitazioni a cui la malattia ci costringe, si diventa incapaci di vedere le opportunità che la vita ci offre. Quindi per superare la dolorosa sensazione di essere perseguitato dalla sfortuna, è bene concentrarsi sulle opportunità che ci sono state offerte ( e non solo su quello che ci è mancato) , sui nostri punti di forza (e non solo sulle nostre debolezze), sulle soluzioni (e non solo sui problemi)

6. Prendi contatto con la tua aggressività.
Chi soffre di disturbi psicosomatici tende a rivolgere verso se stesso l’aggressività sia con una continua autosvalutazione, sia ammalandosi, sia mettendosi in situazioni spiacevoli e stressanti.

Per prendere contatto con la propria parte aggressiva, può essere utile frequentare un corso di bioenergetica. La bioenergetica lavorando sul corpo , è adatta soprattutto alle persone molto celebrali, in quanto permette un contatto più profondo e immediato con le proprie emozioni.

Dottoressa Anna Zanon

(www.ilmiopsicologo.it)

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Articolo:Consigli di Benessere Alimentare: Maratona del PH

Amore vero e Felicità: significato e uso di queste due parole nel nostro Linguaggio quotidiano

Amore e Felicità


Tristezza, rabbia e paura: sono tutte emozioni che derivano da qualche forma di attaccamento a qualcosa o a qualcuno. Tuttavia molti di noi imparano a credere che anche l’amore e la felicità siano emozioni.

Tale convinzione oscura sia il nostro bisogno che l’abilità di essere più consapevoli delle nostre emozioni e di come le creiamo. Essa deriva dalla perdita di significato delle parole ‘amore’ e ‘felicità’. Usiamo queste due parole in maniera troppo generica al punto che esse sono diventate due tra le parole più fraintese ed eccessivamente usate nel nostro linguaggio quotidiano.

Amore è per lo più confuso con desiderio (ti amo in realtà significa: ti voglio), con l’attaccamento (amo la mia squadra di calcio), con la dipendenza (amo la mia cocaina) e con l’identificazione (amo il mio paese).

Quando parliamo di amore in questo senso non parliamo di amore quanto del suo opposto.

Facciamo lo stesso con la parola felicità. La usiamo e ne abusiamo in molti modi. La confondiamo con un possesso (è appena arrivato il mio tappeto nuovo, sono così felice!), con il consumo (ho appena mangiato il mio cibo preferito, sono così felice!), con qualche esperienza stimolante (ho appena visto il film più recente, sono così felice!) e con il sollievo (non ho più mal di denti, sono così felice!).

In tutti gli esempi citati stiamo in realtà dicendo che crediamo che l’amore e la felicità nella vita vengano dal di fuori di noi e che siano dipendenti dagli altri, dalle circostanze o da qualche stimolo fisico. Tuttavia, tutti sappiamo profondamente che vero amore e felicità sono incondizionati, non dipendenti da qualcosa o da qualcuno, e che si muovono dall’interno verso l’esterno e non dall’esterno verso l’interno.

Amore vero e felicità possono essere considerati stati d’essere fondamentali a cui possiamo accedere a piacimento una volta che abbiamo imparato a rivolgere le nostra attenzione alla nostra interiorità e a vivere dal dentro al fuori e non dal fuori al dentro. Essi possono anche essere considerati il nostro puro potenziale in tutte le situazioni. Quando agiamo con amore vero facciamo qualcosa per gli altri che porta loro beneficio a livello spirituale e quando ciò accade sperimentiamo le vera felicità, che è più simile a una profonda sensazione di appagamento interiore.

Questo modo di vivere affonda le sue radici nella pace. Se non siamo in pace con noi stessi non possiamo dare amore. La pace è, l’amore fa e la felicità (appagamento) ripaga.

Solo allora la nostra autostima e il senso del nostro valore diventano solide rocce, perché ci rendiamo conto che questi nuclei di qualità interiori non possono esserci portati via e che essi sono la base del nostro valore in quanto persone e dei nostri valori di vita. Quando impariamo ad accedere e a generare questi stati fondamentali del nostro essere, essi ci danno la forza di smuovere il nostro carattere in positivo, da quello basato sulla competizione, sul possesso e sulla sopravvivenza a uno basato sulla co-operazione, la condivisione e il servizio. In breve, dal prendere al dare.

Quando scopriamo interiormente ciò che eravamo convinti si potesse trovare solo esternamente, scopriamo libertà e serenità profonde. Il metodo per sostenere questa consapevolezza e connessione è la pratica regolare della meditazione. Il campo di azione è la relazione con gli altri. Quando la felicità di una madre non dipende dall’obbedienza del figlio, allora è capace di ‘essere amore’ per quel figlio, anche quando imporrà delle regole.

Quando la felicità di un manager non dipende dall’essere in tempo per le scadenze, né dalla performance dei membri del suo gruppo, allora saprà essere più attento e più incoraggiante verso i suoi collaboratori, il che è alla base di una leadership efficace. Quando gli innamorati si incontrano, smettono di dirsi “ti amo“, e invece si dicono “io sono amore per te”.

Domanda: Da dove pensi derivi gran parte della felicità nella tua vita?

Riflessione: La felicità è una decisione e non una dipendenza

Azione: Che cosa puoi fare domani nella tua relazione con una persona in particolare per passare dal desiderare e sopravvivere al sostenere e servire?

(Brahma Kumaris World Spiritual University -[Sadhana)
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