Ode Alla Vita

Ode Alla Vita..

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande su argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del
semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento di una splendida felicità.

Paolo Neruda



Gelosia: il timore di perdere…

LA GELOSIA

Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri. Barthes, Roland


La gelosia è un sentimento che parte dall’idea che ciò che io ho di più “caro” potrei, da un momento all’altro, perdere. Essa si lega al concetto di possessività, alla possibile perdita di ciò che si ritiene proprio. Entrambi i sentimenti pretendono l’ “altro”, vogliono la sua presenza in termini esclusivi e personali. Parlo di pretendere l’altro perchè lo si considera un “oggetto” piuttosto che un “soggetto”. Spesso chi ne è affetto manifesta la sua gelosia in assenza di qualunque fatto, di qualunque circostanza che possa giustificare un vissuto del genere.

Una doverosa premessa: bisogna distinguere fra gelosia “normale” e gelosia “patologica”. La gelosia normale è inseparabile dal’amore per il partner, ed è sempre presente a livelli accettabili. Anzi se non ci fosse si potrebbe addirittura dubitare se è vero amore. Inoltre serve a far sentire l’amato veramente amato, perchè attraverso la gelosia manifestiamo la paura di perderlo. Invece parleremo di gelosia “patologica” quando essa assume le seguenti caratteristiche:

  • paura irrazionale dell’abbandono e tristezza per la possibile perdita;
  • sospettosità per ogni comportamento relazionale del partner verso persone dell’altro sesso;
  • controllo di ogni comportamento dell’ “altro”;
  • invidia ed aggressività verso i possibili rivali;
  • aggressività persecutoria verso il partner;
  • sensazione d’ inadeguatezza e scarsa autostima di noi stessi.

La gelosia, quella patologica è, dunque, il timore di perdere qualche cosa che si ritiene essenziale per il proprio benessere e che questo qualcosa, che si ritiene essenziale, altri possano impossessarsene. Essa si manifesta anche in assenza di qualsiasi motivo valido. Spesso proprio la gelosia è in alcuni casi la causa della rottura di una relazione. Anzi si teme tanto che una relazione possa finire che, senza volerlo, la si fà finire per davvero.

La gelosia patologica prende origine da sospetti o circostanze infondate, affondando la sua vera natura in un’angoscia che prende forma nella mente senza nessun riscontro nella realtà. Quest’angoscia produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui si “costruisce” il “rivale” e le “prove d’infedeltà” e la realtà effettiva viene interpretata erroneamente. Tutto ciò può arrivare a dei veri e propri “deliri di gelosia” che spesso sono all’origine di veri e propri fatti di cronaca come i delitti passionali.

La gelosia patologica, il più delle volte, affonda le sue origini nell’infanzia in una cattiva relazione che il geloso ha instaurato con i propri genitori. Quest’ultimi non hanno adeguatamente rinforzato il bambino nella fiducia per sè stesso e nell’autostima contribuendo così a determinare un adulto geloso perchè non conscio delle sue possibilità e del suo valore, profondamente insicuro. Ciò porta a pensare che il proprio partner potrebbe amare un altro perchè più degno, a non essere sicuro del suo amore.

Ma la gelosia patologica può tradire anche un desiderio di possesso assoluto del partner. Ciò avviene, anche in questo caso, per una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, sopratutto quello di sesso opposto. C’è la presenza di un’affettività che non ha trovato correspensione durante l’infanzia, e si pensa di riscattarla da adulti, attraverso il possesso assoluto dell’altro.

Per una migliore disamina della gelosia patologica invito al leggere l’articolo correlato:

Gelosia Patologica: Gelosia ossessiva, Sindrome di Mairet, Sindrome di Otello

CLASSIFICAZIONE DELLA GELOSIA

Uno dei primi studiosi della gelosia è stato Freud che l’ha indagata dal punto di vista psicodinamico ed evolutivo arrivando ad ipotizzare tre diverse tipologie di gelosia (1922, Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, paranoia e omosessualità):

1) Gelosia competitiva o normale;

2) Gelosia proiettata;

3) Gelosia delirante

La gelosia normale che si manifesta principalmente con dolore, ansia, angoscia, causati dal vissuto cognitivo-emotivo di aver perduto la persona amata, da sentimenti ostili verso il rivale, da un atteggiamento autocritico volto ad attribuire a sé stessi la responsabilità della perdita affettiva e dalla ferita narcisistica.

La gelosia proiettata proviene, per entrambi i sessi, dai tradimenti già esperiti nel corso della vita affettiva o da spinte inconscie verso il tradimento (vedi proverbio: Chi la pensa, la fa). Nei rapporti di coppia bisogna resistere a continue tentazioni per evitare di tradire. Colui che avverte in sé 1’esistenza di queste tentazioni attuerà un meccanismo inconscio per alleviare il proprio disagio: proietterà sull’altro le proprie tendenze al tradimento. Al riguardo Freud cita Desdemona quale esempio di gelosia proiettata:

Chiamai il mio amore traditore. E lui, che mi rispose? … Se d’altre donne io mi diletto Vi stendete sul letto con altri uomini

Freud osserva che le persone affette da gelosia proiettata valutano un comportamento civettuolo alla stregua di un tradimento.

La gelosia delirante è determinata da tendenze al tradimento che sono state rimosse ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto che le pone in essere. Per Freud la gelosia delirante corrisponde ad una forma di omosessualità latente che preme per manifestarsi. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa può essere descritta mediante la formula: “Non sono io che lo amo è Lei che lo ama”. E’ come se oggetto della gelosia diventasse l’altro, il rivale o la rivale.

Da questo breve escursus si può affermare che gelosia e dipendenza affettiva sono le due facce di una stessa medaglia. Se è presente l’una è molto probabile che sia presente anche l’altra.

Dott. Roberto Cavaliere

BIODANZA – Spiriti Liberi – 18-19 Ottobre

UGO RIZZO – SISTEMA BIODANZA ®
STAGE DI OTTOBRE

VIAGGI PER LA CRESCITA DELL’ANIMA.

ESPERIENZE PER INCONTRARE LA CAPACITA’
DI REALIZZARE SE’ STESSI.

SPIRITI LIBERI!,
I semi del Coraggio, della Libertà,
della poderosa visione


Viaggio insieme nel piacere di esistere e di creare.
Incontro con tutte le emozioni che nutrono
la nostra Libertà e il nostro Potere personale

MILANO – 18-19 OTTOBRE 2008

Chiedi il programma completo QUI

La Forza della Gratitudine

La Forza della Gratitudine

E’ vera e vasta quanto è alta la coscienza. Coscienza di essere parte di un tutto correlato vivente, coscienza che si sviluppa se l’impegno verso la conoscenza si estende a tutto campo, senza limite alcuno. La via di conoscenza antroposofica è, per la presente civiltà europea – americana, la via più idonea allo sviluppo dell’anima cosciente; non riuscire a cogliere questa indicazione si rischia di perdere una tappa essenziale per l’evoluzione umana: la possibilità di sviluppo della gratitudine.

La gratitudine è la forza che ti muove verso l’altro. Nell’epoca in cui si porta al massimo sviluppo l’individualità, l’egoità, il libero arbitrio, l’uomo ha fortemente bisogno di una conoscenza che per sua natura spinga il pensiero verso il cuore e da lì verso l’azione, che svegli il senso di appartenenza a innumerevoli esseri spirituali (la famiglia, l’impresa, la nazione, l’umanità ecc.) e quindi ad un comportamento armonico per la vita di questi esseri.

Se ci si avvede che con la divisione del lavoro ognuno è quasi totalmente servito dagli altri, ne nasce riconoscenza e sentimento di debito che mi esorta a svolgere la mia attività con impegno, entusiasmo e professionalità, ma anche di dolore quando penso a chi disperatamente cerca lavoro e non lo trova, perché è nel lavoro che si sente inconsciamente il senso della vita umana nella sua pienezza: servire i bisogni dell’altro, sperimentare l’essere trinitario nella collaborazione con l’altro, la resurrezione nel rapporto. Nel lavoro di squadra, e oggi lo è quasi sempre, quando non si è illusi dal potere e dal denaro, si fa strada una profonda gratitudine per il fatto che i miei difetti sono compensati dalle capacità dell’altro e da ciò l’impegno a dare tutto me stesso, senza calcolare quanto do; si dà insieme e il ricavato del bene prodotto non dividerlo secondo forza fisica, intelligenza, velocità, scaltrezza, furbizia, titolo, egoismo, ma secondo necessità.

Gratitudine per tutto ciò che ci viene dato, anche se difettoso, esorta a creare catene di cooperazione e fratellanza: l’agricoltore dona il suo prodotto al distributore, questi al negozio o alla trasformazione, poi al consumatore; nel dialogo di filiera poi l’aiuto reciproco prende il posto dei resi. Non c’è nulla di più avvilente per l’agricoltore del vedersi la merce resa perché non perfetta, egli non può più renderla a nessuno. Gratitudine per l’Agricoltura significa comprendere le difficoltà del produrre agricolo, diventare solidali nella catena dal produttore al consumatore, fidelizzare, impegnarsi a collocare, comunque, il prodotto finchè commestibile al consumo e sentire che quando si butta si apre una ferita nel cuore.

Gratitudine per gli animali, l’infinito mondo animale, che come aura soffonde il regno vegetale, che senza di esso non potrebbe esistere, per il canto degli uccelli, gioia fluente verso la nostra anima, dell’allodola ai primi tepori solari di primavera, del cuculo nei pomeriggi assolati dell’estate, dell’usignolo che vince la notte e della civetta che ne marca la tenebra. Allora mi attivo in ogni azione che favorisca l’equilibrio degli ecosistemi, perché la gioia continui ad effondersi, perché io e loro siamo intessuti nel gran Tutto e anch’io senza di essi non potrei esistere.

Gratitudine per le piante, benedizione che viene su dalla terra, diligentemente accudite dagli esseri elementari che accolgono gli archetipi di vita dal cosmo. Gratitudine per la cornucopia di alimenti che mi viene continuamente donata, risultato di forze inerziali divine, opera compiuta, del vecchio cosmo e di nuove forze professionali umane, il nuovo cosmo, il nuovo sole.

Allora quando mi appresto ai pasti rendo grazie a tutte le forze che si sono attivate perché quel miracolo avvenga, e tanto più sincero è quel sentimento tanto più emano forze fecondanti la natura. Quando di giorno in giorno, di stagione in stagione passo davanti ad una pianta, non distratto e sognante ma attento mi fermo ad osservarla, sempre più con sincero interesse, come fa il saggio contadino quando fa il giro quotidiano per osservare il fatto e il da farsi, mi sorge l’immagine della vera pianta, che non è solo radici, tronco, foglie fiori e frutti, ma è un immenso in continua metamorfosi che abbraccia come testa l’intero pianeta; quella pianta, con tutti gli esseri elementari incatenati al suo servizio, dal mio sguardo presagisce futuro, nuova speranza, nuovo sole. Non solo l’agricoltore ma ognuno realmente può contribuire a dare impulso alla giusta evoluzione della natura: col verace interesse, sinonimo di volontà cosciente.

Gratitudine per il regno minerale perché su di esso posso posare saldamente il piede, ma, consapevole del dolore per tutto ciò che sedimenta e indurisce e che si infligge con cemento ed asfalto, sarò attivo ovunque per sciogliere, frantumare, arare, sarchiare, anche in piccoli orti e giardini, perché ciò reca gioia alla Terra, libera, redime.

Gratitudine per l’Africa, perché senza le sue risorse minerarie (Nichel, Tungsteno, Molibdeno, Vanadio …) l’Europa non potrebbe disporre della sua potente tecnologia. Allora quando i suoi emigranti mi compaiono davanti mi deve pervadere il senso del debito nei loro confronti, l’immagine della miseria che hanno lasciato e il coraggio che li accompagna.

Ma la più sentita gratitudine va riversata agli agricoltori, sempre attivi per donarci vita, nonostante dimenticati da una società preda dell’egoismo, del potere, del denaro, e della perversa concorrenza che queste forze generano, in quanto non bilanciate da una vera e umana e solidale organizzazione sociale. Questa è una delle ragioni profonde dell’avvio dell’agricoltura biologica e biodinamica e dello sforzo convinto di tutti coloro che operano in questo sviluppo.

Solo con la forza della gratitudine l’uomo superiore può emergere in mezzo all’attuale imperante uomo egoista e stupido. Ma la gratitudine appartiene alla vita spirituale. Solo con la “coscienza materiale” lo sviluppo diventa un terribile retrocedere. Per avanzare è indispensabile svegliarsi all’impulso della Scuola di Michele, quell’Entità che s’è fatta carico di portare fra gli uomini il “pensiero cosmico”, la conoscenza del mondo spirituale, l’azione redentrice di quell’Entità che dall’evento del Golgota è resuscitata nei cuori di tutti gli uomini, su tutta la Terra, senza alcuna appartenenza a razza o popolo o religione. Da quell’evento unico e centrale dell’evoluzione dell’uomo, ogni manifestazione umana ha una correlazione con l’entità operante Cristo. Questo secondo me è il senso di quel recente intervento di Ibrahim Abouleisch, il fondatore della Comunità antroposofica in Egitto, che ha suscitato una dura reazione di qualcuno. A lui la mia gratitudine e questo accenno è la riconoscenza al suo grande impulso antroposofico portato in mezzo all’Islam; la stessa gratitudine che provo per la Comunità antroposofica che opera in Israele. Ad ogni passo nella conoscenza, compierne tre nella morale, cioè nell’agire sorretto dal cuore, che così trasmuta in virtù. Conoscenza, coraggio, virtù, a questa triade vivente triarticolata è chiamato l’uomo!

Gratitudine per tutti coloro, e sono tanti, che si dedicano, in imprese o associazioni di volontariato nelle più disparate situazioni, ad aiutare il prossimo, uomo, animali, vegetali, Natura, perché sentono intimamente che quella dedizione li riempie del più grande valore umano in divenire, l’amore; gratitudine che mi sprona ad essere intensamente partecipe di quel “popolo”.

Intimamente mi sorge una intuizione: la forza, la posizione privilegiata, i mezzi di cui dispongo mi sono stati donati in fiducia dagli altri affinché siano potenza di redenzione dei deboli, altrimenti mi dovranno essere tolti.

Gianni Catellani

COMUNICAZIONE

COMUNICAZIONE

Parola oggi molto usata e talora “abusata”, la comunicazione indica in senso generale quell’insieme di segni e di messaggi – verbali e non – che servono per trasferire ad atri delle informazioni ma anche delle emozioni.

Secondo la definizione del linguista russo Roman Jakobson, per comunicazione si intende il processo linguistico di scambio da un emittente a un ricevente attraverso un canale e mediante un codice comune a entrambi.

La comunicazione può essere di due tipi, verbale e non verbal.e La prima utilizza parole, immagini, segni e testi scritti (su carta ma ora anche su strumenti elettronici).

La seconda impiega tutta una serie di comportamenti corporei come le posture, la distanza tenuta con l’interlocutore,le smorfie, i movimenti eseguiti con il capo o con le mani mentre parliamo, e così via.

“Tu diventi ciò che dici”

Parafrasando il detto per cui “l’uomo è ciò che mangia, si potrebbe dire che ognuno di noi “diventa le parole che dice”. In effetti, comunicare è semplice come respirare. Tuttavia “comunicare” non significa semplicemente “informare“: vuol dire “entrare in relazione” (e dunque scambiare informazioni, messaggi, sensazioni…) con soggetti esterni a noi. Per ogni essere vivente non comu­nicare è praticamente impossibile perché anche il silenz­io, lo sguardo, gli atteggiamenti non verbali o le smorfie del volto sono aspetti che “parlano” per noi e manifestano il nostro modo di essere, l’universo dei nostri stati d’animo.

Una buona comunicazione inizia dalla pancia

E’ stato dimostrato che il feto è in grado di percepire attraverso il ventre la voce della madre che gli parla durante i nove mesi di gravidanza, come pure i suoni e le musiche provenienti dal mondo esterno.

In tal modo tra mamma e bambino si instaura subito una forma di comunicazione che non fa sentire “isolato” il nascituro e, contemporaneamente, crea un legame tra la gestante e il bimbo, aiutando la donna a superare le ansie e i dubbi tipici dell’attesa.

Le regole per una comunicazione felice continua…

BENé 2008. Fa bene esserci

Quando: dal 13 al 16 novembre 2008
Dove: Fiera di Vicenza

PROTAGONISTA IL WELLNESS LIFESTYLE

Benessere: sensazione unica, tante declinazioni. Cosa c’è oltre? Uno stile di vita in continua crescita.

BENé, la fiera dedicata ai molteplici comparti del settore benessere, al quinto anno si evolve e diventa il principale luogo di incontro fra chi, per cultura e per business, contribuisce all’affermazione del wellness lifestyle: dalla vacanza alla progettazione SPA, dal relax della mente ai trattamenti estetici, dalla cura del corpo all’abitare eco-compatibile.

A BENé il wellness è verde, segno di un forte ritorno alla natura, ad un benessere essenziale, autentico, felice e sostenibile.

BENé porta in fiera la domanda di wellness concept personalizzato, su misura, rispettoso dell’uomo e dell’ambiente e si configura come luogo esclusivo di affari, ma anche spazio privilegiato di cultura e di tendenza.
BENé è la vetrina esclusiva e l’appuntamento irrinunciabile per tutte le aziende che si riconoscono nel mercato del wellness lifestyle, definito dal salone vicentino in 4 aree.

area WELLNESS TOURISM

area SPA DESIGN & CONTRACT

area BEAUTY & TECHNOLOGY

Novità assoluta: area LOHAS LIFESTYLE

…continua alla pagina Appuntamenti

Imparare a Stare con gli Altri

Imparare a stare insieme agli altri

La tecnologia ed internet aiutano le persone ad avere esattamente ciò che esse vogliono, ma non si può andare on line ed ordinare un vero amico. Quando le cose non vanno per il giusto verso, non si desiderano e-mail, ma una persona che ti prenda per mano, qualcuno che ti sia realmente vicino. Bernardo J. Carducci, professore di psicologia presso la Indiana University Southeast e direttore dello Shyness Research Institute sostiene che gli americani, oggi come mai prima, soffrono di solitudine ed hanno pochissimi amici. Oggi si arriva perfino a non rendersi più conto che per farsi degli amici occorre avere delle abilità, di conversazione, di negoziazione, di empatia. Invece tutti pretendono un’amicizia immediata. Tutto si può comprare, perfino la pizza ti arriva a casa, così come un film a videonoleggio, hai le tue amicizie on line, scelte in qualche chat di persone che ha i tuoi stessi interessi… Niente più discussioni e confronti Carducci onsiglia allora, per tornare ad essere una persona ‘sociale’, di interessarsi di più alla vita degli altri, ad esempio attraverso il volontariato. Basta insomma documentarsi sulla vita delle star e fregarsene completamente per ciò che accade al nostro vicino di casa! Occorre riabituarsi a stare con gli altri. Le persone desiderano la compagnia, ma poi si aspettano che siano sempre gli altri ad avere dei buoni discorsi da fare ed iniziative da proporre… E se cominciassimo noi per primi?

Fonte: Indiana University

A cura della Redazione del sito
Clinica della Timidezza

Lettura consigliata qui

Comunicazione Consapevole

– Principi di Comunicazione Ecologica

La Comunicazione Ecologica può essere applicata a tutti gli aspetti della vita umana: il rapporto di coppia, la famiglia, il lavoro, la scuola, l’amicizia, ma è particolarmente utile in tutte le situazioni che prevedono una dinamica di gruppo. Ecco alcuni dei principi basilari.

  • Evitare la monopolizzazione
  • Evitare di dominare il gruppo e offrire le proprie idee sostenendole con i fatti in modo succinto e chiaro. Esprimere se stessi, i propri bisogni e le proprie emozioni lasciando spazio anche all’espressione altrui.

Come: non dilungarsi nei dialoghi e nell’eventuale espressione non verbale – esprimere le proprie idee in modo succinto – usare una lavagna per schematizzare e illustrare i contenuti in modo più conciso ed essenziale – gestire e regolare gli interventi dei partecipanti troppo attivi e favorire la partecipazione dei meno attivi – proporre la creazione comune di regole atte a favorire una partecipazione omogenea di tutti i presenti.

  • Evitare il dogmatismo

Rispettare il territorio degli altri. Opinioni e idee diverse possono convivere una accanto all’altra invece di sovrapporsi

La gente preferisce ascoltare idee che siano possibilità su cui riflettere e non verità da mandar giù. L’imposizione delle proprie idee produce risentimento piuttosto che dialogo fruttuoso.

  • Usare formule propositive anziché direttive per non infantilizzare i partecipanti.

Come: non contraddire – proporre invece di imporre – parlare delle proprie esperienze invece di dire agli altri cosa devono fare – parlare per se stessi e non generalizzare (non dire “tutti noi sappiamo che…” ma dire “secondo me…”) – evitare toni dogmatici o autoritari – non reagire ai toni dogmatici

  • Evitare di dare giudizi pesanti
  • Essere consapevoli della complessità e della varietà delle situazioni e non costringere la realtà entro concetti dualistici (bianco o nero – buono o cattivo – vero o falso).
  • Cercare di vedere i vantaggi e gli svantaggi da ogni punto di vista evitando di cadere nella trappola del chi ha ragione e chi ha torto – valutare insieme eventuali vantaggi e svantaggi di una situazione o di un progetto.
  • Focalizzare l’attenzione sugli eventuali punti di accordo piuttosto che sulle differenze e sul disaccordo –

(non dire “hai torto…” ma dire “io ho un’opinione diversa…”, non dire “questa sarebbe una pessima scelta…” ma dire “per ogni scelta ci sono vantaggi e svantaggi … in questo caso io vedo più svantaggi che vantaggi”).

  • Permettere sempre a chiunque di salvare la faccia. Trasformare i giudizi pesanti che si ricevono in suggerimenti positivi
  • Non scivolare nelle implicazioni provocatorie e negative di giudizi pesanti che si possono ricevere – ignorare la provocazione oppure usarla come punto di partenza per ottenere più informazioni e per iniziare un dialogo migliore – chiedere l’alternativa positiva – chiedere chiarimenti.
  • Esprimere i propri bisogni personali evitando atteggiamenti moralistici

evitare la trappola di esprimere i propri bisogni personali facendo la morale ma esprimerli in modo chiaro diretto e rispettoso.

  • Evitare l’utilizzo del verbo “dovere” – (non dire “tu devi”, Il tu dovresti% “sarebbe tuo dovere” ma dire “mi piacerebbe che tu…”, “vorrei che tu…% “ho bisogno che tu…”)
  • Favorire relazioni di qualità e un dialogo efficace trai partecipanti
  • Favorire opportunità di incontro, condivisione e amicizia tra i partecipanti (etichette autoadesive con i nomi nei gruppi numerosi)
  • Verificare eventuali timori e favorire situazioni di fiducia e sostegno reciproco Permettersi l’espressione dei propri sentimenti e stimolare quella degli altri
  • Nel dialogo favorire l’utilizzo di esempi concreti anzi che di concetti astratti — Evitare di uscire dal tema e verificare che l’attività del gruppo prosegua nella direzione programmata — Ammorbidire situazioni di conflitto e atteggiamenti polemici — Evitare le situazioni dispersive regolando le attività e gli interventi.
  • Mettere in evidenza i suggerimenti positivi
  • Evidenziare le possibili potenzialità positive future piuttosto che eventuali situazioni negative del passato (non dire “non voglio più che tu faccia…” ma dire “vorrei che tu facessi più…”)
  • Rimanere positivi

Utilizzare l’apprezzamento e l’incoraggiamento piuttosto che la critica

tutte le informazioni che desideriamo dare per criticare o correggere un errore possono essere poste in termini di potenziale positivo (non dire “sei goffo” ma dire “stai attento”, non dire “non essere egoista” ma dire “puoi essere più generoso”, non dire “tu non rifletti mai prima di…” ma dire “puoi riflettere prima di…”)

Altri esempi di linguaggio negativo e positivo: non dire “non sai niente” ma dire “puoi imparare” — non dire “sei un incapace” ma dire “puoi migliorare le tue capacità” — non dire “devi tacere” ma dire “è importante ascoltare”

  • Evitare atteggiamenti ironici verso terzi… l’ironia può essere molto più interessante se rivolta a se stessi piuttosto che verso gli altri

E ancora…

  • Preferire un atteggiamento comprensivo ma non deresponsabilizzante (ti voglio sostenere, ma non voglio farlo al tuo posto).
  • Controllare la gestione del tempo in funzione degli obbiettivi dell’incontro e del numero dei partecipanti — verificare che tutti i presenti possano rispettare gli orari come da programma

Fare attenzione al livello energetico del gruppo ed alla capacità di attenzione.

Il Destino come Scelta

Il Destino come Scelta®

Stage 1° – 29/30 Novembre 08
Villaggio della Salute +

Con
Emiliano Mezzadri
Naturopata – Consulente Olisico – Counselor – Coach
Master Trainer LIFE Vitality System

Data: 29 – 30 Novembre 2008
Luogo: Villaggio della Salute + Via Sillaro, 6 Monterenzio (BO)

Lo utilizziamo senza saperlo e ci accade persino di fare dei disastri. Capire il suo meccanismo vi permetterà d’incontrare le persone giuste e di vedere le porte aprirsi davanti a voi. La fortuna non esiste. In compenso, esiste il pensiero ed il cervello fa il resto. Naturalmente vi sono alcune regole da rispettare per un successo duraturo, poiché viviamo in un universo di cui siamo parte integrante. Se capiamo le strategie del cervello inconscio e le impostiamo nel rispetto delle leggi universali, il successo è alla portata di tutti, anche dei meno abbienti.

Questo seminario è un magnifico percorso di crescita per liberarci dalla paura di non essere accettati, di non essere amati, di non essere all’altezza dei nostri compiti. Raggiungendo il nostro equilibrio interiore, ci trasformiamo in veri e propri catalizzatori di energia positiva, realizziamo i nostri obiettivi professionali e personali e diventiamo capaci di relazionarci agli altri con efficacia, empatia e profondità. Dalla paura al coraggio, dal sabotaggio all’azione, dalla rabbia al perdono, dai dubbi alla certezza.

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Mini Digiuno d’Autunno

MiniDigiuno d’Autunno

ritiro a tema su “i Dieci Killer dell’Energia Vitale”

Sabato e Domenica 25/26 Ottobre (con arrivo il venerdì sera)
Casa Sasso – Castel San Pietro Terme – BO
adesioni entro mercoledì 15 ottobre – 3891845925 (Leonarda) 3495068300 (Betty)

Sei stanco/a di barcamenarti fra i “soliti fastidi” di uno stato di salute

mediocre e un livello di energia che non ti soddisfa?

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