La Forza della Gratitudine

La Forza della Gratitudine

E’ vera e vasta quanto è alta la coscienza. Coscienza di essere parte di un tutto correlato vivente, coscienza che si sviluppa se l’impegno verso la conoscenza si estende a tutto campo, senza limite alcuno. La via di conoscenza antroposofica è, per la presente civiltà europea – americana, la via più idonea allo sviluppo dell’anima cosciente; non riuscire a cogliere questa indicazione si rischia di perdere una tappa essenziale per l’evoluzione umana: la possibilità di sviluppo della gratitudine.

La gratitudine è la forza che ti muove verso l’altro. Nell’epoca in cui si porta al massimo sviluppo l’individualità, l’egoità, il libero arbitrio, l’uomo ha fortemente bisogno di una conoscenza che per sua natura spinga il pensiero verso il cuore e da lì verso l’azione, che svegli il senso di appartenenza a innumerevoli esseri spirituali (la famiglia, l’impresa, la nazione, l’umanità ecc.) e quindi ad un comportamento armonico per la vita di questi esseri.

Se ci si avvede che con la divisione del lavoro ognuno è quasi totalmente servito dagli altri, ne nasce riconoscenza e sentimento di debito che mi esorta a svolgere la mia attività con impegno, entusiasmo e professionalità, ma anche di dolore quando penso a chi disperatamente cerca lavoro e non lo trova, perché è nel lavoro che si sente inconsciamente il senso della vita umana nella sua pienezza: servire i bisogni dell’altro, sperimentare l’essere trinitario nella collaborazione con l’altro, la resurrezione nel rapporto. Nel lavoro di squadra, e oggi lo è quasi sempre, quando non si è illusi dal potere e dal denaro, si fa strada una profonda gratitudine per il fatto che i miei difetti sono compensati dalle capacità dell’altro e da ciò l’impegno a dare tutto me stesso, senza calcolare quanto do; si dà insieme e il ricavato del bene prodotto non dividerlo secondo forza fisica, intelligenza, velocità, scaltrezza, furbizia, titolo, egoismo, ma secondo necessità.

Gratitudine per tutto ciò che ci viene dato, anche se difettoso, esorta a creare catene di cooperazione e fratellanza: l’agricoltore dona il suo prodotto al distributore, questi al negozio o alla trasformazione, poi al consumatore; nel dialogo di filiera poi l’aiuto reciproco prende il posto dei resi. Non c’è nulla di più avvilente per l’agricoltore del vedersi la merce resa perché non perfetta, egli non può più renderla a nessuno. Gratitudine per l’Agricoltura significa comprendere le difficoltà del produrre agricolo, diventare solidali nella catena dal produttore al consumatore, fidelizzare, impegnarsi a collocare, comunque, il prodotto finchè commestibile al consumo e sentire che quando si butta si apre una ferita nel cuore.

Gratitudine per gli animali, l’infinito mondo animale, che come aura soffonde il regno vegetale, che senza di esso non potrebbe esistere, per il canto degli uccelli, gioia fluente verso la nostra anima, dell’allodola ai primi tepori solari di primavera, del cuculo nei pomeriggi assolati dell’estate, dell’usignolo che vince la notte e della civetta che ne marca la tenebra. Allora mi attivo in ogni azione che favorisca l’equilibrio degli ecosistemi, perché la gioia continui ad effondersi, perché io e loro siamo intessuti nel gran Tutto e anch’io senza di essi non potrei esistere.

Gratitudine per le piante, benedizione che viene su dalla terra, diligentemente accudite dagli esseri elementari che accolgono gli archetipi di vita dal cosmo. Gratitudine per la cornucopia di alimenti che mi viene continuamente donata, risultato di forze inerziali divine, opera compiuta, del vecchio cosmo e di nuove forze professionali umane, il nuovo cosmo, il nuovo sole.

Allora quando mi appresto ai pasti rendo grazie a tutte le forze che si sono attivate perché quel miracolo avvenga, e tanto più sincero è quel sentimento tanto più emano forze fecondanti la natura. Quando di giorno in giorno, di stagione in stagione passo davanti ad una pianta, non distratto e sognante ma attento mi fermo ad osservarla, sempre più con sincero interesse, come fa il saggio contadino quando fa il giro quotidiano per osservare il fatto e il da farsi, mi sorge l’immagine della vera pianta, che non è solo radici, tronco, foglie fiori e frutti, ma è un immenso in continua metamorfosi che abbraccia come testa l’intero pianeta; quella pianta, con tutti gli esseri elementari incatenati al suo servizio, dal mio sguardo presagisce futuro, nuova speranza, nuovo sole. Non solo l’agricoltore ma ognuno realmente può contribuire a dare impulso alla giusta evoluzione della natura: col verace interesse, sinonimo di volontà cosciente.

Gratitudine per il regno minerale perché su di esso posso posare saldamente il piede, ma, consapevole del dolore per tutto ciò che sedimenta e indurisce e che si infligge con cemento ed asfalto, sarò attivo ovunque per sciogliere, frantumare, arare, sarchiare, anche in piccoli orti e giardini, perché ciò reca gioia alla Terra, libera, redime.

Gratitudine per l’Africa, perché senza le sue risorse minerarie (Nichel, Tungsteno, Molibdeno, Vanadio …) l’Europa non potrebbe disporre della sua potente tecnologia. Allora quando i suoi emigranti mi compaiono davanti mi deve pervadere il senso del debito nei loro confronti, l’immagine della miseria che hanno lasciato e il coraggio che li accompagna.

Ma la più sentita gratitudine va riversata agli agricoltori, sempre attivi per donarci vita, nonostante dimenticati da una società preda dell’egoismo, del potere, del denaro, e della perversa concorrenza che queste forze generano, in quanto non bilanciate da una vera e umana e solidale organizzazione sociale. Questa è una delle ragioni profonde dell’avvio dell’agricoltura biologica e biodinamica e dello sforzo convinto di tutti coloro che operano in questo sviluppo.

Solo con la forza della gratitudine l’uomo superiore può emergere in mezzo all’attuale imperante uomo egoista e stupido. Ma la gratitudine appartiene alla vita spirituale. Solo con la “coscienza materiale” lo sviluppo diventa un terribile retrocedere. Per avanzare è indispensabile svegliarsi all’impulso della Scuola di Michele, quell’Entità che s’è fatta carico di portare fra gli uomini il “pensiero cosmico”, la conoscenza del mondo spirituale, l’azione redentrice di quell’Entità che dall’evento del Golgota è resuscitata nei cuori di tutti gli uomini, su tutta la Terra, senza alcuna appartenenza a razza o popolo o religione. Da quell’evento unico e centrale dell’evoluzione dell’uomo, ogni manifestazione umana ha una correlazione con l’entità operante Cristo. Questo secondo me è il senso di quel recente intervento di Ibrahim Abouleisch, il fondatore della Comunità antroposofica in Egitto, che ha suscitato una dura reazione di qualcuno. A lui la mia gratitudine e questo accenno è la riconoscenza al suo grande impulso antroposofico portato in mezzo all’Islam; la stessa gratitudine che provo per la Comunità antroposofica che opera in Israele. Ad ogni passo nella conoscenza, compierne tre nella morale, cioè nell’agire sorretto dal cuore, che così trasmuta in virtù. Conoscenza, coraggio, virtù, a questa triade vivente triarticolata è chiamato l’uomo!

Gratitudine per tutti coloro, e sono tanti, che si dedicano, in imprese o associazioni di volontariato nelle più disparate situazioni, ad aiutare il prossimo, uomo, animali, vegetali, Natura, perché sentono intimamente che quella dedizione li riempie del più grande valore umano in divenire, l’amore; gratitudine che mi sprona ad essere intensamente partecipe di quel “popolo”.

Intimamente mi sorge una intuizione: la forza, la posizione privilegiata, i mezzi di cui dispongo mi sono stati donati in fiducia dagli altri affinché siano potenza di redenzione dei deboli, altrimenti mi dovranno essere tolti.

Gianni Catellani

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4 Risposte

  1. Meditazione sulla gratitudine

    Questa è una breve meditazione sulla gratitudine, sul mistero della gratitudine.

    Essere grati, sentirsi grati.

    La gratitudine che esprimiamo, la gratitudine che non esprimiamo ed altra gratitudine ancora, sepolta più in fondo, che non sappiamo nemmeno di avere.

    Siamo grati.

    Può darsi che abbiamo paura della gratitudine.
    Può darsi che ne abbiamo paura e non lo sappiamo.

    Paura che ci faccia sentire inferiori, paura che ci lasci alla mercé dell’altro.
    Paura.

    Quando cominciamo a capire che questa paura ci separa, che è una barriera crudele dentro di noi e tra noi e gli altri, allora cominciamo a lasciar andare, e la gratitudine può affiorare.

    Essere grati significa sentire di più.
    Significa scoprirsi esseri umani più completi.

    Che cos’è la gratitudine? Da dove parte? Com’è? Perché?
    Occasioni di gratitudine: persone, paesaggi, animali verso cui sentiamo gratitudine.

    È come una carezza.
    Praticando si diventa più grati.

    Forse chi è veramente maturo dentro di sé passa la vita a ringraziare invece che a chiedere: di lì la gioia, il privilegio della gratitudine, il privilegio di ringraziare.

    Nei momenti di sofferenza, la consapevolezza che li avvolge può assumere a volte un sapore di accettazione molto simile alla gratitudine.

    C’è qualcosa di forte e di dolce nel soffrire con gratitudine ed accettazione.
    C’è l’intuizione oscura di una vita più grande di quella che viviamo, dove anche la sofferenza ha un senso.

    La gratitudine per le piccole cose è una grande cosa.
    L’amicizia è fatta di gratitudine.

    “Improvvisamente”, ha detto un poeta, “mi sentii grato.
    Ma per chi e per che cosa, non so.”

    La gratitudine unisce.
    Sentirsi grati è come sentirsi a casa: perciò siamo così contenti. Allora la nostra vera casa, la nostra vera origine, non è altro che gratitudine.

    Che tutti noi si possa essere grati.
    Che tutti si possa percepire la gratitudine dentro di noi e quella che ci viene da fuori. Che tutto il mondo possa essere più grato.

    Che ondata di calma e di gioia, se soltanto la gratitudine generale aumentasse un poco!
    Quando pensiamo che le cose ci siano dovute, non possiamo essere grati.

    Quando abbiamo capito che nulla ci è dovuto, allora incominciamo ad essere fervidamente grati, allora ci coglie di sorpresa la gratitudine.

    Quando non diamo più le cose per scontate, ci ritroviamo in mano la gratitudine.

    Tratto da: L’età dell’Acquario di Isabella Bresci Editore.

  2. “Nel corso della giornata, non trovate niente di male nel
    manifestare scontento o irritazione per svariate ragioni, più o
    meno valide. Ma non sentite che con tutti quegli stati negativi
    è la vostra vita ad andarsene, mentre voi entrate in una
    corrente di morte? Sì, il primo grado della morte è lo
    scontento, perché, se non si prende nessuna precauzione, lo
    scontento si trasforma in tristezza e la tristezza in dolore.
    Quel dolore, che riguarda all’inizio solo il piano psichico,
    finisce per raggiungere il piano fisico; un giorno esso diventa
    malattia, e la malattia a poco a poco porta alla morte. Tra lo
    scontento e la morte le tappe evidentemente sono numerose, ma
    col tempo l’uno conduce inevitabilmente all’altra.
    La contentezza, al contrario, vi immette nella corrente della
    vita. Chi è contento si sente pieno di gratitudine verso il
    Cielo, e vive nella pace: quella pace gli dà la forza, la forza
    gli porta la pienezza, ed egli comincia a gustare la vita
    eterna. ”

    Omraam Mikhaël Aïvanhov

  3. Se sai esternare gratitudine
    non stai più tra il martello e l’incudine.
    Grazie, grazie, grazie, provati a dire:
    otterai bontà e gioia a non finire.
    Sii grato per il dono della vita,
    per la tua abbondanza ed ogni riuscita.
    Goditi tutto con riconoscenza,
    guarda l’universo con riverenza!

  4. Dopo aver letto alcuni libri di Masaru Emoto bevo quasi sempre acqua di rubinetto. Nella caraffa metto un foglio con le parole: Amore e Gratitudine … questo l’acqua memorizza ed è questa l’acqua che bevo.

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