Comunicazione Consapevole

– Principi di Comunicazione Ecologica

La Comunicazione Ecologica può essere applicata a tutti gli aspetti della vita umana: il rapporto di coppia, la famiglia, il lavoro, la scuola, l’amicizia, ma è particolarmente utile in tutte le situazioni che prevedono una dinamica di gruppo. Ecco alcuni dei principi basilari.

  • Evitare la monopolizzazione
  • Evitare di dominare il gruppo e offrire le proprie idee sostenendole con i fatti in modo succinto e chiaro. Esprimere se stessi, i propri bisogni e le proprie emozioni lasciando spazio anche all’espressione altrui.

Come: non dilungarsi nei dialoghi e nell’eventuale espressione non verbale – esprimere le proprie idee in modo succinto – usare una lavagna per schematizzare e illustrare i contenuti in modo più conciso ed essenziale – gestire e regolare gli interventi dei partecipanti troppo attivi e favorire la partecipazione dei meno attivi – proporre la creazione comune di regole atte a favorire una partecipazione omogenea di tutti i presenti.

  • Evitare il dogmatismo

Rispettare il territorio degli altri. Opinioni e idee diverse possono convivere una accanto all’altra invece di sovrapporsi

La gente preferisce ascoltare idee che siano possibilità su cui riflettere e non verità da mandar giù. L’imposizione delle proprie idee produce risentimento piuttosto che dialogo fruttuoso.

  • Usare formule propositive anziché direttive per non infantilizzare i partecipanti.

Come: non contraddire – proporre invece di imporre – parlare delle proprie esperienze invece di dire agli altri cosa devono fare – parlare per se stessi e non generalizzare (non dire “tutti noi sappiamo che…” ma dire “secondo me…”) – evitare toni dogmatici o autoritari – non reagire ai toni dogmatici

  • Evitare di dare giudizi pesanti
  • Essere consapevoli della complessità e della varietà delle situazioni e non costringere la realtà entro concetti dualistici (bianco o nero – buono o cattivo – vero o falso).
  • Cercare di vedere i vantaggi e gli svantaggi da ogni punto di vista evitando di cadere nella trappola del chi ha ragione e chi ha torto – valutare insieme eventuali vantaggi e svantaggi di una situazione o di un progetto.
  • Focalizzare l’attenzione sugli eventuali punti di accordo piuttosto che sulle differenze e sul disaccordo –

(non dire “hai torto…” ma dire “io ho un’opinione diversa…”, non dire “questa sarebbe una pessima scelta…” ma dire “per ogni scelta ci sono vantaggi e svantaggi … in questo caso io vedo più svantaggi che vantaggi”).

  • Permettere sempre a chiunque di salvare la faccia. Trasformare i giudizi pesanti che si ricevono in suggerimenti positivi
  • Non scivolare nelle implicazioni provocatorie e negative di giudizi pesanti che si possono ricevere – ignorare la provocazione oppure usarla come punto di partenza per ottenere più informazioni e per iniziare un dialogo migliore – chiedere l’alternativa positiva – chiedere chiarimenti.
  • Esprimere i propri bisogni personali evitando atteggiamenti moralistici

evitare la trappola di esprimere i propri bisogni personali facendo la morale ma esprimerli in modo chiaro diretto e rispettoso.

  • Evitare l’utilizzo del verbo “dovere” – (non dire “tu devi”, Il tu dovresti% “sarebbe tuo dovere” ma dire “mi piacerebbe che tu…”, “vorrei che tu…% “ho bisogno che tu…”)
  • Favorire relazioni di qualità e un dialogo efficace trai partecipanti
  • Favorire opportunità di incontro, condivisione e amicizia tra i partecipanti (etichette autoadesive con i nomi nei gruppi numerosi)
  • Verificare eventuali timori e favorire situazioni di fiducia e sostegno reciproco Permettersi l’espressione dei propri sentimenti e stimolare quella degli altri
  • Nel dialogo favorire l’utilizzo di esempi concreti anzi che di concetti astratti — Evitare di uscire dal tema e verificare che l’attività del gruppo prosegua nella direzione programmata — Ammorbidire situazioni di conflitto e atteggiamenti polemici — Evitare le situazioni dispersive regolando le attività e gli interventi.
  • Mettere in evidenza i suggerimenti positivi
  • Evidenziare le possibili potenzialità positive future piuttosto che eventuali situazioni negative del passato (non dire “non voglio più che tu faccia…” ma dire “vorrei che tu facessi più…”)
  • Rimanere positivi

Utilizzare l’apprezzamento e l’incoraggiamento piuttosto che la critica

tutte le informazioni che desideriamo dare per criticare o correggere un errore possono essere poste in termini di potenziale positivo (non dire “sei goffo” ma dire “stai attento”, non dire “non essere egoista” ma dire “puoi essere più generoso”, non dire “tu non rifletti mai prima di…” ma dire “puoi riflettere prima di…”)

Altri esempi di linguaggio negativo e positivo: non dire “non sai niente” ma dire “puoi imparare” — non dire “sei un incapace” ma dire “puoi migliorare le tue capacità” — non dire “devi tacere” ma dire “è importante ascoltare”

  • Evitare atteggiamenti ironici verso terzi… l’ironia può essere molto più interessante se rivolta a se stessi piuttosto che verso gli altri

E ancora…

  • Preferire un atteggiamento comprensivo ma non deresponsabilizzante (ti voglio sostenere, ma non voglio farlo al tuo posto).
  • Controllare la gestione del tempo in funzione degli obbiettivi dell’incontro e del numero dei partecipanti — verificare che tutti i presenti possano rispettare gli orari come da programma

Fare attenzione al livello energetico del gruppo ed alla capacità di attenzione.

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